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Bce non abbassa guardia contro pandemia Covid e sfida reflation trade. Lagarde meglio di Powell? Più bazooka PEPP per blindare BTP & Co

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Se qualcuno voleva che la Bce battesse un colpo per confermare il suo attenti al recente rialzo dei tassi che dagli Stati Uniti si è propagato in Eurozona, è stato accontentato.
Nel confermare i tassi, la banca centrale europea di Christine Lagarde ha dato ragione a chi aveva scommesso su un rafforzamento del QE pandemico, il programma di acquisti di asset PEPP sfornato proprio per far fronte alla pandemia del coronavirus, e per mettere in sicurezza le economie del blocco.

PEPP sta infatti per Pandemic emergency purchase programme, ovvero per programma di acquisto di emergenza pandemica. Nel comunicato la Bce ha scritto chiaramente che, “sulla base di una valutazione congiunta delle condizioni di finanziamento e delle prospettive di inflazione, il Consiglio direttivo si attende che nel prossimo trimestre gli acquisti nell’ambito del PEPP siano condotti a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi di quest’anno”.
Di quanto saranno aumentati gli acquisti?’ ha chiesto qualcuno durante la conferenza stampa in cui ha preso la parola la numero uno dell’istituzione.
Lagarde non ha dato una risposta precisa, ricordando che la forza del PEPP sta proprio nella sua flessibilità.
“Gli acquisti degli asset decisi con il piano PEPP – QE pandemico – saranno incrementati nel trimestre senza avere come obiettivo una cifra precisa”.
La Bce ha comunicato anche che “il Consiglio direttivo continuerà a reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PEPP almeno sino alla fine del 2023″. E che, “in ogni caso, la futura riduzione del portafoglio del PEPP sarà gestita in modo da evitare interferenze con l’adeguato orientamento di politica monetaria”.
“In secondo luogo – si legge ancora nel comunicato – gli acquisti netti nell’ambito del Programma di acquisto di attività (PAA) proseguiranno a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro. Il Consiglio direttivo continua ad attendersi che gli acquisti netti mensili di attività nel quadro del PAA proseguiranno finché necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento e che termineranno poco prima che inizierà a innalzare i tassi di riferimento della BCE”.
“In terzo luogo, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%“, in un contesto in cui “il Consiglio direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali finché non vedrà le prospettive di inflazione convergere saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2% nel suo orizzonte di proiezione e tale convergenza non si rifletterà in maniera coerente nelle dinamiche dell’inflazione di fondo”.

