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Catturare l’economia dell’idrogeno con un ETF quotato da oggi a Piazza Affari. Performance da urlo per l’indice (che comprende anche ENI)

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L’idrogeno pulito è tra i potenziali grandi trend green del futuro e sta suscitando grande interesse tra finanziatori e investitori, con la sponda importante del progetto di finanziamento promosso dall’Unione Europea. Diverse grandi società sono coinvolte nello sviluppo di questa nuova fonte di energia, sia nell’ambito delle infrastrutture (distribuzione) che della ricerca.
Per avere un’esposizione alla catena del valore dell’economia dell’idrogeno arriva anche un ETF, ossia un fondo a gestione passiva che replica l’andamento di un indice. Si tratta dell’L&G Hydrogen Economy UCITS ETF, quotato da oggi sull’ETFPlus di Borsa Italiana. L’ETF andrà a comprendere le tecnologie e le aziende che consentono la produzione di forme di idrogeno pulite e più economiche e quelle che si prevede svolgeranno un ruolo fondamentale nell’economia dell’idrogeno.

Attraverso una strategia di investimento dinamica e progettata attivamente da Legal & General Investment Management (LGIM), basata sul database proprietario di GlobalData comprendente società che operano nel settore dell’idrogeno, l’ETF punta a ottenere un’esposizione all’intera catena del valore dell’idrogeno.

L’indice sottostante e alcuni suoi componenti

Il Solactive Hydrogen Economy Index NTR, l’indice sottostante all’ETF di L&G, fornisce esposizione a titoli azionari di società globali che sono attivamente impegnate nell’economia dell’idrogeno (ossia l’uso dell’idrogeno come risorsa energetica pulita ea basse emissioni di carbonio per soddisfare il fabbisogno energetico mondiale).
Vengono selezionate in tale indice le aziende con una capitalizzazione di mercato minima di 200 milioni di dollari americani, inclusi produttori di elettrolizzatori, produttori di idrogeno, produttori di celle a combustibile, provider di soluzioni di mobilità specializzati, fornitori di componenti di celle a combustibile, società industriali e utility fondamentali e altri player nella catena di fornitura.
Dal suo lancio, a inizio aprile 2020, l’indice Solactive Hydrogen Economy Index NTR segna già un +240%. Attualmente risulta composto da 15 titoli tra cui l’italiana ENI. Tra i nomi più noti figurano anche la britannica Johnson Matthey e la multinazionale Linde (con cui nei mesi scorsi Snam ha siglato un’intesa per sviluppare progetti sull’idrogeno). Spicca poi la statunitense Bloom Energy, tra i titoli più in voga a Wall Street (oltre +340% negli ultimi 12 mesi). Bloom Energy è specializzata nella tecnologia delle celle a combustibile ad ossido solido, e realizza un sistema energetico stazionario che immette idrocarburi – tipicamente gas naturale, ma anche biogas – e poi li converte in energia elettrica ad alta efficienza utilizzando una reazione elettrochimica.
L’universo delle società da cui viene effettuata la selezione dell’indice viene aggiornato semestralmente a maggio e novembre. Tutti i componenti dell’Indice sono equamente ponderati all’interno dell’Indice, soggetti a determinati limiti di ponderazione basati sulla liquidità per garantire che i titoli con una liquidità inferiore non siano eccessivamente rappresentati nell’Indice.
Su base mensile invece viene valutato il peso di ciascuna società e, se qualcuna di esse supera il 15% dell’indice, i pesi di tutte le società vengono adeguati in modo che siano nuovamente ponderati equamente all’interno dell’Indice.

I numeri dell’economia dell’idrogeno

La spinta globale alla riduzione delle emissioni di carbonio sta prendendo sempre più piede, e per il settore dell’idrogeno in Europa i policymaker stanno incoraggiando le industrie a passare all’idrogeno “verde” prodotto senza combustibili fossili, che potrebbe portare all’eliminazione fino a 830 milioni di tonnellate di emissioni globali di CO2 secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE). A muoversi sono tutte le maggiori potenze del pianeta. L’UE ha pubblicato una strategia per l’idrogeno lo scorso luglio, il Regno Unito ha inserito a novembre la necessità di “promuovere la crescita di idrogeno a basse emissioni di CO2” al secondo posto sui 10 punti del suo piano per una “Rivoluzione industriale verde” e Joe Biden ha promesso di “commercializzare rapidamente” idrogeno rinnovabile. C’è poi la Cina che ha già elaborato diversi progetti per rendere Wuhan “capitale mondiale dell’idrogeno” entro il 2025.
L’economia dell’idrogeno entro il 2050 dovrebbe portare a ricavi per 2,5 trilioni di dollari USA e a un potenziale infrastrutturale del valore di 11.000 mld (stime Bank of America).
“L’accesso all’idrogeno pulito sarà fondamentale per ridurre le emissioni nei settori dove è più complesso farlo e dove l’elettrificazione da sola non è sufficiente – commenta Howie Li, Head of ETFs di LGIM – . Gli impegni presi per l’economia dell’idrogeno da governi e imprese di tutto il mondo stanno creando opportunità di investimento a lungo termine, con fattori di spinta a breve termine. Riteniamo che questo fondo offra agli investitori un accesso d’avanguardia a questo settore in rapida evoluzione e consenta loro di controllare la quantità dell’esposizione all’idrogeno in portafoglio insieme ai nostri ETF sull’energia pulita e sulle batterie”.
La strategia è quotata in Borsa Italiana, sulla Borsa di Londra, sulla Deutsche Boerse, sul Six Swiss Exchange e sul NYSE Euronext, ed è disponibile per gli intermediari e gli investitori retail del Regno Unito e dell’Europa. Giancarlo Sandrin, Country Head Italy di LGIM, ha aggiunto: “Il lancio dell’L&G Hydrogen Economy UCITS ETF amplia la nostra gamma tematica di punta sul mercato e sottolinea il nostro impegno nel fornire agli investitori gli strumenti di cui hanno bisogno per accedere a quei temi chiave che ci aiuteranno nella transizione verso un mondo più sostenibile.”
Tra gli ETF tematici di LGIM, spiccano l’L&G Cyber Security UCITS ETF, con un AUM da 2,57 miliardi di dollari, l’L&G Battery Value-Chain UCITS ETF, con masse gestite totali di 650 milioni di dollari, e l’L&G ROBO Global Robotics and Automation UCITS ETF, con AUM da 1,44 miliardi di dollari. Tutte le strategie ETF tematiche di LGIM hanno sovraperformato nel 2020 l’indice MSCI World di almeno il 35%.