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CreVal: cresce il muro anti-Opa Credit Agricole. No da hedge fund che detengono più del 20%. ‘Fair value molto più alto’

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Creval, ergo Credito Valtellinese, ovvero la banca preda dell’Opa di Credit Agricole Italia, vale di più di quanto offerto. Ne è convinto un numero crescente di soci, che hanno deciso di dire no all’offerta pubblica di acquisto volontaria. In tutto, i soci detengono una partecipazione superiore al 20% della banca.

Si allarga la fronda dei no-Opa Credit Agricole Italia in Credito Valtellinese: il prezzo non è giusto, rimarcano gli hedge fund
KIEV, UKRAINE – 2021/03/03: A commuter walks past a Credit Agricole logo over a bank office in downtown. (Photo by Pavlo Gonchar/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

I nomi degli azionisti sono quelli del mondo degli hedge fund: oltre al no di Alta Global, Petrus Advisers e Hosking Partners si è aggiunta nelle ultime ore anche l’opposizione della londinese Melqart Asset Management, che detiene una quota del capitale di CreVal pari al 4,8% (gli altri tre fondi speculativi detengono il 15% circa dell’istituto). 
“Rifiutare con forza l’offerta e trovare alternative strategiche che possano valorizzare meglio la banca”, ha tuonato l’hedge fund, stando a quanto dichiarato dal fondatore e direttore degli investimenti Michel Massoud.
L’opa francese della Banque Verte farà flop? Si chiede così qualcuno. All’inizio di marzo Alta Global aveva chiarito la sua posizione indicando anche quello che, a suo avviso, sarebbe stato il range di prezzo giusto.

Sempre in quei giorni Hosking Partners aveva spiegato la sua decisione di non aderire all’Opa affermando che l’offerta era “molto più bassa” rispetto al fair value di CreVal. “Il mercato sta dicendo che il fair value di Creval è molto più alto di quanto Agricole stia offrendo”, aveva detto Django Davidson, socio fondatore del fondo, in un commento che era stato pubblicato sul quotidiano La Repubblica. Già nel mese di dicembre Hosking Partners, che detiene una quota del 4,7% in CreVal, aveva inviato una lettera all’amministratore delegato e al board della banca lombarda dicendosi pronto a sostenerli in una battaglia per ottenere un prezzo più alto.
Nessun ripensamento però da parte del ceo di Credit Agricole Italia, Giampiero Maioli, che ha ribadito fino a qualche settimana fa che il prezzo di acquisto è giusto.

La Repubblica ricorda oggi he “nei prossimi giorni (forse durante il fine settimana) anche il cda della banca dovrà esprimersi formalmente sull’Opa. Che, secondo il Crédit Agricole, porterà a sinergie da fusione per circa 86 milioni a fronte di costi di integrazione e ristrutturazione pari a ‘non meno di 345 milioni'”.
Dal canto suo, fa notare La Stampa, Credit Agricole può contare già su una partecipazione del 17,7% e ha l’autorizzazione a salire fino al 20%, fattore che la rende di fatto già il primo azionista.
“Anche se l’opa fallisse, forte del suo accordo di bancassicurazione con Creval e del 20% che già controlla, sarebbe comunque l’azionista di riferimento”.
Credit Agricole Italia può contare, inoltre, anche sull’incitamento al risiko delle banche arrivato direttamente dalla Bce. Sempre che la fronta no-Opa non cresca fino a diventare insostenibile.
Da segnalare che l’Opa partirà ufficialmente il prossimo 30 marzo, dopo l’ok della Consob, per terminare il 21 aprile (estremi inclusi), con data di pagamento il prossimo 26 aprile, salvo proroghe. In una nota Crédit Agricole Italia ha ricordato che, per ciascuna azione del CreVal portata in adesione all’offerta, l’offerente mette sul piatto un corrispettivo unitario di 10,5 euro.