PEPP PAA TLTRO: arsenale Bce tutto fuorché sfornito

PEPP, PAA, tassi inchiodati allo zero, con quelli sui depositi negativi, e ancora TLTRO: non si può dire che la Bce sia a corto di munizioni.
Tutt’altro. E queste munizioni servono, così come servono ancora le rassicurazioni dovish, ovvero da colomba, soprattutto se si considera la recente scossa sofferta dai titoli di stato dell’Eurozona, contagiati dal boom dei tassi dei Treasuries Usa. Boom che è stato alimentato dal reflation trade, a sua volta innescato dal timore di un eventuale brusco aumento dell’inflazione negli Stati Uniti, a causa di aspettative più alte sulla ripresa del Pil americano (e come si sa più crescita comporta di norma inflazione).
Certo, nel caso dello spread BTP-Bund, il solo nome di Mario Draghi aveva già blindato l’Italia.
Il differenziale era però ritornato sopra la soglia dei 100 punti che aveva bucato nei giorni in cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva incaricato l’ex numero uno della Bce a formare un nuovo esecutivo una volta conclusa l’esperienza del Conte bis.
Era necessario che Lagarde confermasse la sua promessa di assicurare condizioni di finanziamento favorevoli nell’area euro.
Così è stato, come si è visto subito dal trend di BTP e spread dopo l’annuncio della Bce e dalle stesse parole proferite da Lagarde:
“Preservare condizioni di finanziamento favorevoli rimane essenziale”, ha detto e “gli aumenti dei tassi di mercato a cui abbiamo assistito dall’inizio dell’anno rappresentano un rischio” .
L’Ufficio Market Strategy di Mps Capital Services si è così espresso, commentando la decisione della Bce di affilare ulteriormente il bazooka Pepp:
“Considerando che da inizio anno il ritmo medio di acquisti (è stato di 13,9 Mld€, un ritmo significativamente più alto potrebbe corrispondere ad un ammontare in linea con quanto visto nel periodo luglio-dicembre 2020 (16,3 Mld€) o qualcosa di leggermente superiore. La Lagarde, come prevedibile, non ha quantificato cosa si intenda per ‘ritmo significativamente più alto’, sottolineando tra l’altro che il mancato aumento degli acquisti nelle scorse settimane dipende dal fatto che tale decisione doveva essere presa dal Governing Council. (..) La Presidente BCE ha, inoltre, specificato che l’approccio ‘olistico e sfaccettato’, con cui l’Istituto intende guardare alle condizioni finanziarie/di finanziamento, si basa su un monitoraggio a livello trimestrale e sullo studio dell’evoluzione di una serie di variabili upstream, come ad esempio i tassi di mercato, e variabili downstream quali le condizioni a cui il sistema bancario eroga il credito all’economia”.
In definitiva, sostengono da Mps Capital Services, “la BCE si è smarcata dalla Fed (che fin qui ha minimizzato il rialzo dei tassi) e ha sorpreso il mercato impegnandosi nero su bianco a incrementare sensibilmente il ritmo degli acquisti PEPP nel corso del secondo trimestre. ‘Tassi di mercato più alti pongono un rischio al mantenimento di condizioni di finanziamento favorevoli’ ed un tightening prematuro sarebbe ‘sgradito’. Per questo la BCE è intervenuta e interverrà di fatto ponendo un cap virtuale ad un eccessivo rialzo dei tassi”.
Lagarde ha citato più volte il termine “olistico”, facendo riferimento all’approccio della banca centrale nell’affrontare le dinamiche dell’economia dell’Eurozona e, in risposta alla domanda di un giornalista, ha precisato che, proprio in virtù di questo tipo di approccio, ‘guardiamo all’intera curva dei rendimenti, non solo ai tassi decennali”.
Ma che dire dell‘inflazione dell’Eurozona? C’è il rischio di una fiammata? Niente di tutto questo, anche se bisogna dire che l’outlook sull’inflazione di quest’anno è stato rivisto al rialzo, e non di poco.
Lagarde ritiene tuttavia che la crescita sia legata soprattutto alla presenza di fattori di natura transitoria come il rialzo dei prezzi dell’energia, che si farà più sfumata andando nel 2022, come emerge dall’aggiornamento dell’outlook. Rese note anche le nuove proiezioni sul Pil dell’area, che hanno presentato comunque poche variazioni rispetto a quelle snocciolate nel 2020.
Lagarde ha dovuto tuttavia avvertire che è possibile che il Pil dell’area euro si confermi ancora in contrazione nel primo trimestre del 2021, sia per i lockdown imposti a livello nazionale nel blocco che per la continua pandemia.
“I dati economici in arrivo…indicano una continua debolezza economica nel primo trimestre del 2021, a causa della persistenza della pandemia (Covid-19) e per le misure di restrizioni a essa collegate. Il risultato è che il Pil reale potrebbe contrarsi ancora nel primo trimestre dell’anno”, ha rimarcato la numero uno della Banca centrale europea, sottolineando che permane l’incertezza per le dinamiche della pandemia e per la velocità delle vaccinazioni.
Proprio oggi tra l’altro è arrivata la news shock sul vaccino prodotto da AstraZeneca relativa alla decisione della Danimarca.
Non abbasseremo la guardia è sembrato essere il messaggio, in sintesi, della Bce di Lagarde.
Così Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income e membro del comitato esecutivo di CANDRIAM, ha commentato l’ultima mossa della banca centrale:
“Dopo un rimbalzo dei tassi d’interesse in Europa, la BCE ha deciso di accelerare il suo programma di acquisti (PEPP) senza modificarne la dimensione (1.850 miliardi di euro almeno fino alla fine di marzo 2022).Gli acquisti nell’ambito del PEPP nel prossimo trimestre saranno condotti a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi di quest’anno. La BCE vuole prevenire l’inasprimento delle condizioni di mercato, da qui l’incremento del ritmo del PEPP combinato con una maggiore flessibilità. Tassi più alti possono essere un rischio per le condizioni di credito e la sostenibilità del debito – secondo Christine Lagarde – che è da evitare”.
Forest ha proseguito: “Possiamo ipotizzare che la BCE fisserà un tetto ai tassi d’interesse a lungo termine nella zona euro ed eviterà che il rendimento delle obbligazioni core a dieci anni rimanga in territorio positivo. La BCE monitorerà anche i mercati obbligazionari del credito con una visione olistica del mercato obbligazionario europeo. La domanda è se il PEPP e la comunicazione della BCE saranno sufficienti a prevenire un inasprimento delle condizioni di mercato. Il massiccio stimolo fiscale statunitense continuerà a mettere sotto pressione i mercati obbligazionari globali. La BCE si trova a far fronte a un difficile bilanciamento tra la prevenzione della pressione inflazionistica e il sostegno ai governi indebitati. Senza dubbio il mercato testerà le reazioni della BCE e la sua capacità di evitare un sell-off delle obbligazioni”.