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‘Coinbase potrebbe essere la Google delle criptovalute, azione must come Alphabet. Rischi? Bitcoin e commissioni trading’

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Coinbase potrebbe essere la Google delle criptovalute. Se così fosse, i suoi titoli potrebbero essere un affare. Così si legge in un articolo di Barron’s, che fa un parallelismo tra la piattaforma di trading di criptovalute più grande al mondo, sbarcata sul Nasdaq con una quotazione diretta lo scorso 14 aprile, e Alphabet, la holding a cui fa capo Google.
La quotazione diretta di Coinbase è stata sicuramente una pietra miliare nella storia del cripto universo, come ha dimostrato la stessa performance del Bitcoin che, lo stesso giorno, è volato oltre quota $64.000 al nuovo record di sempre (per poi fare dietrofront nel post-sbornia Coinbase).

Coinbase ha raccolto subito l’assist dei fondi Ark di Cathie Wood che, dallo scommettere su Tesla, sono passati a puntare sulla nuova promessa di Wall Street.
Per Barron’s, i potenziali investitori dovrebbero porsi la seguente domanda: “Crediamo davvero che le criptovalute abbiano la capacità di resistere?”. Perchè “se ritengono che (le monete digitali) non siano una moda passeggera, allora dovrebbero vedere Coinbase come una must-own stock, come un’azione must da detenere, così come lo è stata Alphabet”.
Detto questo, in che senso Coinbase può essere paragonata a Google? Lo spiega Al Root in un articolo pubblicato sul magazine finanziario Barron’s, che già nell’edizione dello scorso 19 aprile aveva presentato il gruppo  come “una nuova società dotata di vantaggi competitivi che le hanno permesso di aumentare la propria quota di mercato nonostante l’aggressività delle rivali”; e che ha fatto il paragone con Shopify (SHOP), Square (SQ), Charles Schwab (SCHW), e lo stesso Nasdaq (NDAQ).
“Ma Coinbase – scrive Al Root -assomiglia molto anche a quanto ha fatto Alphabet (la holding di cui fa parte Google) al momento della sua Ipo (quando si chiamava ancora Google). Google valeva appena $23 miliardi quando fece il suo debutto in Borsa. Era il 2004, quando lo S&P 500 viaggiava attorno a 1.100 punti. Oggi, Coinbase vale $87 miliardi – calcolati con le 260 milioni di azioni su base fully diluted, a fronte di un indice S&P 500 che è quasi a 4.200 punti”.
A quei tempi, fa notare l’articolo, la valutazione di Google sollevò qualche dubbio. Ma Google stava generando utili e un flusso di cassa (free cash flow ovvero il flusso di cassa disponibile). Arrivando a oggi, vediamo che Alphabet ha generato, da quando esiste, un free cash flow di circa $240 miliardi: fattore che ha reso gli investitori che avevano acquistato il titolo a 85 dollari molto felici”.

