Tassi Bce: verso una nuova pausa. Mutui: in che direzione guardare tra fisso e variabile?
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Banca Centrale Europea protagonista oggi con il primo meeting del 2026. Di fatto, non sono attese novità con i tassi attesi invariati per la quinta riunione consecutiva, ritenendo che l’ultima ondata di tensioni globali e la forza dell’euro non abbiano ancora destabilizzato l’economia. Primi annunci alle 14:15 con la pubblicazione del comunicato ufficiale e trenta minuti dopo al via la consueta conferenza stampa della presidente Christine Lagarde che potrebbe essere “interrogata” sulla questione cambio.
Lagarde le “interrgogazioni” attese sull’euro
Un avvio d’anno che è stato senza dubbio movimentato: dai forti attacchi alla Federal Reserve alla cacciata del presidente del Venezuela fino alle minacce di Donald Trump di ulteriori dazi all’Europa. Il risultato è stato un dollaro più debole che ha brevemente spinto l’euro al suo livello più alto dal 2021. Il recente rally della moneta unica è emerso come un rischio per le prospettive della Bce, che prevede un’inflazione in calo sotto il 2% quest’anno e il prossimo (ieri il dato preliminare di gennaio, con un’inflazione ancora sotto target Bce). Un rafforzamento dell’euro e le sue conseguenze potrebbero emergere nel corso della conferenza di Lagarde che oggi “si muoverà” senza il supporto di nuove proiezioni.
“Commenti di Lagarde, come il fatto che la Bce stia “monitorando attentamente i tassi di cambio” o qualsiasi accenno all’aumento dei rischi al ribasso per l’inflazione, colpirebbero, ma non affosserebbero l’EUR/USD”, spiegano da ING, secondo i quali un livello inferiore a 1,1770 oggi potrebbe aprire l’area 1,1700/1,1720, ma dubitiamo che la coppia EUR/USD scenda più in basso di così nel breve termine.
Shaan Raithatha, Senior Economist di Vanguard Europe, sottolinea che “nonostante le notizie geopolitiche (ad esempio sulla Groenlandia), le ipotesi tecniche dello staff Bce sull’euro e sull’energia rimarranno sostanzialmente invariate. Continuiamo a prevedere che la politica monetaria rimarrà invariata nel 2026, con i rischi maggiormente orientati verso ulteriori misure di allentamento”. commenta
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Mutui: variabili più convenienti, ma banche e mutuatari continuano a puntare sui fissi
E’ iniziata la riunione del consiglio direttivo della Banca Centrale Europa. In attesa del meeting, Facile.it ha svolto un’analisi sull’andamento dei tassi fissi che, nell’ultimo anno, sono aumentati notevolmente e potrebbero continuare a crescere nei prossimi mesi.
Si parte dall’IRS, l’indice di riferimento per i mutui fissi, che trainato dall’andamento dei titoli di stato europei è aumentato. L’indice a 25 anni, ad esempio, è cresciuto di 80 punti base, passando dal 2,4% di gennaio 2025 al 3,2% di gennaio 2026. Considerando un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, questa differenza si traduce in un aumento medio della rata di circa 50 euro al mese; in pratica chi ottiene oggi questo finanziamento pagherà circa 15.000 euro in più di interessi rispetto a chi lo ha ricevuto dodici mesi fa.
Sul fronte dei variabili, invece, i tassi nell’ultimo anno sono calati, tornando ad essere l’opzione più conveniente sul mercato, e secondo le aspettative degli analisti, rappresentate dai Futures sugli Euribor, dovrebbero rimanere sugli attuali livelli per tutto il 2026.
Nonostante i variabili siano più convenienti, dai dati dell’Osservatorio Facile.it – Mutui.it emerge che gli italiani continuano a preferire la certezza della rata. Nel dettaglio, a gennaio 2026 il 91% delle richieste di mutuo era indirizzata verso il tasso fisso. In aumento la quota di chi opta per il variabile che, pur restando minoritaria, è passata in un anno dall’1% al 9%.
“Oggi le condizioni rivolte alla clientela restano comunque favorevoli anche sui fissi, con tassi (TAN) che, per le migliori offerte, restano ampiamente sotto la soglia del 4%”, spiegano gli esperti di Facile.it. “Questo è dovuto, in particolare, alle politiche delle banche, che proprio per contenere il più possibile i tassi fissi stanno applicando spread – vale a dire il margine di guadagno – bassi e in alcuni casi vicini, se non addirittura inferiori, allo zero. L’obiettivo degli istituti di credito è mantenere quanto più a lungo possibile il cliente che ha sottoscritto un finanziamento ed evitare che possa surrogare verso offerte migliori.” Fino a quando i tassi fissi resteranno in area 3%? Complesso fare previsioni, ma se l’IRS continuerà a crescere come accaduto nell’ultimo anno, è difficile pensare che le banche potranno mantenere gli indici sugli attuali livelli e sotto la soglia del 4%.
La domanda che resta sul tavolo in tema mutui è: quale strada scegliere? Non esiste una risposta univoca o una scelta migliore dell’altra. In particolare da Facile.it chiariscono che “la decisione va presa in base alle caratteristiche di ciascun mutuatario: la propensione al rischio, la posizione reddituale e lavorativa, l’immobile oggetto di mutuo e così via”. “Il variabile garantisce un risparmio iniziale, che però potrebbe svanire nel corso del tempo; il fisso, di contro, a fronte di una rata più elevata, offre la certezza che questa non cambi. Il consiglio è farsi assistere da un consulente esperto che possa aiutare a valutare tutte le variabili”.