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BTP magneti per investitori affamati di rendimenti. Ecco il bond ‘perfetto’ anti-volatilità, falco Weidmann permettendo

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“L’Italia è un magnete per gli investitori affamati di rendimenti nel mondo dei bond”. E’ quanto sottolinea un articolo di Bloomberg, che presenta una operazione di trading adatta a chi non vuole rischiare troppo. La scommessa porta la firma degli analisti di Société Générale, che consigliano agli investitori di posizionarsi sui BTP a 30 anni: i titoli di stato italiani a scadenza trentennale, infatti, pagano i rendimenti più alti tra i bond con la stessa scadenza che vengono emessi dalle economie degli altri paesi avanzati. SocGen consiglia contestualmente di vendere i BTP a 10 anni per ridurre qualsiasi esposizione alla minaccia della volatilità.

Jens Weidmann, in tempi di covid torna a esprimere dubbi sull'eccessivo acquisto della Bce di titoli di stato
SINTRA, PORTUGAL – JUNE 18: The President of the Bundesbank, Jens Weidmann, leaves at the end of the morning discussion session during the second day of the 2019 ECB Forum on Central Banking, on June 18, 2019 in Sintra, Portugal. The ECB Forum on Central Banking 2019 is devoted this year to 20 Years of European Economic and Monetary Union. (Photo by Horacio Villalobos#Corbis/Corbis via Getty Images)

Anche JP Morgan Chase e Deutsche Bank suggeriscono un investimento simile, aggiungendone un altro: vendere i Bund tedeschi a 30 anni per acquistare Bund a 10 anni.
Bloomberg ricorda come il rally recente messo a segno dai BTP a 30 anni abbia portato i rendimenti a scivolare al record minimo dell’1,743%. Il rally è stato scatenato dalle prospettive di una stabilità politica in Italia dopo le elezioni regionali del 20-21 settembre scorsi ed è stato tale da far scendere il premio sul debito decennale di cinque punti base, durante questo mese, a 89 punti.
Il risultato è stato l’appiattimento della curva dei rendimenti dei BTP.
“E’ come se il contesto di bassi tassi di interesse stesse spingendo gli investitori verso le scadenze più lunghe”, ha commentato
Jorge Garayo, strategist di Société Generale. A suo avviso, scommettere su un ulteriore appiattimento della curva tra i 10 e i 30 anni potrebbe dare benefici anche in una situazione di forte sell off sui mercati, causata da una eventuale recrudescenza dell’avversione al rischio.
Bloomberg ha riportato anche il giudizio di Sokos Ioannis di Deutsche Bank, secondo cui il trend del premio dei rendimenti trentennali sui decennali “è vicino a un punto di svolta che potrebbe performare in un modo asimmetrico sia nelle fasi di rally che di sell off”.
Concordano con Ioannis Aditya Chordia e Francis, strategist di JP Morgan, che ricordano come scommettere sui BTP a 30 anni abbia una certa appetibilità, se si considera che l’Italia fa parte del club dei paesi più indebitati dell’Eurozona, confermandosi tra i mercati della regione più rischiosi, anche alla luce dei continui shock politici che hanno interessato il paese.
La scommessa viene considerata attraente anche e soprattutto per battere la volatilità, sempre in agguato a causa della seconda ondata della pandemia da coronavirus, le elezioni presidenziali Usa di novembre e un qualsiasi eventuale indebolimento dei dati economici.
Alla luce delle dichiarazioni che sono arrivate oggi da Francoforte, viene da dire che il trading perfetto consigliato da SocGen va bene Jens Weidmann permettendo. In occasione dell’intervento alla conferenza annuale della Bce, “The Ecb and Its Watchers”,  il falco tedesco numero uno della Bundesbank, la banca centrale tedesca – noto per aver dato non poco filo da torcere all’ex presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto che “gli acquisti su larga scala dei titoli di stato (da parte della Bce) rischiano di rendere più sfumato il confine tra la politica monetaria e la politica fiscale”, aggiungendo che un “potenziamento del mandato della banca centrale europea potrebbe mettere a repentaglio la sua indipendenza”.
I toni da falco di Weidmann sono stati però più che smorzati dalle dichiarazioni dovish del numero uno della Bce, Christine Lagarde, che ha lasciato intendere che l’istituzione è vicina a una svolta sul target del tasso di inflazione.