Notizie Notizie Mondo Bce: non solo tassi, arriva il QT. BTP in corto circuito

Bce: non solo tassi, arriva il QT. BTP in corto circuito

15 Dicembre 2022 17:40

Riesplode l’ansia sui tassi BTP e sullo spread BTP-Bund, con il QT-Quantitative Tightening formalmente annunciato dalla Bce di Christine Lagarde.

Oltre a comunicare il rialzo dei tre principali tassi di riferimento dell’area euro, la Banca centrale europea ha manifestato, infatti, l‘intenzione di iniziare a ridurre il proprio bilancio, gonfiato in tutti questi anni con il programma contrario al QT, ovvero il QE-Quantitative easing, in termini tecnici APP (PPA in italiano).

I BTP non hanno retto il colpo, sebbene l’annuncio fosse in cantiere da tempo: il QT, anche quando sembrava lontano, è sempre stato visto alla stregua di una minaccia per la carta italiana e, in particolare, per tutti i titoli di stato dei paesi periferici, o anche del Sud Europa.

Nel caso dell’Italia, la vulnerabilità del debito sovrano trova spiegazione nel peccato originale del debito pubblico, troppo alto rispetto al Pil.

Non solo rialzi tassi, QT Bce: lo schiaffo a BTP e spread

L’effetto negativo, in particolare sui BTP, era stato però sempre rimarcato. Motivo: la mole del debito pubblico dell’Italia, praticamente lo stesso motivo che aveva portato Mario Draghi, ai tempi in cui era ancora presidente della Bce a varare il QE, per blindare il paese dalla speculazione.

Un QE ormai non più sostenibile, visto che l’inflazione continua a galoppare nell’area euro, anche per quella immensa iniezione di liquidità che Francoforte ha portato avanti per diversi anni.

Di recente, il QT era stato in qualche modo sponsorizzato anche da paesi falco dell’Eurozona come Germania e Olanda.

Vale la pena ricordare quanto aveva detto qualche settimana fa il numero uno della Bundesbank, Joachim Nagel.

Nagel aveva sottolineato l’urgenza che il QT partisse all’inizio del 2023: in questo modo, secondo il banchiere tedesco – falco come il collega olandese – la Bce avrebbe confermato “la forte determinazione” a far scendere l’inflazione, continuando al contempo a lanciare “mosse decisive” sui tassi di interesse.

Il presidente della banca centrale tedesca era andato più in là, chiedendo anche lo stop dei reinvestimenti:

Dovremmo iniziare a ridurre la dimensione delle partecipazioni nei bond all’inizio dell’anno prossimo, senza effettuare più neanche i reinvestimenti pieni di tutti i bond che arrivano a scadenza”.

Queste richieste sono state accontentate?

In parte sì.

Lagarde ha confermato quanto scritto nel comunicato con cui la Bce ha fatto l’annuncio sui tassi. Ovvero, così si legge:

Il Consiglio direttivo intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PAA (APP, dunque QE) sino alla fine di febbraio 2023. Successivamente il portafoglio del PAA sarà ridotto (partirà dunque il QT) a un ritmo misurato e prevedibile, in quanto l’Eurosistema reinvestirà solo in parte il capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Il ritmo di tale riduzione sarà pari in media a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023 e verrà poi determinato nel corso del tempo”.

LEGGI: La storia dei bazooka della Bce APP e PEPP

QT: ecco quando cadrà la stampella Bce all’Italia

In sostanza, la riduzione del portafoglio-bilancio della Bce ingolfato dai titoli di stato dell’area euro che sono stati acquistati in questi anni, a partire dal 2015, inizierà nel marzo dell’anno prossimo, dunque a inizio 2023.

Un articolo pubblicato sull’FT-Financial Times da Martin Arnold aveva già messo in evidenza la posizione precaria dell’Italia.

