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Bini Smaghi: sentenza Alta Corte tedesca contro QE ‘ridicola, Bce ha valutato tutti pro e contro’

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La sentenza di Karlsruhe alias Alta corte tedesca? E’ “ridicola”. Parola di Lorenzo Bini Smaghi, che di banche centrali e di banche se ne intende eccome, visto che è stato esponente del Consiglio direttivo della Bce dal giugno 2005 al 10 novembre 2011. E visto che ora è presidente di Société Générale.

“La Corte sta chiedendo alla banca centrale di dimostrare di aver rispettato nella sua decisione (di lanciare il piano PSPP, più conosciuto come piano di Quantitative easing) il principio di proporzionalità – ha detto l’economista, intervenendo nella trasmissione della Cnbc Squawk Box Europe – Francamente, pensare che la Bce non lo abbia fatto è ridicolo. C’è una grande quantità di ricerche, di report, di dichiarazioni, che mostrano chiaramente che non è che la Bce ci sia riunita così, in cinque secondi, per dire “alziamo o tagliamo i tassi”. Ci sono analisi, discussioni, argomentazioni e a volte anche disaccordi molto profondi” in giro, che dimostrano il contrario.
Bini Smaghi ha ricordato tra l’altro che è stato lo stesso presidente della Bundesbank Jens Weidmann, a spiegare diverse volte che, se è vero che il piano QE della Bce ha molte conseguenze economiche, è altrettanto vero che l’effetto complessivo che produce sulla stabilità dei prezzi è coerente con il suo obiettivo.

“Se qualcuno prendesse la sentenza più seriamente sarebbe un po’ preoccupante, visto che la Bce ha davvero dovuto valutare tutti i pro e i contro“, ha detto ancora l’ex membro della Banca centrale europea, sottolineando che Francoforte si è interrogata diverse volte sulla propria capacità di bilanciare il proprio mandato (assicurare la stabilità dei prezzi in Eurozona) con l’impatto che il QE avrebbe potuto avere su alcune persone, su alcuni debitori).
Se dunque il verdetto venisse preso più sul serio, “alla fine verrebbe violata l’indipendenza della Bce“.
Nelle stesse ore in cui Bini Smaghi rilasciava l’intervista alla Cnbc si facevano sentire sia Christine Lagarde, numero uno della Bce, che la Corte di Giustizia europea, la cui autorità è stata innegabilmente messa in discussione da Karlsruhe, visto che, nella sentenza anti-QE, l’Alta Corte tedesca ha affermato che la “sentenza della Corte di giustizia europea non è vincolante per quanto concerne le sue proprie decisioni”.
E invece è proprio vincolante, ha ribattutto la corte di Lussemburgo in un comunicato diramato oggi, anche perchè, in caso contrario, se davvero ciascuna corte nazionale potesse prendere decisioni autonome, le divergerenze che ne emergerebbero metterebbero a rischio sia l’ordine giuridico dell’Unione europea che la certezza del diritto. A ribattere a Karlsruhe, anche se in modo decisamente meno esplicito è stata per l’appunto Lagarde, con una frase che dice tutto: “Dobbiamo assicurarci che non ci siano limiti ingiustificati ai nostri interventi“.
A parte, ovviamente, quelli contenuti nel mandato.