Coinbase e il paragone con Google

Ora, “Coinbase, così come Google, sta già facendo soldi..molti soldi. La società ha generato un cash operativo di $320 milioni nel corso del 2020, su un fatturato di $1,2 miliardi. Nel primo trimestre del 2021, il fatturato si è attestato a $1,8 miliardi, su utili per $750 milioni circa, e il margine netto del primo trimestre è stato del 42% circa. Un valore alto, certo non così alto per una piattaforma di trading, visto che il margine di utili netto delle quattro grandi borse quotate è del 35% circa”. E “sì, Coinbase è già una delle piattaforme di scambio al mondo che presentano la valutazione più alta”.
Per esempio, “l’Intercontinental Exchange (ICE) ha un valore di mercato comprensivo del debito pari a  $84 miliardi. Il CME Group (CME), il Nasdaq e il Cboe Global Markets (CBOE) sono valutate rispettivamente $76 miliardi, $29 miliardi e $12 miliardi”.
L’articolo di Barron’s ricorda che la velocità di creazione di valore, nel caso di Coinbase, è stata così strabiliante, che non ci è voluto tanto perché si iniziasse a parlare di bolla. “D’altronde l’Intercontinental Exchange, possiede il New York Stock Exchange, che ha 200 anni di vita. Coinbase è stata fondata nel 2012 per lo scambio del Bitcoin, diventato operativo nel 2008”.
Detto questo, “nonostante sia sfornita di pedigree, Coinbase non sembra affatto così costosa rispetto ai quattro mercati di scambio tradizionali”. Ovvero? “Il titolo è scambiato a un valore pari a 15 volte il valore di impresa rapportato alle vendite, rispetto alla media di 11 volte delle quattro piattaforme di scambio. In più, le azioni di queste piattaforme venivano scambiate a un valore compreso tra 15 e 18 volte l’EV sulle vendite, quando venivano reputate società in forte crescita”.
A un valore di 15 volte le vendite annualizzate del primo trimestre – prosegue l’articolo – Coinbase dovrebbe valere $108 miliardi, o $415 per azione, il 21% in più rispetto al valore di chiusura di venerdì scorso, pari a $342″.
Vale la pena ricordare che Coinbase è sbarcata sul Nasdaq riportando una fiammata iniziale, per poi chiudere con una capitalizzazione inferiore a quella sperata di $100 miliardi, comunque di tutto rispetto, visto che intanto ha battuto il valore di mercato della piattaforma in cui si è quotata, ovvero il Nasdaq e, anche, ha scalato velocemente la classifica dello S&P 500, visto che solo 93 società quotate sull’indice presentavano quel giorno una capitalizzazione superiore.

Coinbase legata in modo inestricabile al successo del Bitcoin

Il titolo Coinbase, per riassumere cosa è accaduto dal suo esordio in Borsa, ha aperto lo scorso 14 aprile a $381, in rialzo del 52,4% rispetto al prezzo di riferimento di $250. Nei primi minuti di trading, le azioni sono volate a $429,54, atrribuendo alla società una valutazione di $112 miliardi, per poi chiudere a $328,28. Entro la sessione di venerdì, la capitalizzazione scendeva a $68 miliardi, valore comunque superiore a quello dell’ICE, piattaforma proprietaria del Nyse. E gli analisti sono ottimisti visto che, stando a quanto riporta il sito IG, il target price in 12 mesi è pari in media a $520,80, dunque in crescita del 56% circa rispetto alla chiusura di lunedì 19 aprile. Stando ai dati di Reuters, Coinbase conta 56 milioni di utenti in tutto il mondo, detenendo una quota dei cripto asset pari all’11,3%.
Certo, “il trade non è privo di rischi. Coinbase è legata in modo inestricabile al successo del Bitcoin. Quando (il Bitcoin) sale, salgono anche i volumi di trading. Quando scende, così scende l’attività di trading. Un altro rischio è rappresentato dalla competizione. Altre piattaforme si faranno avanti, cercando di guadagnare terreno nella nuova corsa presente nel settore cripto. Tuttavia, Barron’s fa notare che, così come avvenne nel caso dei motori di ricerca tempo fa, il processo di selezione potrebbe garantire la sopravvivenza soltanto ad alcuni players, “e alla fine Coinbase, più che Google, potrebbe finire per diventare Bing”. Anche “la compressione delle commissioni potrebbe diventare un problema. Coinbase può applicare commissioni fino al 4% circa, nello stesso giorno in cui le azioni possono essere acquistate e vendute gratis. Probabilmente le commissioni scenderanno, e questo fattore metterà sotto pressione il fatturato”.
E’ anche vero che “Coinbase sta cercando di diversificare (le proprie entrate)” e dunque di non dipendere solo dalle commissioni di transazione, come ha fatto notare l’analista Rohit Kulkarni di MKM Partners, proprio come Google è diventato negli anni qualcosa di più di un motore di ricerca”.
Kulkarni ritiene che, alla fine, Coinbase potrebbe anche “offrire una propria criptovaluta, come è accaduto a Binance”, con la sua Binance.