1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Carlo Cottarelli: ‘se succede questo non ci salva nessuno da rischio spread a 600’

Il numero uno dell’Osservatorio dei conti pubblici: “”Spero che il ministro dell’Economia si opponga non soltanto allo sforamento del 3%. In realtà, ci vorrebbe una riduzione del deficit strutturale, che …

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Carlo Cottarelli,  numero uno dell’Osservatorio dei Conti pubblici ed ex commissario alla spending review, torna ad avvertire il governo M5S-Lega sulle conseguenze che l’esecuzione fedele delle proposte contenute nel contratto di governo avrebbe sui conti pubblici. E sullo spread. In un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, l’economista preme di nuovo sulla necessità di mettere in ordine le finanze pubbliche:

“Dobbiamo sperare che la congiuntura internazionale rimanga favorevole, perché se il ciclo si inverte e il nostro debito ricomincia a crescere rispetto al Pil, non ci salva più nessuno dal rischio che lo spread aumenti a 500-600 punti. La fortuna non dura in eterno e i tempi si fanno sempre più stretti”, avverte Carlo Cottarelli.

Intanto, Silvia Ardagna, strategist senior presso Goldman Sachs:

“Continuiamo a prevedere che, nel corso del prossimo mese, o fino a quando non sarà chiaro che il governo adotterà una politica fiscale più prudente, il mercato sarà caratterizzato da una volatilità significativa dei prezzi degli asset italiani, con il rischio di un ulteriore caduta dei bond governativi e dei titoli azionari italiani”.

Tornando a Carlo Cottarelli, la sua speranza va oltre il rispetto del target del rapporto deficit-Pil al 3% da parte dell’esecutivo:

“Spero che il ministro dell’Economia (Giovanni Tria) si opponga non soltanto allo sforamento del 3%. In realtà, ci vorrebbe una riduzione del deficit strutturale, che l’Italia invece sta rinviando da anni”. E  “la cosa più giusta per mettersi al riparo sarebbe di ridurlo più o meno all’1% del Pil. Forse un deficit del 2-2,2% non causerebbe una immediata reazione negativa, ma lascerebbe l’Italia ancora più esposta di ora a rischi futuri”.

Stando alle ultime indiscrezioni della scorsa settimana, il ministro Tria avrebbe fissato una sorta di linea del Piave per l’obiettivo del deficit-Pil che sarà messo nero su bianco nella nota di aggiornamento al Def.

I tempi sono sempre più stretti, visto che, entro il prossimo 27 settembre il governo deve presentare la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. La manovra dovrà essere inviata invece entro il prossimo 5 ottobre a Bruxelles.

L’obiettivo di Tria è in quella linea del Piave che però non soddisfa né la Lega né il M5S. Nelle ultime ore, il vicepremier Matteo Salvini ha sicuramente mostrato un atteggiamento più soft, affermando che nella manovra non ci sarà tutto il contratto di governo, e che il limite del 3% sarà rispettato, nel senso che non sarà sforato, ma sfiorato“.

Una frase del genere, tuttavia, se da un lato fa pensare che quel massimo non sarà sfondato, dall’altro lato fa sorgere anche il dubbio che Salvini & Co. possano puntare a un deficit vicino al 3%, che verrebbe in ogni caso visto con orrore da Bruxelles.

“Non posso pretendere – ha detto ancora Salvini- che l’anno prossimo tutti paghino il 15% di tasse. Ma nella manovra ci sarà un primo passo e tanti italiani, tanti artigiani e tanti professionisti pagheranno meno tasse”.

Nelle previsioni di primavera della Commissione europea il disavanzo è previsto in discesa dal 2,3% del 2017 all’1,7% sia nel 2018 che nel 2019. Più ci si discosterà da questa soglia, più forte sarà il rischio di uno scontro tra l’Italia e Bruxelles. E le parole di Luigi Di Maio sulla necessità di lanciare il reddito di cittadinanza già nel 2019, e di rendere esecutive le altre due proposte chiave del contratto che sono flat tax e rottamazione della riforma Fornero, lasciano pensare che la politica fiscale a cui mira Palazzo Chigi sarà comunque molto espansiva.

Su questo Carlo Cottarelli ha le idee chiare:

“Guardi, queste tre cose purtroppo non ce le possiamo permettere e dunque io non ne farei nessuna. Credo che il governo dovrebbe fare altre cose, per far crescere l’economia, migliorare la produttività e la competitività. Lo si fa con una drastica lotta alla burocrazia, che tra l’altro riduce la propensione a investire in Italia. Le piccole e medie imprese pagano più di 30 miliardi di euro all’anno soltanto per riempire moduli, stima ufficiale del dipartimento della Funzione pubblica. Inoltre, ci vorrebbe una lotta serrata alla corruzione e all’evasione fiscale e una riforma per rendere più veloce la giustizia civile”.

Dunque, “il modo migliore per proteggere gli italiani è evitare crisi tipo quella del 2011, che si ripercuotono sulle fasce sociali più deboli. Osservo che tra il 10 maggio e il 31 agosto del 2011 lo spread era salito di 129 punti, da 162 a 291: nello stesso periodo di quest’anno l’aumento è stato di 150 punti, da 138 a 289. Anche se la situazione non è per fortuna quella del 2011 perché l’economia sta crescendo e il livello dei tassi è più basso, non si può stare tranquilli”. Anche perchè, per l’appunto, l’assist dell’economia non può essere dato affatto per scontato.

Inoltre, “la flat tax costerebbe da sola 50 miliardi. Le misure per superare la Fornero circa 8 miliardi, il reddito di cittadinanza altri 17 miliardi. In tutto parliamo di circa 75 miliardi di euro. Finanziare queste riforme strutturali ricorrendo a un aumento del deficit non avrebbe senso, perché significherebbe andare a chiedere prestiti a investitori che già pretendono interessi più alti sui nostri titoli di Stato. Insomma, se uno mi dice “ce ne freghiamo delle agenzie di rating e aumentiamo il deficit”, poi mi deve spiegare dove trova chi ci presta i soldi”.