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Benoit Coeuré (Bce) striglia l’Italia: ‘unica in Eurozona in recessione tecnica, e non dipende dall’euro’

Il funzionario della Bce: “Chi non ha spazio di manovra non dovrebbe usarlo o fingere di averlo. Ciò non vale solo per l’Italia ma anche per la Francia: entrambi i …

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“Non sta a me parlare di politica. Ma è vero che economicamente l’Italia è in un momento difficile. E’ l’unico Paese dell’Eurozona in recessione tecnica. E non ha visto un miglioramento nel mercato del lavoro, il che è un’altra cosa che la distingue dalle altre economie dell’area euro. Nel lungo periodo, il problema dell’Italia è ben noto: è la crescita della produttività”. Così Benoit Coeuré, funzionario della Bce facente parte del Consiglio direttivo della banca centrale europea, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Di Italia e delle sue sfide ha parlato nel fine settimana appena trascorso anche Mario Centeno, il numero uno dell’Eurogruppo, intervistato dal Sole 24 Ore, facendo un paragone tra Italia e Portogallo.

“Non vi sono buone o cattive politiche di per sé. Vi sono sempre alternative possibili. Ma tutte le scelte politiche devono superare un test, ossia devono essere finanziariamente possibili – ha spiegato il funzionario portoghese – Nel 2015 il Portogallo optò per un cambio politico e una nuova strategia economica, ma le scelte che facemmo dovevano essere realizzabili secondo le particolari condizioni finanziarie del Paese. L’elevato livello dei rendimenti obbligazionari in Italia rende le condizioni più stringenti in un contesto nel quale alcune scelte del governo sono particolarmente costose. Rispetto al picco del 2018 i rendimenti obbligazionari sono calati, ma le imprese soffrono ancora di pesanti condizioni finanziarie. In questa situazione, il governo deve dimostrare responsabilità perchè lo Stato è il garante della sostenibilità delle condizioni finanziarie di un paese. Le politiche economiche devono esesre sostenibili. Naturalmente, ciò è più difficile quando il paese è costretto comunque a ridurre l’indebitamento. Un debito elevato pesa sulle banche, sulle imprese, sulle famiglie, sull’economia del Paese nel suo insieme”.

Tornando all’altro monito lanciato all’Italia, quello di Benoit Coeuré, il Corriere della Sera ricorda come il banchiere sia una delle figure più vicine al numero uno Mario Draghi, tanto da poter prendere anche il suo posto a fine anno, quando scadrà il mandato del presidente.

Sull’Italia, unico paese dell’Eurozona a non crescere e a versare in una condizione di recessione tecnica, Coeuré spiega:

“Non credo che niente di tutto questo abbia a che fare con l’euro, altrimenti sarebbe un problema generale dell’Eurozona. La risposta è puntare sulle forze del Paese, come le imprese medie e piccole. E usare il mercato unico come leva per rafforzarle e aiutarle a esportare nei mercati globali. Isolamento e protezionismo non funzionano. L’Europa è un asset per le nostre economie”.

Non manca un monito più o meno esplicito alle politiche di bilancio espansive del governo M5S-Lega:

“Chi non ha spazio di manovra non dovrebbe usarlo o fingere di averlo. Ciò non vale solo per l’Italia ma anche per la Francia: entrambi i Paesi hanno ancora strada da fare per ricostruire dei cuscinetti fiscali di sicurezza”.

Benoit Coeuré si esprime anche in merito a quel doppio shock esterno che è arrivato la scorsa settimana dalla Bce che, a sorpresa (in quanto prima del previsto rispetto a quanto scontato dai mercati), ha annunciato sia nuove operazioni TLTRO  a favore delle banche dell’Eurozona, che il cambiamento della forward guidance sui tassi. Sulla possibilità che, in caso di shock esterni, la Bce torni a risfoderare l’arma del Quantitative easing, acquistando titoli di stato dell’area euro, il banchiere tuttavia frena:

Non ne vediamo la necessità. Continuiamo a vedere una crescita consistente, nonostante sia meno forte di prima. Servirà più tempo per raggiungere l’obiettivo d’inflazione ma ci arriveremo. Stiamo reagendo agli sviluppi che abbiamo visto finora, quindi manterremo i tassi a zero più a lungo, continueremo a reinvestire i pagamenti che ci arrivano dai titoli che maturano nel nostro portafoglio, garantiremo liquidità a condizioni favorevoli alle banche, a patto che finanzino l’economia reale. Se mi chiede di un altro programma di acquisto di titoli, dico solo che questo strumento è ormai nella nostra cassetta degli attrezzi ma non ce n’è necessità ora”.

La Bce di Mario Draghi e Benoit Coeuré ha rivisto al ribasso sia le stime sulla crescita del Pil che dell’ inflazione. Particolarmente pesante il downgrade sull’outlook sulla crescita del 2019, passato dal +1,7% atteso a dicembre a +1,1%. Sempre per l’anno in corso, è stato significativo il downgrade dell’outlook sull’inflazione, dall’1,6% a un tasso dell’1,2%. Nella conferenza stampa successiva agli annunci della Bce, il presidente Mario Draghi ha citato l’Italia tra i motivi della forte revisione al ribasso del Pil 2019. Alla domanda sui fattori responsabili del downgrade, Draghi ha risposto, infatti, che “uno di questi è certamente l’Italia”, citando anche “il settore automobilistico tedesco”.