Notizie Notizie Italia Castagna spinge per Bpm-Agricole Italia, Parigi ci sta. Ma c’è anche la pista Mps

Castagna spinge per Bpm-Agricole Italia, Parigi ci sta. Ma c’è anche la pista Mps

19 Settembre 2025 08:54

Giuseppe Castagna ha una certa fretta di passare da preda a possibile regista del risiko. Andato in archivio ormai da quasi due mesi il tentativo di scalata da parte di Unicredit sulla sua Bpm, il banchiere campano esce di nuovo allo scoperto e fa capire che la voglia di trovare un partner per Piazza Meda è alta.

Castagna torna a strizzare l’occhio ad Agricole Italia

“Dobbiamo dare ai nostri azionisti la migliore opzione sul mercato e un’eventuale aggregazione con Crédit Agricole Italia rappresenta l’opportunità più chiara che abbiamo anche se non l’unica”. Così Giuseppe Castagna ieri ai microfoni di Cnbc. “Ci sono molte opportunità perché hanno un’importante banca in Italia, Credit Agricole Italia, abbiamo molte sinergie con loro, abbiamo già una fabbrica prodotto con loro nell’assicurazione danni e nel credito al consumo. E’ di sicuro qualcosa che potrebbe essere un bene per l’economia italiana”, aggiunto il banchiere campano.

Lo stesso numero uno di piazza Meda un mese fa era stato il primo a mettere sul tavolo la possibile integrazione con Crédit Agricole Italia, controllata al 76% dalla banca francese. Un’operazione tra due banche italiane, non un’acquisizione francese.

Crédit Agricole è primo azionista di Bpm con una quota del 19,8% e ha chiesto alla Bce di poter salire oltre il 20%. Con le nozze Bpm-Agricole Italia, il gruppo francese si ritroverebbe con circa il 35% della banca risultante (soglia che potrebbe richiamare l’attenzione del governo italiano sul fronte del golden power alla luce dei rigidi paletti posti a Unicredit) e soprattutto Parigi andrebbe a consolidare la loro presenza in Italia rafforzandosi nella regione più ricca del paese, la Lombardia.

L’opzione è gradita anche da Parigi

Agricole non manca quindi di strizzare l’occhio all’operazione, senza mostrare però fretta. “Ci sono diversi scenari che possono svilupparsi nei prossimi mesi, trimestri e persino anni”, ha detto il deputy ceo dell’istituto transalpino, Jerome Grivet, aggiungendo: “per ora siamo felici di questa quota, siamo felici della prospettiva di contabilizzarla a patrimonio netto a fine anno e non c’è molto di più da dire”.

Ieri il titolo Bpm ha ripreso a correre (+1,35%) portando la capitalizzazione ben oltre i 19 miliardi di euro rispetto agli oltre 5 miliardi a cui Crédit Agricole Italia è in carico alla capogruppo transalpina. Nei giorni scorsi l’agenzia Adnkronos aveva indicato che per l’acquisizione Castagna potrebbe decidere di impiegare anche azioni Anima, di cui ha il 100%.

Ma non tramonta l’ipotesi Bpm-Mps

Nelle scorse settimane la stampa transalpina aveva indicato lo stesso Castagna come vero regista dell’operazione Bpm-Agricole Italia e in prospettiva la nuova entità lo vedrebbe ancora saldamente nel ruolo di ceo.

L’alternativa, più a medio termine, è Banca Mps, fresca della conquista di Mediobanca. Siena è il secondo distributore di prodotti Anima, inoltre c’è un importante intreccio azionario in quanto Bpm detiene il 9% dell’istituto senese, quota che andrà a diluirsi, più o meno dimezzandosi, dopo l’operazione Mediobanca.

“Sicuramente è un’altra opportunità”, ha rimarcato ieri Castagna lasciando quindi la porta ben aperta a quest’altro scenario. “Il contratto durerà fino al 2030, essendo noi uno shareholder importante vorremmo avere delle idee. Se da quelle potremmo parlare anche di opportunità per un ulteriore merger, lo vedremo più avanti. Ma è una buona opportunità”.

Ad oggi appare comunque difficile che Siena possa concedersi delle distrazioni dall’impegnativa operazione Mediobanca. In prospettiva la prima operazione (Bpm-Agricole Italia) non esclude la seconda (Bpm-Mps) che porterebbe a creare un gruppo dalle spalle decisamente larghe e dare vita al terzo polo bancario, non troppo distante da Intesa e Unicredit, a cui aveva lavorato attivamente lo scorso autunno anche lo stesso governo.

Sullo sfondo la pista Unicredit, molto remota al momento anche alla luce delle parole di Andrea Orcel che non vede spazio per crescere in Italia attraverso M&A. “Penso che Unicredit si sia ritirata perché con la loro Ops non hanno mai raggiunto il nostro valore: hanno iniziato con un’offerta a sconto e si sono ritirati con un’offerta a sconto”, ha detto ieri Castagna.