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BCE lancia segnali di fumo, tassi ancora più giù? L’ago della bilancia sarà l’euro/dollaro

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Giornata da dimenticare quella di ieri per i principali indici di Borsa che hanno registrato flessioni superiori al 2% a Wall Street e pesanti perdite hanno colpito anche l’Europa. La banca centrale statunitense ha lasciato i tassi d’interesse invariati nel range 0-0,25%, impegnandosi a continuare il suo piano di acquisti di asset, rimarcando che la ripresa economica sta rallentando.
Settimana scorsa era stato il turno della Banca centrale europea (BCE). Il Consiglio direttivo lo scorso 21 gennaio nella sua prima riunione del 2021 ha confermato tutti i livelli dei tassi di interesse ufficiali nell’area euro, ribadendo che si attende che i tassi “si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali finché non vedrà le prospettive di inflazione convergere saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2% nel suo orizzonte di proiezione e tale convergenza non si rifletterà in maniera coerente nelle dinamiche dell’inflazione di fondo”.

La delusione per gli operatori è arrivata dall’accenno alla possibilità di fare un uso solo parziale del PEPP, il maxi-piano pandemico di acquisto di bond (massimi 1.850 mld entro marzo 2022).
Indicazioni di una Bce che potrebbe tirare un po’ il freno nella speranza che l’effetto vaccini e le politiche fiscali facilitino la ripresa. Ieri però è arrivata una precisazione non da poco. “La BCE ha margine per ridurre ulteriormente il tasso sui depositi qualora fosse necessario a migliorare le condizioni di finanziamento e raggiungere il target di inflazione”, ha affermato Klaas Knot, componente del consiglio direttivo della Bce e governatore della banca centrale olandese in un’intervista con Bloomberg Television. “C’è ancora margine per ridurre i tassi”, ha detto Knot. “Ma chiaramente questo andrebbe visto in concomitanza con la nostra posizione di politica monetaria complessiva, che viene determinata da molteplici strumenti”.
Il tasso sui depositi nel’area euro è già al minimo storico di -0,5%. 
Knot ha aggiunto che qualsiasi potenziale mossa dovrebbe essere considerata “insieme alla nostra posizione di politica generale, che è determinata da una molteplicità di strumenti – acquisti di asset, TLTROs, forward guidance – e tutti entrano in gioco”.
Per Nick Kounis, capo della ricerca macroeconomica presso ABN Amro, lo scenario più probabile è che la BCE mantenga il suo tasso di deposito in attesa. “Ci vorrebbe un’ulteriore forza significativa dell’euro perché l’analisi costi-benefici si sposti verso un taglio dei tassi“, ha detto in una nota sottolineando che la BCE vuole tenere la porta aperta a un taglio dei tassi, come un modo per frenare ulteriore forza dell’euro in futuro. Ma potrebbe giocare un gioco pericoloso se non è seriamente intenzionata a farlo.
La BCE è una delle uniche quattro banche centrali ad impiegare ancora tassi negativi nella politica monetaria, come le colleghe di Svizzera, Danimarca e Giappone.