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Da Conte contentino a Renzi su Recovery Plan e/o Mes? Governo Draghi e ritorno al voto poco probabili, ecco perchè

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Mentre il giorno del giudizio per il governo Conte si avvicina, gli analisti di Barclays si uniscono alla schiera degli opinionisti, politici ed esperti, interrogandosi su quale sarà il destino dell’esecutivo e dell’Italia intera.4

Giuseppe Conte: Matteo Renzi (Italia Viva) staccherà davvero la spina al suo governo?
Foto Roberto Monaldo / LaPresse
30-12-2020 Roma
Politica
Villa Madama – Conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte
Nella foto Giuseppe Conte
Photo Roberto Monaldo / LaPresse
30-12-2020 Rome (Italy)
Villa Madama – Year-end press conference by the Prime Minister Giuseppe Conte
In the pic Giuseppe Conte

“Appena pochi giorni dopo l’inizio dell’anno l’Italia si ritrova, di nuovo, sull’orlo di una crisi politica, con le tensioni tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Matteo Renzi, ex PM e leader del partito Italia Viva (IV), sulla bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), piano su come utilizzare i 209 miliardi di euro messi a disposizione dell’Italia dall’Ue con il Next Generation EU (NGEU, ovvero Recovery Fund). Così inizia la nota “Italian Politics: New year, old habits”, ovvero “Politica italiana: Anno nuovo, vecchie abitudini”, firmato da Barclays.
C’è da dire che per ora, a parte qualche scossa, lo spread BTP-Bund a 10 anni rimane fermo attorno a 112 punti base, a fronte di tassi decennali allo 0,55%. Tra l’altro, molto bene è andato il collocamento del Btp a 15 anni da 10 miliardi, accolto con ordini che hanno superato i 105 miliardi di euro, dieci volte l’offerta e il doppio rispetto ai 50 miliardi relativi all’asta dei Btp a 15 anni di febbraio 2020, da 9 miliardi.
“Sebbene l’imprevedibilità sia un elemento caratterizzante della politica italiana – si legge nell’analisi di Barclays – riteniamo che il percorso più probabile per la risoluzione del conflitto preveda una combinazione di: 1) larghe concessioni alle richieste di Italia Viva sul Piano di ripresa e resilienza, magari riprendendo e ampliando il dibattito sull’utilizzo delle risorse del Mes; 2) un rimpasto di governo limitato, che affidi a Italia Viva un ruolo più prominente, come nella gestione delle risorse del Next Generation EU”.
“Una crisi di governo conclamata, o il ricorso alle elezioni anticipate, sono scenari meno probabili in questo momento, a nostro avviso, dal momento che persistono forti incentivi per i partiti di maggioranza dell’esecutivo, a rimanere al potere”, scrive Barclays, secondo cui “la gestione dei 209 miliardi di euro di fondi derivanti dall’NGEU e le elezioni del prossimo presidente della Repubblica nel 2022 potrebbero dimostrarsi incentivi sufficienti, per Italia Viva, per puntare ad aumentare il suo peso nella coalizione di governo, piuttosto che farlo cadere“.
Gli stessi fattori “potrebbero motivare gli altri partner della coalizione (M5S e PD) ad avere un atteggiamento accomodante con Italia Viva ed evitare così l’incidente (delle elezioni)”. In più, gli attuali sondaggi sono negativi sia per il M5S che per Italia Viva, con consensi pari rispettivamente al 14% e al 3% secondo Politico (dati 6 gennaio), il che significa che le elezioni riserverebbero pesanti perdite per entrambi i partiti”.
“Anche nel caso di una crisi di governo formale, le elezioni anticipate potrebbero dunque non essere l’esito più probabile, mentre è probabile un nuovo governo formato dalla stessa coalizione, che dunque preservi lo status quo“, sottolineano gli analisti.
Nelle ultime ore si sono rincorsi diversi rumor su un governo Draghi , mentre è emerso anche un movimento spontaneo dei cittadini per Draghi Presidente. Detto questo, molti – tra cui l’ex premier Romano Prodi – ritengono che sia improbabile che l’ex presidente della Bce deciderà di prendere le redini dell’Italia. Nelle ultime ore ha detto la sua in un’intervista al Giornale il politico e imprenditore Piero Bassetti, ex presidente della Regione Lombardia, deputato al Parlamento dal 1976 al 1982, successivamente Presidente della Camera di Commercio di Milano, presidente, anche, di Assoconsulenza.
“Non ho dubbi che Draghi non accetterà mai di andare al governo. Se arriva Draghi, arriva a fare il commissario. I romani, che ci sapevano fare, in caso di guerra nominavano un dittatore, con poteri che però sapevano bene tutti che scadevano alla fine della guerra. Il giorno che mi dicessero che ha accettato di andare al governo, gli direi: sei diventato scemo?”.
Della possibilità che Mario Draghi guidi un governo di unità nazionale parla anche l’analisi di Barclays:
“Negli ultimi mesi, Mario Draghi è stato il candidato (a prendere il posto di Giuseppe Conte) più desiderato da numerosi politici, che lo hanno visto indossare le vesti di leader di un governo di larghe intese, e le ultime indiscrezioni stampa – riferimento agli articoli de Il Sole 24 Ore e del Corriere della Sera di ieri, 6 gennaio – hanno indicato anche la costituzionalista e giurista Marta Cartabia come nome tra i potenziali nuovi leader da considerare in uno scenario del genere. Una tale decisione – ricordano gli esperti – renderebbe necessario il sostegno dell’intero spettro politico. Sebbene sia più probabile di quella delle elezioni anticipate, questa opzione potrebbe essere ampiamente osteggiata all’interno dei diversi partiti e al di fuori della coalizione di governo”.
Sulle elezioni anticipate, invece:
“Considerando il contesto storico senza precedenti (caratterizzato dalla pandemia del coronavirus COVID-19), con gli elettori che correrebbero il rischio di essere infettati, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiamerebbe gli italiani al voto solo in ultima istanza. In più, i partiti che fanno parte della coalizione hanno molto da rischiare: le elezioni anticipate sarebbero particolarmente sfidanti per Italia Viva, che dai sondaggi risulta avere un sostegno di appena il 3%; ancora, sono due anni che i partiti attuali di coalizione fanno peggio (nei sondaggi) di quelli dell’opposizione (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega). Di coneguenza, gli incentivi a preservare l’attuale struttura di governo sono elevati: non solo i partiti dovrebbero fare i conti con il rischio di avere un numero inferiore di seggi in parlamento ma, anche, potrebbero perdere il controllo della gestione dei fondi del Next Generation EU. Le possibilità di un ritorno al voto si stanno chiudendo lentamente anche in vista del semestre bianco (rappresentato dagli ultimi sei mesi del mandato del presidente della Repubblica), che inizierà ad agosto, in cui le Camere non possono essere sciolte e nuove elezioni non possono essere indette”.