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Draghi possibilista su governo, più di Moscovici? “Danni sono stati fatti, ma no rischio contagio”

Riguardo ai fondamentali dell’Eurozona e al futuro della politica monetaria della Bce, il banchiere centrale si è mostrato piuttosto ottimista: ragion per cui l’euro ha iniziato a salire, apprezzando le …

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Mario Draghi interrogato sulle dinamiche dell’inflazione, sulla crescita dell’Eurozona, sui rischi legati al protezionismo e ai mercati emergenti e, ovviamente, considerato il clima che si respira in Italia, anche su cosa pensa del governo M5S-Lega, del rischio Italia, della legge di bilancio che sta per essere varata, soprattutto dopo le dichiarazioni arrivate dal commissario Ue agli affari finanziari, Pierre Moscovici.

Moscovici ha praticamente detto che l’Italia rimane un problema per l’area euro: parole decisamente poco concilianti, in vista delle trattative sulla manovra economica che partiranno a breve tra l’esecutivo e Bruxelles.

Moscovici ha commentato anche il successo dei populisti in Europa, a meno di un anno dalle elezioni europee del 2019: “Oggi c’è un clima che assomiglia molto agli anni ’30. Certo, non dobbiamo esagerare, chiaramente non c’è Hitler, forse dei piccoli Mussolini...”.

I giornalisti hanno voluto così avere il punto di vista del banchiere centrale su quanto sta avvenendo a Roma, e tra Roma e l’Ue, e lo hanno tallonato con richieste di opinioni. Stavolta, il banchiere ha detto qualcosa, rassicurando i mercati ma, anche, facendo le opportune precisazioni su quanto è accaduto finora.

Una cosa è sicura, secondo Mario Draghi: alcune dichiarazioni che sono state rilasciate dagli esponenti del governo italiano “hanno fatto danni”. La prova è nel rialzo dello spread e dei tassi che, sebbene si sia smorzato nelle ultime settimane, c’è stato: e i tassi non sono certo cresciuti solo in via teorica, visto che sono aumentati, ha detto chiaro e tondo il banchiere centrale, sia per le aziende che per le famiglie.

Detto questo, Draghi ha anche ammesso che i toni sono decisamente cambiati, e che a questo punto bisogna aspettare i fatti. I presupposti per il numero uno della Bce sembrano comunque avallare fiducia, visto che tutti, ministro dell’economia Tria compreso, hanno rassicurato sul fatto che i vincoli di bilancio saranno rispettati, e che dunque il tetto sul deficit-Pil fissato da Bruxelles al 3% non sarà sforato. Ancora, Draghi non ha finora rilevato il rischio contagio dall’Italia.

Riguardo ai fondamentali dell’Eurozona e al futuro della politica monetaria della Bce, il numero uno della Bce si è mostrato piuttosto ottimista: ragion per cui l’euro ha iniziato a salire, apprezzando  soprattutto le dichiarazioni relative all’inflazione. Finalmente, infatti, Draghi ha affermato che “l’incertezza sull’outlook dell’inflazione sta diminuendo”, che “le pressioni sui costi domestici si stanno rafforzando e ampliando” e che a questo punto la Bce prevede “una inflazione core che sarà più forte in modo significativo”.

Il risultato è che il rapporto euro-dollaro è balzato dello 0,5%, al record intraday di $1,1688, superando anche la media mobile degli ultimi 100 giorni, senza riuscire però a battere la resistenza tecnica di $1,1690.

Draghi non ha certo snobbato, tuttavia, i rischi che incombono sull’economia, alcuni dei quali, ha detto, sono anche cresciuti, come quelli legati al protezionismo e alla volatilità dei mercati emergenti.

Non per niente, le stime sul Pil del 2019 sono state tagliate, anche se di poco.

Nella settimana del decimo anniversario del crac di Lehman Brothers, il banchiere ha lodato inoltre il lavoro delle istituzioni, sottolineando che le banche sono ora più solide, ma ha anche lanciato un avvertimento, affermando che no, non si può essere ancora tranquilli.

Sul tapering del Quantitative easing, la sua fine è stata confermata, ma il programma è stato definito dallo stesso Draghi un programma aperto, il che significa che, in ogni caso, la politica monetaria rimarrà accomodante.

Sul fronte dei tassi di interesse, è stato ribadito che il loro livello rimarrà a quello attuale almeno fino all’estate del 2019 e, in ogni caso, finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine.

Così ha commentato la giornata di oggi, il Super Thursday delle banche centrali, Garland Hansmann, Portfolio Manager di Investec Asset Management

“Oggi la Banca d’Inghilterra, la Banca Centrale Europea e la Banca Centrale della Turchia hanno annunciato le loro decisioni sui tassi di interesse principali. Mentre la situazione della Banca d’Inghilterra e della BCE era più sfumata, la decisione della Banca Centrale turca era fonte di potenziale preoccupazione, dati i possibili esiti. Guardando alla Turchia, i mercati erano preoccupati che la Banca Centrale avrebbe aumentato i tassi di poco o nulla. Ma nonostante i commenti del presidente Erdogan poche ore prima, la banca centrale ha votato per aumentare i tassi di interesse di tre punti percentuali dal 21% al 24%. È probabile che il mercato consideri questo passo un segnale abbastanza forte da per contrastare la crisi”.

“Situazione diversa per la Bank of England, dove nessun analista o economista si aspettava un aumento dei tassi di interesse, e ciò non avrà conseguenze sui mercati. Ma dal nostro punto di vista, proprio perché le apparenze sono calme in superficie, ciò non riflette necessariamente una mancanza di movimento nelle profondità. La Banca d’Inghilterra osserva che l’attuale politica dei tassi d’interesse si basa su un’ipotesi economica che presuppone un adeguamento relativamente moderato dell’economia dopo la Brexit; a nostro avviso, potrebbe non essere necessariamente così. Pertanto, non ci aspetteremmo automaticamente di vedere un rialzo dei tassi da parte della Bank of England nel prossimo futuro, anche se sembra che il mercato stia valutando la possibilità di un rialzo dei tassi prima dell’arrivo della Brexit”.

“Anche la decisione della BCE – si legge ancora nel commento dell’esperto – come quella della Bank of England, era già ampiamente annunciata. Il mercato non si aspettava cambiamenti e quindi non c’è stata alcuna reazione. L’unica incertezza rimaneva sulla conferma della conclusione del programma di acquisto di titoli, dato che la BCE aveva lasciato l’opzione in qualche modo aperta. A partire da settembre, il programma di acquisto sarà ridotto a 15 miliardi di euro. Analogamente alla Banca d’Inghilterra, il mercato non prevede un rialzo dei tassi nel prossimo futuro. La nostra opinione è che il mercato sia forse un po’ troppo ottimistico e sta già ipotizzando che si possano verificare momenti di tensione in relazione all’euro, ai mercati emergenti o ad una potenziale guerra commerciale; se ciò non accadesse, tuttavia, la BCE potrebbe dover aumentare i tassi di interesse più rapidamente di quanto il mercato stia valutando oggi”.