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Descalzi a tutto campo: Eni non sarà preda M&A, dividendo può salire

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Eni è diventata la compagnia più efficiente tra le grandi con riserve proprie che sono state scoperte e non comprate, con costi per i nuovi barili molto bassi, a meno di un dollaro, contro una media del settore di circa sei dollari. A parlare è Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni da cinque anni nel corso di una lunga intervista a Il Sole 24 Ore. Un’intervista che è l’occasione per fare il punto sul presente e il futuro dell’azienda e che, secondo Akros, conferma la strategia 2019 presentata dall’azienda.

Il presente tra debito in calo e ipotesi M&A

In merito al presente, Descalzi fa un bilancio della sua attività in Eni sottolineando come sia “stato un lungo periodo di prezzi del petrolio bassi, ma ne siamo usciti bene puntando sull’efficienza”. “I risultati sono importanti” dice l’AD e fornisce qualche numero. “A fine 2018, il debito è diminuito del 45 per cento, la capacità produttiva è aumentata del 17 per cento, le concessioni esplorative sono cresciute del 37 per cento, il punto di pareggio della raffinazione è sceso del 50 per cento. Per quanto riguarda la finanza, il flusso di cassa netto è aumentato del 123 per cento raggiungendo 6,5 miliardi, analogo a quello del 2006, in cui però l’Eni era ben diversa, potendo contare su Snam, Saipem e su una raffinazione che in quel periodo aveva un contesto favorevole”. In merito a possibili M&A, Descalzi sottolinea che “più che una grande preda siamo una grande società con tanta tecnologia, poco debito, tante riserve di petrolio e gas, patrimonio di competenze uniche al mondo. E abbiamo dimostrato attraverso le nostre capacità tecnologiche e competenze umane di riuscire ad espanderci velocemente in diverse parti del mondo”. E sulle possibilità che la francese Total che da anni punta ad Enel, Descalzi specifica: “Non so se Total o altre compagnie sono interessate all’Eni. Di sicuro, senza il via libera del governo italiano, nessuno potrà toccarci”.

Il futuro tra energie rinnovabili al petrolio di domani

In merito al futuro, Descalzi precisa i programmi per i prossimi tre anni che si basano sull’accelerazione delle sviluppo delle nuove attività, dalla diversificazione nelle energie rinnovabili all’economia circolare per chimica e raffinazione. “Come Eni abbiamo avviato i processi per cambiare il mix energetico, per esempio sostituendo il gas con l’energia solare, che per noi è perfetta, in quanto gran parte delle attività sono in zone calde, dall’Africa all’Asia fino al Sud America” continua Descalzi. “Tutte iniziative che finanziamo con capitali propri, senza sussidi pubblici, e sviluppando tecnologie innovative” precisa, sottolineando come tutte le attività nascono in Italia, “hub tecnologico” di Eni, con sette centri di ricerca, 1500 ricercatori, 3 miliardi d’investimenti e una rete di rapporti con 70 enti di ricerca e università. “ Nei prossimi tre anni continueremo investendo un altro miliardo nella ricerca e altri 3 miliardi nelle realizzazioni”.
A fine luglio la società è riuscita a portare il debito sotto gli 8 miliardi, e precisa Descalzi, Eni non vuole superare il 20 per cento nel rapporto tra debito e capitalizzazione. “Oggi siamo al 14 per cento circa. In passato era il 30 per cento”. Inoltre sulle possibilità di un rialzo del dividendo, l’AD precisa che le scelte sono in funzione di ricavi e debito, rinviando la discussione in primavera. Parlando di futuro, Descalzi conferma l’impegno dell’azienda la “green economy”, come precisano da Akros, sostenendo che il petrolio di domani sono i rifiuti. “L’incremento demografico e il miglioramento degli standard di vita porteranno all’aumento esponenziale dei rifiuti. Sarà indispensabile, di conseguenza, smaltirli in modo pulito e utile”.