Le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito potrebbero riaffacciarsi in paesi come l’Italia, in un contesto in cui i tassi di interesse salgono di più e la Bce passa dall’essere un acquirente netto di bond a un istituto che invece li smobilizza”, aveva commentato Veronika Roharova, capo economista dell’area euro per Swiss bank Credit Suisse.

Per avere un’idea dei debiti sovrani che la Bce si appresta a scaricare, basta qualche numero:

valgono 5 trilioni di euro i bond che la banca centrale europea detiene nel suo bilancio, e sono questi 5 trilioni di euro di bond, che includono una immensa fetta di BTP, che saranno smobilizzati. Certo, in modo graduale, come ha confermato la Bce.

Detto questo, la stampella QE-PPA per l’Italia, (necessaria comunque a tanti altri paesi dell’area euro), sta per essere ritirata. E il problema è che non è detto che l’Italia abbia imparato a camminare da sola: tutt’altro, visto che non lo ha mai fatto.

Più che naturale dunque l’ansia sui tassi BTP e sullo spread.

I tassi decennali dei BTP sono schizzati così sul mercato secondario di quasi 27 punti (26,8 punti), volando al 4,125% , portando lo spread BTP-Bund a infiammarsi oltre la soglia di 200 punti, fino a 201,5 in crescita di ben 10 punti base.

Va detto che il problema non è rappresentato ‘solo’ dalla decisione della Bce di staccare la spina agli acquisti (seppur, ripetiamolo, in modo graduale).

C’è anche la questione della necessità dei governi di finanziare quelle misure di aiuti contro la crisi energetica che sono sul punto di essere varate con le rispettive leggi di bilancio: aiuti ai cittadini dei rispettivi paesi, per fare in modo di rendere più sopportabile ai consumatori l’amaro calice del #caroenergia e del #carobollette.

E aiuti su cui in realtà Christine Lagarde, nel corso della conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi, ha anche frenato, laddove ha detto che, se è vero che questi stimoli possono far scendere il peso dell’inflazione ora, rischiano poi di tornare a infiammarla, costringendo così la Bce a essere ancora aggressiva.

Non per niente, Lagarde ha dato un’importante anticipazione, ovvero che i tassi dell’area euro potrebbero essere alzati di “50 punti base” per un po’ di tempo.

Bce: l’inflazione corre, attesi rialzi tassi significativi

L’inflazione corre, e Francoforte prevede che i rischi siano tuttora al rialzo.

L’inflazione è ancora troppo alta”:  ha ammesso Lagarde, prevedendo, a dispetto dei mercati, rialzi dei tassi ancora significativi, che inevitabilmente faranno male all’economia, visto che l’outlook degli esperti dell’Eurotower è di una recessione.

Il Pil dell’Eurozona si contrarrà sia nel corso di questo trimestre che in quello successivo. La recessione, ha tentato di rassicurare  Lagarde, sarà comunque di breve durata e poco profonda.

Il punto è che i tassi continueranno molto probabilmente a correre, dopo essere stati alzati oggi, per l’appunto, di 50 punti base: per la precisione, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saliranno rispettivamente al 2,50%, al 2,75% e al 2,00%, con effetto dal 21 dicembre 2022.

Proprio il rialzo di questi tassi si tradurrà in un aumento ulteriore dei costi di finanziamento dei debiti pubblici.

Non è certo una coincidenza il fatto che lo Stato, o meglio il governo Meloni, per essere ancora più precisi la Lega di Giancarlo Giorgetti e di Giulio Centemero, stia pensando di convincere le famiglie italiane a investire i risparmi in BTP per soli italiani, un mix tra BTP Italia e BTP futura, che qualcuno ha definito già autarchici e/o sovranisti.

Per quanto riguarda il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme), nel comunicato di oggi della Bce si legge che “il Consiglio direttivo intende reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma almeno sino alla fine del 2024. In ogni caso, la futura riduzione del portafoglio del PEPP sarà gestita in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria”.

