Notizie Notizie Italia Bpm, febbre da M&A non si placa e Davide Leone fissa la base d’asta. La view degli analisti prima della trimestrale

Bpm, febbre da M&A non si placa e Davide Leone fissa la base d’asta. La view degli analisti prima della trimestrale

30 Luglio 2025 09:30

Non è passata nemmeno una settimana al dietrofront di Unicredit su Bpm, ma per la banca di piazza Meda le sirene del risiko rimangono ben accese. Ne ha parlato ieri Davide Leone, storico socio di Bpm che ha recentemente arrotondato la partecipazione all’8,17%.

Il mercato non abbandona Bpm, parla Davide Leone

Dopo una prima sbandata del titolo Bpm susseguente al ritiro dell’offerta da parte di Unicredit, gli investitori hanno ridato fiducia al titolo che ieri è balzato di quasi il 3% riportandosi sopra i livelli di settimana scorsa con un valore di mercato di oltre 16,2 miliardi di euro.

Ieri Davide Leone, secondo azionista di Bpm, ha posto l’accento proprio sulla resilienza delle valutazioni di Bpm sopra al valore dell’offerta di Unicredit; il mercato “è d’accordo con la valutazione del cda di Bpm, secondo cui la banca vale di più di quanto offerto di Unicredit”, ha detto l’investitore intervistato dall’agenzia Ansa.

Porte aperte a future offerte, a patto che il prezzo sia congruo. “Sarà ben accolta qualsiasi operazione strategicamente sensata, sperabilmente in accordo con il governo, ma la valutazione di Bpm non deve essere inferiore all’offerta di Unicredit altrimenti i soci sarebbero danneggiati e il cda andrebbe in contraddizione con le decisioni già prese”, sono state le parole di Leone, fondatore dell’asset manager Davide Leone & Partners.

In merito invece a una integrazione tra Mps e Bpm, Leone ritiene al momento prematuro discuterne anche perché l’Ops su Mediobanca è in pieno svolgimento e bisognerà vedere come si concluderà. “Come si fa a conoscere la valutazione di Mps senza sapere quante azioni Mediobanca avrà? Ci sono molteplici scenari da meno del 35% a sopra il 66,7%. A seconda di quale sarà l’esito finale la valutazione di Mps può oscillare tra i 9 e i 24 miliardi”.

Nozze Mps-Bpm

Dopo il passo indietro di Andrea Orcel il mercato ha subito riacceso i riflettori su un futuro deal Mps-Bpm, che lo scorso autunno prima della mossa di Unicredit era più che un’opzione. Ma non va dimenticato il ruolo centrale di Credit Agricole, che questo mese ha chiesto alla Bce di potersi portare sopra la soglia del 20%. I francesi hanno chiarito di non avere intenzione di lanciare un’Opa su Bpm ma guardano con interesse a possibili scenari di risiko. In particolare su sportelli, sinergie Agos-Compass e sulla distribuzione dei prodotti Amundi, per cui l’Italia è il primo mercato estero.

La scorsa settimana l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, ha precisato che dopo l’operazione Mediobanca l’istituto senese disporrà di un capitale in eccesso da usare per ulteriori acquisizioni o per rafforzare la remunerazione degli azionisti.

Ipotizzando quindi che l’Ops di Siena su Mediobanca vada in porto, da una futura aggregazione tra Mps e Bpm nascerebbe un player da oltre 40 miliardi di capitalizzazione, con il 13% di Generali in portafoglio. Uno scenario gradito a Palazzo Chigi, che preferisce un polo bancario a guida italiana rispetto a ipotesi di nozze tra Generali e il gruppo francese Natixis.

Attesa per conti 2° trimestre: la preview degli analisti

Intanto settimana prossima (5 agosto) per Bpm sarà test conti. Il secondo trimestre dell’anno vedrà il consolidamento di Anima Holding e pertanto a detta di Equita questo renderà “poco indicativa una lettura su base sequenziale o annuale” in quanto l’integrazione di Anima modifica la base di confronto con i trimestri precedenti. Jefferies stima un contributo positivo di Anima ai conti per circa 70 milioni di euro. Intermonte si attende ricavi in crescita sostenuti dall’integrazione della società di gestione del risparmio Anima Holding; il margine di interesse netto è atteso in diminuzione di circa il 5,4% rispetto al trimestre precedente a causa dell’effetto negativo dei tagli dei tassi da parte della Bce e della presenza di contributi straordinari che avevano sostenuto i risultati del primo trimestre.

Barclays ha alzato il target price su Bpm a 11,1 euro e si attende risultati nel complesso positivi ritenendo però che a dettare il ritmo al titolo saranno anche le indicazioni in arrivo dal top management in termini di M&A ed evoluzione dei margini.

Analisti cauti dopo il grande rally

Il titolo Bpm è stato tra i migliori performer bancari in questi primi 7 mesi del 2025 con un saldo di +38%, che diventa quasi +70% considerando gli ultimi 12 mesi.

Tra gli analisti prevale la cautela al momento sul titolo Bpm. Solo il 33,3% dice ‘buy’, mentre la maggioranza è ‘hold’ (66,7%), mentre nessuno dice ‘sell’. Il prezzo obiettivo medio indicato è di 10,78 euro, sostanzialmente in linea con le quotazioni attuali.
Tra i più ottimisti spicca Morgan Stanley con target fissato a 11,8 euro, poco sotto Intermonte con buy e tp a 11,60.