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Crescita Italia un miraggio? Confindustria boccia governo: rischio recessione 2019. E servono 32 mld anti-Iva e deficit

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Giornata da dimenticare per l’Italia, la cui crescita rimane sempre più un miraggio: è quanto emerge dagli Scenari economici del Centro Studi di Confindustria, CSC, che presentano un quadro della situazione in cui versa l’economia italiana, a dir poco allarmente. Questo, dopo le indiscrezioni stampa secondo cui il governo M5S-Lega si appresta a sforbiciare pesantemente l’outlook relativo alla crescita del Pil dal +1% precedentemente atteso ad appena lo 0,1%.

Il CSC lancia l’allarme recessione in un momento in cui l’Italia è già, formalmente, in recessione tecnica. In queste condizioni il debito viene stimato in rialzo, e non manca neanche un alert sul deficit.

Forte il downgrade sull’outlook della crescita del Pil italiano, rivisto al ribasso da +0,9% precedente a crescita zero nel 2019. In più c’è, per l’appunto, l’allarme recessione, che si spiega con l’indebolimento della domanda interna.

“Nel 2019 la domanda interna risulterà praticamente ferma e una recessione potrà essere evitata solo grazie all’espansione, non brillante, della domanda estera”. Questo “a meno che non si realizzi l’auspicato cambio di passo nella politica economica nazionale”.

Il CSC non esclude il rischio che, alla fine, il governo sia costretto a varare una manovra correttiva, e fa anche qualche conto, concludendo che, al fine di evitare l’aumento dell’Iva nel 2020 e fare la correzione del bilancio servono 32 miliardi di euro.

“Se si volessero annullare gli aumenti Iva e fare la correzione richiesta del bilancio strutturale, servirebbero 32 miliardi di euro. Senza risorse per la crescita”. Di fatto, per il 2020 “la preoccupazione maggiore- è la finanza pubblica”. A legislazione vigente, il primo gennaio 2020, ci sarà l’aumento di circa 3 punti delle aliquote Iva ordinaria e ridotta.

L’attività economica sarà penalizzata, con un effetto negativo sulla crescita di 0,3 punti percentuali, anche se il deficit/Pil migliorerà di 0,9 punti per rimanere al 2,6%. “Questo non basterà per realizzare la correzione strutturale del bilancio richiesta dalle regole europee e servirebbe comunque una manovra correttiva”, si legge negli Scenari economici del Centro Studi.

La bocciatura delle politiche economiche del governo, da parte degli economisti, è totale. Gli esperti lanciano anche un allarme sulla scelta che il governo sarà costretto a fare.

D’altronde il governo M5S-Lega “ha sostanzialmente ipotecato i conti pubblici con l’ultima legge di Bilancio e non ci sono opzioni né facili, né indolori: la scelta sarà tra aumentare l’Iva o far salire il deficit pubblico” facendolo schizzare addirittura al 3,5%.

Il CSC prevede di fatto un indebitamento netto al 2,6 per cento del Pil nel 2019 (dal 2,1 nel 2018) e nel 2020, sotto l’ipotesi di una completa applicazione delle clausole di salvaguardia. Il saldo primario scende all’1,2 per cento del Pil quest’anno (dall’1,6 nel 2018) e il prossimo.

Una chiara esortazione arriva anche dal numero uno di Confindustria, Vincenzo Boccia, che commenta i dati del CSC senza indorare la pillola:

“Il rallentamento dell’economia è maggiore di quello che immaginavamo e questo ci obbliga a reagire e a trovare soluzioni”. Per Boccia la priorità è “riportare l’attenzione al lavoro e all’occupazione, consapevoli di cosa sta vivendo il tessuto produttivo italiano”.

Tre gli assi prioritari: “infrastrutture, credito e crescita, intesa come riattivazione degli investimenti privati”.

Il numero uno di Confindustria continua, affermando che “un’operazione shock reattiva, con risorse già stanziate, sarebbe un bel messaggio”. In ogni caso, la “sfida che il sistema industriale lancia alla politica e al governo” è chiara: “è arrivato il momento di diventare un gigante politico, oltre ad essere gigante economico essendo noi la seconda manifattura d’Europa”.

Tornando agli Scenari economici stilati dal CSC, si nota come gli economisti abbiano aspettative davvero molto basse sulla spinta che l’economia riceverà dalle due misure pilastro del contratto di governo M5S-Lega, ovvero dal reddito di cittadinanza e da Quota 100.

La spinta alla crescita attesa dalle due misure viene considerata esigua. Proprio esigui non sono stati invece i danni, visto che, nel leggere gli Scenari economici del CSC, emerge che entrambi i provvedimenti, tra i pilastri portanti del contratto di governo, “a causa dell’ampio impatto atteso sui conti pubblici hanno contribuito al determinarsi di due fattori sfavorevoli: rialzo dei rendimenti sovrani e cambio di tendenza della fiducia delle imprese”.

 

In tutto questo, anche il ministro Giovanni Tria, dopo tanto ottimismo, sembra riconoscere la gravità della situazione. Fermo restando – così come riporta Bloomberg – che in questo momento non possiamo inasprire la nostra politica di Bilancio, perché stiamo attraversando questa recessione e rallentamento”, il ministto, intervenendo in un panel del Boao Forum ad Haikou, Cina, ammette che è necessario “rafforzare il tasso di crescita e portarci su un percorso di riduzione del rapporto debito-Pil”.

Il titolare del Tesoro ammette anche il rischio che dalla crisi economica mondiale si scateni una crisi finanziaria, e non l’opposto, come è avvenuto nel 2008:

“Tutti temono luna crisi finanziaria che possa provocare una crisi economica globale per una sorta di riflesso condizionato dalla grande crisi del 2008. La mia paura, invece, è opposta. Temo che dal rallentamento dell’economia, soprattutto se dovesse accentuarsi, possa nascere una crisi finanziaria globale”.