Dazi sull’oro? Il dietrofront di Trump riaccende i prezzi
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I repentini e numerosi cambi di direzione da parte del presidente Donald Trump hanno tenuto banco nel corso del 2025. L’ultimo riguarda l’oro, con le quotazioni che hanno ripreso a correre proprio dopo la rertomarcia di Trump che non intende più imporre dazi sui lingotti da 1 kg. Un provvedimento che avrebbe colpito soprattutto la Svizzera, ma anche Hong Kong e Londra.
Un dietrofront che ha riportato gli acquisti verso il bene rifugio per eccellenza che ha recuperato questa settimana i recenti cali.
Il dietrofront di Trump sull’oro
Il mercato dell’oro, un bene rifugio apprezzato sia dai piccoli investitori che dai fondi sovrani, è finito nel caos dopo che la US Customs and Border Protection ha dichiarato che i lingotti in formato da 1 kg e 100 once non sarebbero stati esenti da dazi. Soprattutto la Svizzera, che domina il mercato dei lingotti, con 36 miliardi di dollari di esportazioni che rappresentano oltre due terzi del surplus commerciale del Paese con gli Stati Uniti nel primo trimestre, secondo i dati doganali svizzeri. Ricordiamo che il Paese elvetico è stato colpito da dazi del 39% su tutte le importazioni dal paese, dagli orologi di lusso al cioccolato, fino al formaggio e molto altro.
Ma il tutto resta ancora avvolto nel mistero: l’annuncio di Trump è infatti arrivato via Truth, il social che molto spesso utilizza per esternare le sue opinioni. Nei prossimi giorni è probabile quindi che verranno inseriti i lingotti d’oro nell’elenco delle esenzioni, senza estenderlo però a tutti i prodotti in oro. Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che l’amministrazione “emanerà un ordine esecutivo nel prossimo futuro per chiarire la disinformazione sui dazi sui lingotti d’oro e altri prodotti speciali”, secondo AFP.
Ma non c’è ancora la dichiarazione ufficiale
Poiché non è ancora chiaro quale norma si applichi alle importazioni di lingotti d’oro – quella citata dal funzionario doganale o quella successivamente annunciata da Trump – anche le associazioni di categoria chiedono chiarezza.
Christoph Wild, presidente dell’Associazione Svizzera dei Produttori e Commercianti di Metalli Preziosi (ASFCMP), ha dichiarato in un comunicato stampa che “la dichiarazione del presidente Trump è un segnale incoraggiante per la stabilità commerciale. Tuttavia, solo una decisione formale e vincolante fornirà la certezza di cui il settore aurifero e i suoi partner hanno bisogno”.
Del resto, il metallo prezioso non può essere trattato come qualsiasi altra merce: considerato da sempre un bene rifugio e una riserva di valore, l’introduzione di dazi stravolgerebbe molti equilibri. Non solo per i cittadini ma anche per interi Stati.
Quanto può valere l’oro
Tra dazi, inflazione e tensioni geopolitiche, l’oro ha già raggiunto livelli record quest’anno. Nel 2025 le quotazioni del metallo sono cresciute del 27% toccando un massimo di 3.500 dollari l’oncia e, seppur un leggero calo, le previsioni future lo mettono a prezzi sempre più alti. Secondo il World Gold Council, l’oro fisico esistente al mondo si aggira intorno a 197.576 tonnellate includendo l’oro estratto e quello depositato. Si stima che il 31% della produzione annuale di oro sia destinato agli investimenti, il 12% all’industria (soprattutto tecnologia) e il 57% alla gioielleria.
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A contribuire alla crescita dell’oro ci sono anche le banche centrali: a luglio 2025 era stato calcolato come il 44% di queste gestiscono attivamente l’oro e questo è, nell’ultimo decennio, un dato record e il più alto mai registrato.
E secondo le ultime previsioni di WisdomTree, seguendo tre scenari legati all’inflazione, l’oro potrebbe arrivare anche a 5.500 dollari l’oncia nel 2030 e 19mila nel 2050.