Notizie Notizie Mondo Bce: tassi fermi, inflazione e prospettive (ancora incerte). I primi messaggi del 2026

Bce: tassi fermi, inflazione e prospettive (ancora incerte). I primi messaggi del 2026

5 Febbraio 2026 14:20

La Banca centrale europea (Bce) mantiene i tassi fermi per il quinto meeting consecutivo, rispettettando le attese del mercato. I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno invariati rispettivamente al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%.

Adesso, si attende la confererenza stampa della presidente Christine Lagarde che illustrerà le decisioni e fornirà spunti sulla traiettoria futura della politica monetaria della zona euro. Un tema che con molta probabilità potrebbe emergere è quello del rafforzamento dell’euro (in particolare il suo impatto economico) e la rinnovata imprevedibilità commerciale.

Tassi Bce fermi: il comunicato ufficiale

Nessun cambio di rotta per il consiglio direttivo della Bce che ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento. Nel comunicato ufficiale appena diffuso, l’istitut0 di Francodorte precisa che “la sua valutazione aggiornata conferma nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine. L’economia continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, l’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, insieme agli effetti favorevoli derivanti dalle passate riduzioni dei tassi di interesse, stanno sostenendo la crescita”.  Dalla Bce avvertono che al tempo stesso, “le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche in atto a livello mondial

In attesa della conferenza stampa di Lagarde, la Bce sottolinea che il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, è stato ribadito che verrà seguito “un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione”. In particolare, le decisioni sui tassi “saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.

ING: Bce si trova ancora comodamente in a “good place”

“Non c’è necessità di cambiare. Questo è ciò che probabilmente deve avere pensato la Banca Centrale Europea durante la riunione odierna, dato che ha appena annunciato la decisione di mantenere i tassi di interesse ai livelli attuali. La politica ufficiale dimostra anche che la Bce si trova ancora comodamente in a “good place”. E, con l’eurozona che dovrebbe crescere e un’inflazione che si manterrà intorno al 2%, ci sono pochissime argomentazioni per mettere in discussione la posizione favorevole della Bce”, spiega Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING. Secondo l’esperto, un euro più forte potrebbe ancora spingere la Bce a riavviare il ciclo di tagli dei tassi. “Considerando la storia dei cicli di tagli dei tassi delle banche centrali, un periodo di inattività prolungato dopo una serie di tagli non significa automaticamente che la Bce abbia terminato. Nel 2012 e nel 2024, abbiamo assistito a due occasioni in cui ha riavviato un ciclo di tagli che inizialmente sembrava concluso”.

E ancora, guardando al futuro, per Brzeski “se la Bce dovesse abbandonare il suo “good place”, qualsiasi prima mossa sarebbe un taglio, non un rialzo, almeno nel breve termine”.

Perche resterà ancora in modalità pilota automatico nel prossimo futuro: il punto di Goldman Sachs AM

“La Bce rimarrà in modalità pilota automatico nel prossimo futuro, poiché le recenti turbolenze non sembrano in grado di spingere il Consiglio direttivo a modificare il proprio corso. La pressione accomodante derivante dalla rinnovata possibilità di dazi doganali sulla scia dell’incertezza geopolitica e della forza dell’euro è controbilanciata dalla crescita resiliente e dall’aumento dei prezzi delle commodity, che lasciano pochi incentivi ad agire – spiega Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management -. Sebbene prevediamo che Lagarde continuerà a sottolineare i rischi su entrambi i fronti, l’orientamento complessivo rimane propenso a un ulteriore allentamento, dato il quadro inflazionistico favorevole, soprattutto nella prima metà dell’anno”.