1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Borsa Italiana sospinta da boom Intesa Sanpaolo (9,7%) e Unicredit (+8,7%). Esulta anche Leonardo

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Incipit di ottava a spron battuto per Piazza Affari che si uniforma all’ottimo umore dei principali mercati tornati in modalità risk-on. Il Ftse Mib ha chiuso a +4% a quota 17.039 punti. A dare fiato al rally è stato l’ottimismo per gli ultimi numeri di infezioni e decessi che sono diminuiti negli ultimi giorni in Italia e Spagna, i due paesi europei più colpiti da Covid-19; nelle ultime 24 ore i decessi in Spagna risultano al livello più basso dal 22 marzo. Il presidente Donald Trump ha indicato il primo calo del numero di decessi correlati al coronavirus come un “buon segno” e la dottoressa Deborah Birx, coordinatrice della risposta al coronavirus della Casa Bianca, ha dichiarato che prevede che gli Stati di New York, Detroit e New Orleans vedranno un picco nei casi COVID-19 nei prossimi giorni. Sempre ieri il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, che durante il suo briefing quotidiano con la stampa ha riferito che i decessi correlati al coronavirus, i ricoveri in terapia intensiva e le intubazioni quotidiane sono diminuiti.

Big bancarie alla riscossa

Sul parterre milanese rally prepotente dei bancari con Intesa Sanpaolo (+9,7% a 1,4582 euro) con Bloomberg Intelligence che vede il target di un dividendo 2020 di 20 centesimi divenuto adesso improbabile, ma Intesa dovrebbe comunque riuscire a mantenere un payout ratio più alto di quello medio del settore nel lungo periodo. Gli analisti di Bank of America hanno confermato buy su Intesa Sanpaolo, così come su Unicredit e Mediobanca.
Molto bene anche Unicredit (+8,67% a 7,107 euro). Il titolo Unicredit era reduce da una striscia di ben sette cali consecutivi con quotazioni ripiombate sui minimi storici.

Campari la migliore con +10%, vola anche galassia Agnelli

Maglia risa di giornata a Campari con +10,17%. Tra i migliori di giornata anche Leonardo (+7,47%) dopo le indiscrezioni del Sole 24 Ore, che ha riportato che il premier Giuseppe Conte dovrebbe prendere una decisione entro il 18 aprile sulle nomine dei vertici delle grandi società pubbliche come Eni, Enel, Poste, Leonardo per l’appunto, Enav, Mps, Terna.  Gli analisti ritengono a questo punto probabile una conferma di Alessandro Profumo nella carica di ceo, fattore che dovrebbe garantire “al gruppo la continuità in questo scenario attuale sfidante”.
Tra gli altri titoli spiccano i titoli della galassia Agnelli con +8,16% per Exor e +6,71% di FCA che ha riprogrammato l’assemblea annuale dei soci che slitta di due mesi. L’assemblea convocata per il 16 aprile 2020 è stata rinviata all’ultima parte di giugno 2020, decisione in linea con quanto fatto da altri costruttori alla luce del protrarsi dell’epidemia da COVID-19. La decisione ha anche come conseguenza il rinvio della delibera sul dividendo ordinario 2019 di € 1,1 miliardi comunicato all’epoca della conclusione del Combination Agreement con PSA.
Equita conferma buy su FCA e ritiene che lo scenario più probabile è quello della cancellazione o il rinvio almeno del dividendo ordinario sia di Fca che di Psa. Più categorica Fidentiis, anch’essa buy su FCA, che prevede che il Lingotto, così come PSA, annullerà il dividendo ordinario 2019.

Atlantia rifiata, segno meno per ENI

Si arresta il rally prepotente di Atlantia (+0,30%), miglior titolo della scorsa ottava sulle indiscrezioni di un possibile accordo con il governo per evitare la revoca ella concessione autostradale. Secondo il Messaggero il governo chiederà ad Atlantia di taglio delle tariffe del 5% nel corso della concessione, una penale di 2 mld e l’entrata di CDP e F2i nel capitale. Non si sarebbe ancora l’accordo sulla cancellazione dell’art. 35 del decreto Milleproroghe.
Tra i pochi titoli in territorio negativo spicca ENI (-0,11%) che paga il dietrofront del petrolio a seguito del rinvio del meeting Opec+ per decidere il taglio della produzione e che potrebbe a questo punto tenersi il 9 aprile. Intanto Kirill Dmitriev, numero uno del fondo sovrano russo RDIF, ha dichiarato che la Russia e l’Arabia Saudita sono “molto, molto vicine” a raggiungere un accordo sui tagli alla produzione di greggio. Un accordo, ha aggiunto, che porterà “una stabilità importante sul mercato”.