L’Ipotesi di proroga dei Dta manda al tappeto le banche. L’Abi scende in campo
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Giornata da dimenticare per le banche italiane che sull’ipotesi di proroga dei Dta (imposte differite attive) chiudono in profondo rosso abbattendo il Ftse Mib che si posiziona a 41.954,98 punti (-1,29%). Vendite hanno interessato in particolare Unicredit (-3,59%) ed Mps (-1,38%). Giù anche Bpr (-1,32%), Intesa (-1,21%) e Bpm (-1,41%). Intanto l’Abi scende in campo per trattare con il Governo.
L’indiscrezione
Secondo Bloomberg, il governo sta lavorando a un piano preliminare per raccogliere ulteriori 1,5 miliardi dalle banche posticipando le detrazioni fiscali, come già fatto nella scorsa legge di bilancio. I funzionari italiani starebbero valutando il rinnovo di ulteriori 12 mesi della misura, portando il contributo complessivo al bilancio a 3 miliardi nei prossimi due anni.
“E’ solo una delle possibili opzioni prese in considerazione e al momento non ci sono quantificazioni numeriche. Dobbiamo ancora sederci con le banche e discutere la questione”, ha spiegato il Mef interpellato da Bloomberg. E il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, interpellato in merito, replica: “Lo apprendo solo adesso”. Si farà comunque una “valutazione politica”, aveva già chiarito il titolare del Mef. La Lega è favorevole, con Matteo Salvini pronto ad incontrare gli amministratori delegati delle banche. Contraria Forza Italia,: “No a nuove tasse, nessuna ipotesi di tassare gli extraprofitti, le banche italiane sono già le più tassate d’Europa”. Mentre Fratelli d’Italia è cauta: “bisogna studiare delle misure che siano eque”.
Nonostante la reazione in Borsa, gli analisti di Equita sostengono che “una proroga non genererà impatti materiali per il settore”.
In realtà il Governo starebbe lavorando a soluzioni di compromesso e resta in campo l’ipotesi di tassare i buy-back, ovvero l’acquisto miliardario di azioni proprie
La posizione dell’Abi
Alle luce della situazione, il comitato esecutivo dell’Associazione bancaria italiana, presieduto da Antonio Patuelli, “ha ribadito all’unanimità l’impegno di solidarietà biennale al Bilancio dello Stato concordato lo scorso anno per gli anni 2025 e 2026 e delega il direttore generale Marco Elio Rottigni ad eventuali contatti in proposito”. E’ quanto si legge nella nota diffusa dall’Abi al termine della riunione del comitato esecutivo, a proposito dell’ipotesi che il Governo proponga, nella manovra finanziaria, un nuovo rinvio della possibilità di trasformare le imposte differite attive (le cosiddette Dta) in crediti d’imposta.
Il presidente di Banco Bpm, Massimo Tononi, ha commentato quanto emerso dalla riunione, sottolineando che “avevamo un accordo che risale allo scorso anno e quell’accordo per noi è un impegno serio”.
A margine dell’esecutivo Abi è intervenuto anche Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo: “Avevamo un accordo e adesso vediamo che cosa ci viene proposto. Aspettiamo a vedere il governo che scelte deve fare, ovviamente le scelte in materia di bilanci sono sempre molto delicate sia dal punto di vista finanziario sia dal punto di vista sociale. E quindi è chiaro che sono prerogative del governo, prendere le decisioni. A noi spetta il compito di fare in modo che l’industria bancaria sia competitiva, per noi è il nostro dovere”, ha aggiunto.
Il precedente
La legge di bilancio dello scorso anno aveva deciso un congelamento per due anni delle Dta per il 2025 e per il 2026 che ha portato a 3,4 miliardi di euro di saldi positivi di finanza pubblica. E ora il Governo sta pensando a un nuovo rinvio che permetterebbe di ottenere 1,5 miliardi di euro aggiuntivi per la prossima manovra, oltre ai circa 1,5 miliardi ottenuti lo scorso anno.