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Del Vecchio continua scalata in Mediobanca, sale al 19% vicino ‘soglia Bce’. Generali la vera preda, ma attenti a mosse su UniCredit

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Il patron di Luxottica Leonardo Del Vecchio sale con la ua holding lussemburghese Delfin al 19% di Mediobanca, raddoppiando praticamente la sua quota in Piazzetta Cuccia nel giro di un anno: alla metà di giugno, Del Vecchio ha rastrellato altri 31 milioni di titoli, per una partecipazione pari al 3,5% del capitale, e aggiungendo il tutto alla partecipazione che già deteneva.
Del Vecchio continua a puntare su Mediobanca, ma c'è chi dice: attenti a mosse UniCreditCosì il Sole 24 Ore:

“L’acquisto è avvenuto tramite un contratto derivato, con scadenza 8 luglio 2024, denominato “Initial share forward transaction and collar share forward transaction”, avente come sottostante appunto 31 milioni di azioni ordinarie Mediobanca. Parrebbe uno schema di operazione, utilizzato per costruire posizioni azionarie, con l’utilizzo di opzioni put (a vendere) e opzioni call (a comprare), entro una determinata forchetta di prezzo. In questo caso il prezzo medio per azione è di 9,9214 euro, ma alla scadenza – l’8 luglio 2024 – se il prezzo di mercato sarà inferiore al ‘corridoio’ di prezzo definito Delfin avrà diritto di vendere le azioni e ricomprarsele al prezzo di mercato inferiore, viceversa, se le quotazioni di mercato saranno più elevate, dovrà aggiungere la differenza in contanti per tenersi le azioni. Il derivato dovrebbe essere stato costruito con l’aiuto di Natixis, in ogni caso la titolarità delle azioni, con connessi diritti economici e di voto, è di Delfin”.
Del Vecchio è praticamente a un passo, ormai, da quella dalla soglia del 19,9% autorizzata dalla Bce.
E il Sole fa notare che “nulla vieta che Del Vecchio possa chiedere un’ulteriore autorizzazione all’Autorità di vigilanza per salire ulteriormente oltre la soglia del 20% (al 30% scatterebbe l’Opa), ma al momento non ci sono indicazioni in tal senso”.

Del Vecchio anti nozze UCG-Mps: prossima mossa su UniCredit?

Il patron di Luxottica ha fatto parlare di sé negli ultimi mesi non solo per la scalata su Mediobanca, ma anche per aver messo si bastoni tra le ruote –  secondo alcune indiscrezioni – alla prospettiva di un matrimonio tra UniCredit e Mps: dossier tuttora impantanato, su cui permane il silenzio del governo Draghi.
Del Vecchio – che con la sua Delfin detiene il di UniCredit – sarebbe stato anche tra i sostenitori più accesi di Andrea Orcel alla carica di amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti, che ha poi di fatto assunto.
Occhio inoltre all’articolo dello scorso 14 giugno 2021 de Il Foglio, “Il Grande Del Vecchio”, scritto da Giuseppe De Filippi. Articolo in cui De Filippi ha lanciato un messaggio ben preciso:
Tenete d’occhio UniCredit, dove (Del Vecchio) ha favorito l’arrivo di Andrea Orcel, mentre sulla questione del MontePaschi, dal quale voleva che si stesse lontani, è stato accontentato. Dopo l’estate appuntamento con le Generali (in questi mesi ci sarà qualche altra mossa, cioè qualche altro passettino per rafforzare la sua presenza nel capitale della società di assicurazioni), mentre la sua società cassaforte, la Delfin, ha già l’autorizzazione della Bce a salire al 19,9 per cento del capitale di Mediobanca e non sembra sprecare alcuna occasione per farlo. In tanti lo cercano, lui mai buon salottiero, per fargli dare una mano a puntellare la proprietà del Corriere della Sera, quello che fu il cuore delle partecipazioni imperdibili prima per il salotto buono, poi per gli amici di Mediobanca e per gli altri gruppi bancari interessati alle vaste operazioni sul paese. Ma, per dire, ai tempi di Cuccia Mediobanca ordinava di fare certe operazioni. Tutta roba che non c’è più e, comunque, in ciò che è rimasto Del Vecchio è uno che gli ordini potrebbe darli e non riceverli, e non vuole fare né l’una né l’altra cosa”
Sul legame Del Vecchio-Orcel il Corriere della Sera aveva scritto che Andrea Orcel godeva del sostegno dei “soci italiani come Leonardo Del Vecchio e le fondazioni Cariverona e Crt che frenano sull’ipotesi Mps” e che “vedrebbero bene un investment banker” alla guida della banca.
La Stampa oggi ricorda quella che è la vera preda ambita dell’imprenditore italiano, parlando di “strategia finale”:
“quello di essere il principale socio dell’istituto primo azionista delle Generali, dove si sta avviando la discussione sui futuri assetti di vertice. E dove lo stesso Del Vecchio, molto attento a che il Leone persegua importanti strategie di sviluppo, è terzo socio col 4,82%“, dietro all’azionista Francesco Gaetano Caltagirone che ha il 5,6% in Generali e che ha acquistato una quota dell’1,01% di Mediobanca lo scorso 23 febbraio.
Reuters aveva riportato come alcune fonti vicine al dossier avessero interpretato la mossa di Caltagirone con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la presa su Generali, proprio dietro Mediobanca che ha il 12,9%. Qualche giorno dopo Mf scriveva – erano gli inizi di marzo – come Mister Luxottica stesse seguendo con attenzione l’andamento del titolo UniCredit. La ragione? “In vista della nomina di un ceo di razza come Andrea Orcel rafforzarsi nel capitale della banca (di cui Delfin ha già il 2%)” avrebbe potuto “rivelarsi una scelta lungimirante”.