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Svolta green anche per la Bce, la revisione strategica passerà dal clima. Morgan Stanley indica i possibili impatti sui mercati

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Si accende il dibattito interno alla Banca centrale europea (Bce) in tema di revisione della strategia, volta ad abbracciare le problematiche climatiche. Da una parte Christine Lagarde e probabilmente la maggioranza del Consiglio direttivo sostengono come sia necessario un riesame delle priorità strategiche visto che il cambiamento climatico influirà sempre di più sul mandato primario di stabilità dei prezzi, con gli eventi meteorologici estremi che creano nel breve volatilità su produzione e inflazione e nel lungo periodo effetti sulla crescita. D’altra parte, i tradizionalisti, come Jens Weidmann, invece appoggiano l’idea che debbano essere i governi ad agire, ad esempio fissando un prezzo per le emissioni di carbonio, e non le banche centrali, che rischiano invece di andare oltre il proprio mandato nel momento in cui rompono la market neutrality e discriminano su basi diverse dai prezzi di mercato, considerando i criteri ambientali. La riflessione è ancora lunga. Il riesame della priorità strategiche dovrebbe essere ultimato entro la seconda metà del 2021.
Nel frattempo Morgan Stanley analizza quali possibili impatti avrà questa revisione strategica della politica monetaria della Bce sui mercati e sugli investimenti. Nel suo report “Sustainability & Economics: Green Shift at the ECB”, tradotto “Sostenibilità ed economia: la svolta green alla Bce”, la banca d’affari americana sostiene che sarà un cambiamento di rotta graduale: “Pensiamo che l’attenzione iniziale si concentrerà sulla comunicazione del rischio climatico”. L’aspettativa è che la Bce dichiari che l’azione sul climate change rientri nel suo mandato, aprendo la porta ad una “green shift” nelle politiche con un impatto sui mercati.

In uno scenario base, secondo Morgan Stanley, una graduale introduzione di criteri di valutazione legati alle emissioni di CO2 sugli acquisti si tradurrà innanzitutto in una modesta accelerazione nella forbice di prezzo tra leader e ritardatari nel campo della decarbonizzazione, ma anche in un irripidimento delle curve di credito dei ritardatari a cui seguirà un aumento incrementale dei premi delle obbligazioni verdi sovrane. Il cambiamento verde, che probabilmente coinvolgerà l’aggiustamento del collaterale, delle policy di portafoglio e del capitale bancario, sarà comunque implementato gradualmente, man mano che le informazioni sui rischi climatici diventeranno maggiormente disponibili, mentre il collaterale e gli acquisti probabilmente diventeranno “green” dal 2023 e il capitale bancario dal 2025. Nel suo scenario, il QE potrebbe escludere interi settori aziendali, provocando un dirompente re-pricing delle obbligazioni societarie, nonché un interesse per le obbligazioni verdi sovrane, data la loro scarsezza.
Ma attenzione, perché “anche prima che la Bce agisca, è probabile che semplicemente con la sua credibilità e la minaccia di azioni future sostenga uno spostamento del mercato a favore degli emittenti verdi”, conclude Morgan Stanley.