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Carige: ok banche a conversione bond, primo passo per salvataggio di sistema in extremis

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Via libera dell’assemblea dello Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) alla conversione in azioni del bond da 313 milioni di euro di Banca Carige. Nel pomeriggio si riunisce il Comitato di gestione del braccio obbligatorio del Fondo presieduto da Salvatore Maccarone per mettere a punto l’intervento a garanzia dell’aumento di capitale Carige che ha un fabbisogno di 900 milioni di euro.

Dopo l’assemblea, è prevista sempre oggi la riunione del consiglio dello schema volontario per valutare il piano di salvataggio e il comitato del Fondo obbligatorio. I tempi sono strettissimi con il piano di salvataggio atteso dalla vigilanza della Bce entro il 25 luglio.

Il direttore generale del Fitd, Giuseppe Boccuzzi, ha specificato a margine della riunione che il rafforzamento di capitale di Carige sarà di complessivi 900 milioni, di cui 700 milioni di euro di aumento di capitale più 200 milioni del bond convertibile coperti da Mediocredito Centrale e Credito sportivo. Il piano di salvataggio di sistema, ultima chance per evitare l’eventualità di un intervento pubblico o la risoluzione della banca ligue che da inizio anno risulta commissariata.

“La decisione del Fitd è un passo nella direzione giusta, ma l’operazione di sistema che si va profilando su Carige, sebbene necessaria, non è ancora sufficiente a garantire l’occupazione e il radicamento della banca sul territorio”, commenta Riccardo Colombani, segretario generale di First Cisl.

“Se il piano di salvataggio, nel cui disegno deve essere coinvolta la famiglia Malacalza, non andasse in porto – osserva il numero uno dei bancari della Cisl – si aprirebbe la strada alla liquidazione coatta amministrativa, che comporterebbe costi a carico del sistema bancario stimabili in dieci miliardi di euro. Un esito di questo tipo si rivelerebbe drammatico anche per le famiglie e le imprese beneficiarie di prestiti. Inoltre vi sarebbe il rischio di un allargamento della crisi ad altre banche locali. Va poi detto che le possibili alternative, sia la nazionalizzazione, soggetta ad autorizzazione in sede europea, sia la risoluzione, per le conseguenze negative già sperimentate, risultano entrambe di problematica attuazione”.