Bpm fulcro del risiko: Mps? Bper? E c’è chi vede un’offerta-bis di Unicredit. Oggi il test conti trimestrali
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Tutto pronto in piazza Meda per togliere il velo dai conti del secondo trimestre. Dopo il boom di profitti evidenziato da Intesa Sanpaolo e Unicredit, oggi è il turno di Banco Bpm che diffonderà i numeri trimestrali dopo la chiusura dei mercati. Alle 18 è invece in programma la conference call dell’ad Giuseppe Castagna con gli analisti.
Preview degli analisti su conti secondo trimestre
Il secondo trimestre vedrà per la prima volta il consolidamento di Anima Holding e questo renderà meno indicativa una lettura su base sequenziale o annuale in quanto l’integrazione della Sgr modifica la base di confronto con i trimestri precedenti. Gli analisti di Jefferies stimano un contributo positivo di Anima ai conti per circa 70 milioni di euro. Intermonte si attende per Bpm ricavi in crescita sostenuti dall’integrazione della società di gestione del risparmio Anima Holding; il margine di interesse netto è atteso in diminuzione di circa il 5,4% rispetto al trimestre precedente a causa dell’effetto negativo dei tagli dei tassi da parte della Bce e della presenza di contributi straordinari che avevano sostenuto i risultati del primo trimestre.
Barclays si attende risultati nel complesso positivi ritenendo però che a dettare il ritmo al titolo saranno anche le indicazioni in arrivo dal top management in termini di M&A ed evoluzione dei margini.
Credit Agricole in manovra
Intanto, ieri dagli aggiornamenti Consob è arrivata l’ufficializzazione del nuovo rafforzamento nel capitale di Bpm da parte di Credit Agricole che ha superato di fatto la soglia del 20% attraverso l’acquisto di un pacchetto dello 0,3% di strumenti derivati. La Banque Verte dovrà attendere il via libera della Bce a superare la soglia del 20% – richiesto un mese fa – per poi convertire tali derivati in azioni.
Sempre ieri Anima, finita sotto il controllo di Bpm dopo l’Opa dei mesi scorsi, ha diffuso i conti (utile netto consolidato in rialzo del 28% a 153,9 milioni nel primo semestre) e il suo ad Alessandro Melzi d’Eril ha riferito che il processo di integrazione procede «molto bene» e l’sgr è pronta a supportare eventuali mosse del Banco nel risiko.
Non solo Mps, ecco gli altri possibili incastri
Dopo il passo indietro di Unicredit, il mercato non ha spento i fari su Banco Bpm, anzi. Il titolo ha mostrato una decisa resilienza, a dimostrazione che l’appeal da risiko rimane intatto. E a tal riguardo Davide Leone, socio storico di piazza Meda (che recentemente ha arrotondato la partecipazione all’8,17%), ha precisato che, in previsione di future offerte, la valutazione di Bpm “non dovrà essere inferiore all’offerta di Unicredit altrimenti i soci sarebbero danneggiati e il cda andrebbe in contraddizione con le decisioni già prese”.
Già all’indomani del passo indietro di Unicredit si sono riaccesi i riflettori sulla possibilità di future nozze Mps-Bpm, che lo scorso autunno erano più che un’opzione prima dell’entrata in scivolata di Andrea Orcel e il lancio dell’Ops. L’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, non ha nascosto future ambizioni ricordando che dopo l’operazione Mediobanca – l’Ops su piazzetta Cuccia è attualmente in corso – l’istituto senese disporrà di un capitale in eccesso da usare per ulteriori acquisizioni o per rafforzare la remunerazione degli azionisti. Insieme Mps, Mediobanca e Bpm fanno ad oggi un potenziale player bancario da oltre 40 miliardi di capitalizzazione, con il 13% di Generali in portafoglio.
Bpm ha in mano il 9% di Mps, lascito del blitz dello scorso autunno nel rilevare insieme ad Anima una buona metà del pacchetto messo in vendita dal Tesoro, e prima di ogni ragionamento andrà a vedere come finirà la battaglia per il controllo di Mediobanca. L’ad Giuseppe Castagna potrebbe cercare il salto dimensionale anche guardando in altre direzioni, valutando ad esempio un approccio con Bper, cresciuta e non poco con l’ultima scalata alla Popolare di Sondrio.
Il tutto senza dimenticarsi che ogni ragionamento difficilmente potrà prescindere dal benestare di Credit Agricole, primo socio e pronto a salire ancora nel capitale fino alla soglia del 30%. Anche se i francesi hanno chiarito di non avere intenzione di lanciare un’Opa su Bpm, è indubbio che guardano con interesse a possibili scenari di risiko e diranno la loro su più fronti (sportelli, sinergie Agos-Compass e sulla distribuzione dei prodotti della loro controllata Amundi, per cui l’Italia è il primo mercato estero).
Infine, mai dire mai quando c’è di mezzo il dealmaker per eccellenza Andrea Orcel, con Unicredit che potrebbe tentare un nuovo affondo sul Banco Bpm, mettendo in campo una differente offerta quando magari alcuni nodi, tipo Russia, saranno stati risolti.