1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Bini Smaghi spinge su M&A: in Europa servono grandi banche. E l’EBA propone aiuti in stile TARP con Recovery Fund

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

Le banche americane riusciranno ad assorbire meglio di quelle europee lo shock provocato dalla pandemia del coronavirus. Parola di Lorenzo Bini Smaghi, ex esponente del Consiglio direttivo della Bce, al momento presidente del colosso bancario francese Société Générale.

Member of the Executive Board of the European Central Bank Governing Council (ECB), Lorenzo Bini Smaghi, delivers a speech during the “Western democracies under pressure” summit organizated by the Italian Aspen Institute and the Aspen Transatlanic Dialogue, on October 14, 2010 in Rome. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

In un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore, Bini Smaghi parla di banche europee, ma anche di Recovery Fund e di MES.
“Il divario tra grandi banche Usa ed europee è destinato ad aumentare – sottolinea, riferendosi alle conseguenze della crisi sul settore bancario – In entrambi i continenti si prospetta un calo della redditività, ma le dimensioni consentiranno ai colossi statunitensi di assorbire meglio e più rapidamente lo shock economico. In Europa servono grandi banche, ma temo che le aggregazioni paneuropee purtroppo per un po’ di tempo saranno impossibili. Sia per il calo della redditività, e quindi per la crescente difficoltà ad attrarre capitali privati. Sia perché, essendo diventate strumento di politica economica, è difficile che gli Stati rinuncino proprio in questa fase ad avere banche nazionali”.

Tutto questo mentre si mette in evidenza l’auspicio di José Manuel Campa, numero uno dell’Eba, l’Autorità bancaria europea che chiede, in un’intervista a Reuters, “un approccio europeo a sostegno delle banche”. Spiegando che “ciò potrebbe verificarsi sotto forma di una ricapitalizzazione precauzionale stile Tarp. Qui, il fondo di ripresa Ue potrebbe svolgere un ruolo”.
Dal Recovery Fund proposto dalla Francia di Emmanuel Macron e dalla Germania di Angela Merkel aiuti dunque alle banche europee appartenenti a paesi più deboli e più colpiti dal coronavirus, come le banche italiane? Campa precisa che, a suo avviso, l’assistenza dovrebbe essere data comunque a banche reputate fondamentalmente solide ma che sono state colpite più che da altre dalla crisi COVID-19.
Intanto, Equita SIM calcola che “per recuperare gli impatti sul capitale previsti dall’EBA, sarebbero necessari fra i 22 e 37 miliardi di euro per le banche italiane”
Equita dirama oggi una nota dedicata proprio al settore bancario, facendo riferimento anche alle parole del numero uno dell’Eba, sulla necessità che venga lanciata un’operazione di ricapitalizzazione precauzionale à la Tarp Usa.
“L’EBA ha pubblicato un report in cui si stimano gli impatti del deterioramento macro legato al Covid-19 sulle banche europee. Non vengono forniti dettagli a livello di paese, l’assunzione sottostante è di una contrazione cumulata del Pil in 2 anni del 2,4%, ipotesi simile a quella incorporata nelle guidance dalle banche italiane. In base a 3 scenari differenti (nel primo è previsto che il deterioramento sia legato esclusivamente ai settori più immediatamente colpiti dalla crisi, mentre il terzo prevede effetti più pervasivi con allargamento ad esempio anche a prestiti personali) si stima:

  • un impatto negativo sul CET1 delle banche europee compreso fra -233 e -380 punti base, a causa delle perdite su crediti e aumento delle RWA. Le banche italiane hanno un CET1 2020 di 13,1%, che scenderebbe in un range 10,8% – 9,4% applicando l’impatto previsto dall’EBA.
  • il costo del rischio è atteso a 116 punti base nello scenario 1, 186bps nello scenario 2 e 200bps nello scenario 3. In occasione dei risultati del primo trimestre le banche hanno fornito guidance di costo del rischio FY di circa 100bps, ad eccezione di UniCredit che prevede 200-240bps per il CBK Italy.

“In base alle nostre stime – scrivono gli analisti di Equita – soltanto Intesa SanPaolo e Mediobanca risulterebbero in grado di generare utili incorporando i livelli di costo del rischio ipotizzati dall’EBA nei 3 scenari, mentre tutte le altre banche riporterebbero perdite anche a partire dallo scenario 2 (ie costo del rischio a 186bps). Le simulazioni fornite dall’EBA confermano – come prevedibile – che in uno scenario caratterizzato da elevata incertezza e probabile forte aumento nel costo del rischio, lo stock picking deve privilegiare banche di maggiore dimensione che, grazie alle economie di scala che garantiscono livelli superiori di efficienza e a business model più diversificati, risultano più attrezzate a fronteggiare shock esterni. La nostra strategia è coerente con questo approccio, visto che i nostri best pick sono rappresentati da Intesa SanPaolo, Mediobanca e Credem”.
Equita riprende poi, per l’appunto, le dichiarazioni del presidente dell’EBA José Manuel Campa, che “ha proposto di adottare un approccio europeo alla crisi utilizzando le risorse del Recovery Fund con uno schema simile al TARP (ie lo schema di ricapitalizzazione utilizzato in USA nel 2008)”.
A tal proposito, dai calcoli di Equita, emerge per l’appunto che per recuperare gli impatti sul capitale previsti dall’EBA sarebbero necessari fra i 22 e 37 miliardi di euro perle banche italiane”. In generale, secondo gli analisti, “la possibilità di utilizzare un approccio comune per ricapitalizzare le banche, benché favorita dal temporary framework che sospende di fatto il bail-in fino a fine anno, ci sembra di difficile implementazione – fra l’altro – per una questione di tempi e di scarsa uniformità nei profili di rischio delle banche europee”.
Tornando  a Bini Smaghi, l’ex esponente della Bce sottolinea nell’intervista al Sole 24 ore di sperare che la crisi rappresenti ‘l’occasione per promuovere un vero mercato unico dei capitali’. La crisi economica scatenata dal Coronavirus, spiega, dovrebbe essere sfruttata insomma dall’Europa come un’occasione per accelerare nel processo di integrazione.
Riguardo alla proposta del numero uno della Vigilanza sulle banche della Bce, Andrea Enria, relativa alla creazione di una bad bank europea, il presidente di SocGen commenta che “le bad bank vanno finanziate con capitali pubblici” e che “bisognerà vedere se il problema degli Npl sarà uguale in tutta Europa o se riguarderà principalmente i paesi che non hanno completato la riduzione dei crediti a rischio prima della crisi”. A suo avviso, “il problema dovrebbe riguardare soprattutto le banche medio-piccole, meno redditizie e meno attrattive per i capitali privati”.
Non poteva mancare una domanda sul Mes, che Lorenzo Bini Smaghi appoggia. L’economista ribadisce il suo sostegno al ricorso al Fondo salva stati.
Al giornalista, che gli fa notare che per ora solo Cipro lo ha richiesto e che gli domanda se per caso una “eventuale richiesta dell’Italia comporti uno stigma nei confronti degli investitori”, l’ex Bce risponde:
“Al contrario, lo stigma da parte degli investitori potrebbe esserci se non lo utilizzeremo. Un paese come l’Italia che rifiuta un prestito che costa meno delle emissioni di titoli di Stato nazionali dà l’impressione di fare scelte poco razionali, su basi ideologiche”.