Notizie Notizie Mondo Bollettino Bce: inflazione, “prospettive più incerte del consueto”. La frase su spread Italia e Francia

Bollettino Bce: inflazione, “prospettive più incerte del consueto”. La frase su spread Italia e Francia

25 Settembre 2025 10:40

Nell’ultimo bollettino economico pubblicato oggi, la Banca centrale europea (Bce) ha fatto il punto della situazione dell’area euro, a distanza di due settimane dalla riunione dello scorso 11 settembre in cui ha deciso di mantenere (per la seconda volta consecutiva) i tassi invariati.

Meeting durante il quale sono state presentate anche le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate a settembre 2025 dagli esperti della Bce che “tracciano un quadro dell’inflazione simile a quello dell’esercizio previsivo di giugno”.

Ecco alcuni degli spunti, soprattutto in termini di inflazione, presenti nella pubblicazione che mette nero su bianco le principali informazioni economiche e monetarie alla base delle decisioni del Consiglio direttivo.

Inflazione, prospettive restano più incerte del consueto

Nella parte “valutazione dei rischi”, la Bce mette in evidenza che “i rischi per la crescita economica sono divenuti più equilibrati. Sebbene i recenti accordi sugli scambi abbiano ridotto l’incertezza, un nuovo peggioramento delle relazioni commerciali potrebbe ulteriormente frenare le esportazioni e comprimere gli investimenti e i consumi”.

Ampio spazio poi al capitolo inflazione. “Le prospettive di inflazione restano più incerte del consueto, per effetto dello scenario tuttora variabile delle politiche commerciali a livello mondiale. Un rafforzamento dell’euro potrebbe ridurre l’inflazione oltre le attese. Inoltre, l’inflazione potrebbe risultare inferiore qualora un incremento dei dazi inducesse una minore domanda di esportazioni dell’area dell’euro e un ulteriore aumento delle esportazioni verso l’area da parte di paesi con eccesso di capacità produttiva”.

Secondo quanto emerge dal report, le tensioni commerciali potrebbero determinare maggiore volatilità e avversione al rischio nei mercati finanziari, gravando sulla domanda interna e riducendo quindi l’inflazione. “Per contro, l’inflazione potrebbe risultare superiore se la frammentazione delle catene di approvvigionamento mondiali spingesse al rialzo i prezzi all’importazione e accrescesse i vincoli di capacità nell’economia interna – spiegano dalla Bce -. Anche un incremento della spesa per difesa e infrastrutture potrebbe far aumentare l’inflazione nel medio termine. I fenomeni meteorologici estremi e, più in generale, il dispiegarsi della crisi climatica potrebbero far salire i prezzi dei beni alimentari oltre le aspettative”.

Spread Italia e Francia verso convergenza

Il bollettino economico si sofferma sullo spread di Francia e Italia verso una convergenza. Il mese di settembre ha visto un aumento dell’instabilità politica in Francia. In particolare, gli operatori di mercato hanno prestato maggiore attenzione agli sviluppi fiscali, soprattutto in Francia, dove l’annuncio di un voto di fiducia per l’inizio di settembre ha destato preoccupazioni circa i ritardi nel risanamento dei conti pubblici.

“I rendimenti dei titoli di Stato francesi sono aumentati di 20 punti base, raggiungendo il 3,5 per cento, circa, alla fine del periodo in esame. I rendimenti dei titoli di Stato italiani sono invece scesi di 6 punti base, rafforzando la tendenza di più lungo periodo verso una convergenza dei differenziali di rendimento dei titoli sovrani francesi e italiani – segnala il documento -.  Discostandosi dalla tendenza mondiale al rialzo, il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a dieci anni è sceso di circa 35 punti base nel periodo in esame, collocandosi al 4,1 per cento”.

Tale calo, spiegano ancora dalla Bce, è principalmente riconducibile alla pubblicazione, alla fine di luglio e di agosto, di dati sull’occupazione inferiori alle attese, che hanno determinato una netta revisione al ribasso delle aspettative sui tassi di riferimento statunitensi a breve termine. Di conseguenza, il differenziale dei tassi a lungo termine tra area dell’euro e Stati Uniti si è ridotto di circa 35 punti base.