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Btp? Mattone? No grazie. Italiani ora sono più propensi a investire nei prodotti del risparmio gestito

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I BTP non hanno l’appeal di una volta e il mattone non è più ritenuto l’investimento sempre e comunque sicuro e remunerativo. Questo il cambio della percezione degli italiani emerso dal Rapporto «Investire di più, investire nell’economia reale» realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito, presentato al Salone del Risparmio 2022.

Dall’indagine emerge che il 78,2% dei risparmiatori è propenso a effettuare investimenti etici, cioè rispettosi dei diritti umani, il 54,4% investirebbe in piccole e medie imprese italiane. Diverso è il giudizio per i titoli di Stato: il 71,7% dei risparmiatori non li acquisterebbe. Il 55,5% non reputa convenienti gli investimenti immobiliari o ritiene che ci siano investimenti migliori. Queste opinioni sono confermate dai consulenti finanziari: il 41,0% non rileva significative prese di posizione dei propri clienti sugli investimenti immobiliari, il 32,0% ha clienti che non lo reputano conveniente, il 10,7% ha una clientela convinta che ci siano investimenti migliori. Solo per il 15,7% dei consulenti i propri clienti considerano il mattone la forma migliore di investimento.

Il ruolo del risparmio gestito

Dal Rapporto inoltre emerge che pandemia e venti di guerra hanno rinvigorito l’inclinazione al risparmio degli italiani tanto che il valore del portafoglio finanziario degli italiani è cresciuto del 25,5% in termini reali negli ultimi dieci anni, del 5,9% rispetto al 2020. La propensione al risparmio, che era pari all’8,1% del reddito disponibile nel 2019, è aumentata al 15,6% nel 2020 e oggi è pari al 13,1%.  Il 40,0% degli italiani (la percentuale sale al 55,7% tra le persone benestanti) poi conosce gli strumenti del risparmio gestito. Tra chi li conosce, il 46,2% ne ha fiducia. La propensione a investire nei prodotti del risparmio gestito risulta buona: il 53,1% dei risparmiatori lo farebbe e il 10,9% lo ha già fatto in passato. Decisivo è il ruolo della consulenza finanziaria, da cui il 40,8% degli italiani si aspetta chiarezza, cioè esposizioni semplici dei rischi e delle opportunità degli investimenti. Il 39,5% si aspetta competenza, il 24,3% attenzione alle esigenze del cliente, il 21,7% esperienza. Positivo è anche il giudizio espresso dai consulenti finanziari: il 50,5% rileva che negli ultimi due anni è aumentata la fiducia dei clienti nel risparmio gestito (per il 43,6% è rimasta stabile, per il 5,8% è diminuita). Secondo il 48,6% dei consulenti la clientela si aspetta che i propri interlocutori infondano sicurezza in merito alle scelte di gestione dei propri soldi, il 47,9% attenzione a paure e ansie, il 43,8% chiarezza e semplicità nello spiegare vantaggi e svantaggi degli investimenti proposti.