Ancora, “il Consiglio direttivo continuerà a reinvestire in modo flessibile il capitale rimborsato sui titoli in scadenza del portafoglio del PEPP, per contrastare i rischi per il meccanismo di trasmissione della politica monetaria riconducibili alla pandemia”.

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Bce e tassi, eToro risponde: Lagarde & Co. stanno esagerando?

Le novità dell’ultimo atto del 2022 della Bce e l’effetto in particolare sui BTP e sullo spread sono state commentate da Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Così l’analista interpellato da FOL:

La Bce si è mostrata molto più falco di quanto si potesse immaginare. La recessione diventa sempre più probabile nel breve termine, sebbene breve e poco profonda, mentre l’inflazione rimane ancora ‘troppo elevata’ e, secondo le proiezioni, tale da mantenersi su un livello superiore all’obiettivo per un periodo di tempo ‘troppo prolungato’. A tutto questo si aggiunge il nuovo programma di QT, con un piano che prevede riduzioni nell’Asset Purchase Programme per una media di 15 miliardi di euro al mese nel secondo trimestre, con un ritmo ancora da definire successivamente”.

Debach ha fatto notare che i mercati hanno risposto alla Bce con “vendite sul comparto azionario, rialzi sui rendimenti dei titoli di Stato, aumento dello spread ed euro in rialzo“.

Il trend dei mercati è stato così motivato:

A spaventare i mercati non è tanto l’atteso rialzo di 50 punti base, quanto una Bce che riporta nuovi aumenti ‘significativi’ dei tassi in futuro. Mercati che rivedono al rialzo le aspettative future dei tassi, con una lotta all’inflazione ancora lontana dall’essere estirpata. Anzi il calo di novembre sembra non generare entusiasmo, con l’inflazione dei beni alimentari e le pressioni di fondo sui prezzi in tutta l’economia che si sono rafforzate e si protrarranno per qualche tempo”.

Vista la risposta al rialzo sullo spread, passato da 196 punti agli attuali 204 – ha fatto notare l’esperto di eToro – l’attenzione sui debiti pubblici locali (Italia in primis) resta attentamente monitorata. Il piano della banca centrale di tagliare il suo sostegno ai mercati dei titoli sovrani arriva mentre i governi della zona euro sono pronti a emettere più debito il prossimo anno per coprire il costo della protezione delle famiglie e delle imprese dall’impatto dei prezzi elevati dell’energia quest’anno”.

Per valutare se questa risposta della Bce sia esagerata o meno, basta fare un confronto con altre politiche monetarie a livello globale. Sebbene i rischi di recessione siano maggiormente presenti in Europa che in America, la Bce ha il mandato esclusivo di monitorare la stabilità dei prezzi”.

E , “con un’inflazione a doppia cifra, con solamente la lettura di novembre che ha restituito una flessione (la prima da giugno 2021) e per lo più, come evidenziato oggi dalla stessa Bce, generata dal calo dei prezzi energetici, risulta difficile pensare che le pressioni sui prezzi siano acqua passata”.

Tra l’altro, “la Banca Centrale Europea ha deciso di adottare un percorso di rialzi solamente dallo scorso luglio, partendo con un rialzo da 50pb (il suo primo da quasi 11anni) e arrivando ad oggi a un totale di 250 pb. Nello stesso periodo la Fed ha rialzato i tassi di 425 pb, iniziando da marzo, mentre la Bank of England, nell’ultimo anno, ha visto un rialzo di 340 pb”.

Parlare quindi di esagerazione sulla stretta monetaria, con solamente quattro rialzi effettuati, due da 50 e due da 75 punti base, sembra prematuro conclude Gabriel Debach – Mentre la politica monetaria può fare poco per influenzare l’inflazione nel brevissimo termine, è essenziale che la banca centrale adotti misure necessarie per garantire la stabilità delle aspettative di inflazione a medio termine”.