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C’è la Manovra, Conte: ‘Rivoluzione è appena iniziata’. Padoan attacca Tria su stima deficit

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Il testo della legge di bilancio 2019 è arrivato ieri sera al Quirinale e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato l’autorizzazione della presentazione alle Camere. Rimane l’impostazione di base con poche novità e importanti conferme. Reddito di cittadinanza (9 mld) e Quota 100 (6,7 mld) rimangono le voci più importanti di una legge di bilancio da complessivi 37 miliardi di euro, di cui 22 mld finanziati a deficit

Oggi lo spread segna una convinta contrazione sotto al soglia dei 300 pb e rendimento del BTP decennale sotto il 3,4%. L’Italia dovrà rispondere entro il 13 novembre ai rilievi fatti dalla Commissione Ue sulla Manovra. le ultime indiscrezioni vedono l’Ue pronta ad avviare la procedura d’infrazione già il 21 novembre.

 

Parole Tria su stima deficit non convincono

Proprio il nodo deficit è quello che rischia di rimanere irrisolto nel confronto con la Commissione Europea. Il governo punta a convincere Bruxelles che alla fine il deficit sarà più basso del 2,4% indicato per il 2019 (secondo alcune stime il 2%) con il ministro Tria che ieri ha parlato di stima del 2,4% basato sulla crescita tendenziale e non su quella dell’1,5% indicata nella NADef.

Parole che hanno sollevato subito forti critiche dall’opposizione. L’ex ministro delle Finanze, Pier Carlo Padoan, ha tagliato corto: “Il deficit è deficit”. L’economista del Pd, Francesco Boccia, ha puntualizzato che se Tria parla di crescita tendenziale, non c’è la manovra. Se di quella programmatica, ha detto una sciocchezza”.

 

Conte: governo con c’entra nulla con deboli dati Pil e occupazione

Esprime cauto ottimismo il premier Giuseppe Conte. “La legge di bilancio a cui abbiamo lavorato fino a ieri notte ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato ed è stata inviata al Quirinale. Stiamo lavorando per far crescere il nostro Paese, avanti così”, ha scritto ieri sera via Twitter il premier Giuseppe Conte. Intervistato dal Corriere della Sera, il premier attacca chi attribuire al governo la responsabilità dei dati negativi su Pil e disoccupazione. “E’ irragionevole e profondamente ingiusto. Gli effetti positivi delle nostre riforme si vedranno a partire dal 2019. La nostra rivoluzione è appena iniziata”, taglia corto Conte.

La manovra approda in Parlamento con l’inizio dell’esame del testo da parte della Camera che dovrebbe esserci a fine novembre, tra il 29 e il 30, con votazioni anche di sabato e domenica. Nelle giornate del 21 e 22 novembre non ci saranno sedute d’Aula per consentire alle commissioni l’esame della Manovra.

Il testo contiene in totale 108 articoli, contro i precedenti 115, per 77 pagine. Ieri si era parlato di un possibile avvio più lento di reddito di cittadinanza e quota 100 in modo da far convergere il deficit più verso quota 2%. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha precisato ieri che reddito di cittadinanza e quota 100 “sono provvedimenti che devono essere fatti e devono essere fatti bene. Partiranno quando sarà tutto pronto per partire, ma non slitteranno certamente per motivazioni di ordine contabile”.

L’ipotesi di uno slittamento dell’avvio del reddito di cittadinanza è stato negli ultimi giorni un elemento di tensione tra Lega e M5s, con questi ultimi che si sarebbero messi di traverso per ottenere una partenza in sincrono di reddito cittadinanza e Quota 100.

Slitta taglio pensioni d’oro. Non figura tra gli articoli della manovra il tanto discusso taglio delle pensioni d’oro. Da fonti M5S emerge che però la misura arriverà via emendamento in commissione con tagli per gli assegni sopra i 90 mila euro fatti salvi gli assegni pensionistici calcolati con il sistema contributivo e le casse complementari.

Le Regioni dovranno adeguarsi al taglio dei vitalizi già approvato per il parlamento. Le Regioni che non lo faranno vedranno decurtati dell’80% i trasferimenti (esclusi quelli per Sanità, scuole per disabili e altri servizi essenziali).

Sul fronte tagli prevista anche una piccola stretta sulle spese militari con il ministero della Difesa che dovrà tagliare 60 milioni di euro all’anno dal 2019 e ulteriori 531 milioni di euro nel periodo che va dal 2019 al 2031.