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Draghi: QE ha evitato deflazione e darà spinta positiva dell’1,5% al Pil

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Mario Draghi difende a spada tratta l’efficacia del quantitative easing (QE) avviato nel marzo 2015 dalla Bce e che ha evitato la caduta in deflazione lo scorso anno. Il presidente della Bce ha rimarcato oggi nell’introduzione al rapporto annuale 2015 dell’istituto di Francoforte che il QE determinerà un aumento del PIL dell’area dell’euro di circa 1,5 punti percentuali nel periodo 2015-2018. Senza il piano di acquisto asset, ha sottolineato Draghi, l’inflazione sarebbe risultata negativa nel 2015 e sarebbe stata inferiore di oltre mezzo punto percentuale nel 2016 e di circa mezzo punto percentuale nel 2017.
“A fine anno abbiamo ricalibrato la nostra politica per fronteggiare nuovi effetti avversi derivanti dagli andamenti economici mondiali, che hanno spinto al ribasso le prospettive di inflazione – ha rimarcato Draghi – . Questi effetti avversi si sono intensificati agli inizi del 2016, rendendo necessario, da parte nostra, un orientamento ancora più espansivo della politica monetaria”. 
A marzo 2 il Consiglio direttivo ha deciso di ampliare il QE da 60 a 80 miliardi di euro mensili includendo per la prima volta titoli societari e riducendo ulteriormente il tasso sui depositi. “Con queste decisioni abbiamo ribadito che, anche dinanzi a forze disinflazionistiche su scala mondiale, la BCE non si piega a un livello di inflazione eccessivamente basso”, ha aggiunto Draghi.

2015 anno di ripresa con domanda interna motore della crescita 
Nell’introduzione al rapporto annuale 2015 dell’istituto di Francoforte, Draghi ha sottolineato che “il 2015 è stato un anno di ripresa per l’economia dell’area dell’euro – rimarca Draghi – . L’inflazione ha tuttavia continuato a seguire una traiettoria discendente. In questo contesto, un nodo centrale del 2015 è stato per l’area il rafforzamento della fiducia: fra i consumatori per promuovere la spesa; da parte delle imprese per riavviare le assunzioni e gli investimenti; a livello delle banche per incrementare i prestiti. Ciò è stato essenziale per alimentare la ripresa e contribuire a riportare l’inflazione verso il nostro obiettivo di tassi inferiori ma prossimi al 2%”. “Con l’avanzare dell’anno – prosegue Draghi – abbiamo di fatto assistito al consolidarsi della fiducia. La domanda interna ha sostituito quella esterna come motore della crescita sulla scia di un miglioramento del clima di fiducia dei consumatori. Nell’intera area dell’euro è ripartita la dinamica del credito. L’occupazione ha continuato ad aumentare e i timori di deflazione, che si erano diffusi nell’area agli inizi del 2015, sono stati interamente dissipati”.