Notizie Notizie Italia Emergenti Asia: “Anche il dollaro più forte non pregiudicherà la crescita nel secondo semestre”

Emergenti Asia: “Anche il dollaro più forte non pregiudicherà la crescita nel secondo semestre”

25 Maggio 2016 12:06
  
 
Nonostante le incertezze, secondo gli analisti le economie asiatiche Emergenti sono meglio posizionate nella seconda metà dell’anno rispetto ai primi mesi del 2016, quando gli operatori erano confluiti in massa sulle opportunità legate a un dollaro più forte. Secondo Christopher Chu, Fund Manager azionario Asia di Union Bancaire Privée (UBP), i tassi di interesse reali dell’area rimangono positivi, in particolare in Cina, India e nella maggior parte dei Paesi dell’ASEAN. E, dato il rialzo latente dei prezzi del petrolio a inizio 2016, i livelli di inflazione rimangono benigni in una regione che è importatrice netta di energia. “Inoltre – aggiunge Chu – ci sono miglioramenti evidenti nei termini di scambio, poiché le più grandi economie asiatiche Emergenti continuano a mostrare un avanzo delle partite correnti. E i produttori asiatici di materie prime, più esposti ai cicli economici globali, hanno visto una riduzione nel deficit delle partite correnti data la contrazione delle importazioni”. 
 
Il vantaggio dei tassi positivi
Il ragionamento di base è il seguente: i tassi di interesse reali positivi permettono alle Banche centrali di mantenere politiche monetarie accomodanti a sostegno della crescita. “In un’area economica con un surplus nelle partite correnti i risparmi superano i consumi – spiega Chu – così che la necessità di deprezzare la valuta in modo aggressivo non è essenziale per migliorare i termini di scambio“. Tali condizioni sono quindi importanti nell’attuale contesto di mercato, poiché il sentiment mette in dubbio sia la situazione sia la vulnerabilità che deriverebbero da un dollaro più forte. E’ vero che la crescita globale rimane al di sotto del trend ma, secondo il gestore, non si contrarrà certo per via di un dollaro più forte. “I tassi positivi e il surplus proteggono il valore degli asset locali, reso chiaro dall’apprezzamento delle valute asiatiche. E ciò è più evidente nei Paesi dell’ASEAN, dove le valute appartenenti alle nazioni più grandi dell’area si sono apprezzate tra il 3% e il 9% nei primi cinque mesi dell’anno“, aggiunge Chu.
 
Attesa per le riforme
L’apprezzamento della valuta garantisce un spazio di manovra per i policy maker, ma certo non è una panacea che può sostituire le riforme. I dati di aprile sulle riserve in valuta estera cinesi sono stati più alti rispetto a marzo, grazie a una rivalutazione dovuta a un dollaro più debole. “Ciò riflette il fatto che gli investitori continuano ad attendere misure che promuovano un’economia di mercato liberalizzata“, dice il gestore. Qualche passo è stato fatto, per esempio in India, dove è stata approvata una nuova legge sulla bancarotta, mentre Indonesia e Myanmar hanno intenzione di mettere mano alle lungaggini burocratiche che hanno finora scoraggiato gli investimenti. Infine, nelle Filippine l’ex sindaco di Davao Rodrigo Duterte, che ha fatto una campagna elettorale incentrata sulla retorica protezionista, ha recentemente discusso un aumento dei livelli di proprietà straniere per supportare politiche a favore delle crescita. Una promessa che, se implementata, dovrebbe garantire crescita nel medio periodo. E’ sufficiente tutto ciò per credere in una ripresa dell’area? “Se il dollaro dovesse rafforzarsi in seguito alle attese di un rialzo dei tassi da parte della Fed o di un’instabilità politica in Europa, i tassi reali positivi e l’avanzo delle partite correnti dovrebbero far crescere l’armatura economica dei Paesi Emergenti asiatici, vista la disponibilità in termini di liquidità e il reddito da risparmi“, è la conclusione di Chu.