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Bce conferma effetto Recovery Fund sui BTP ma chiede sostenibilità bilancio nonostante pausa Patto Stabilità. Avviso all’Italia?

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Negli ultimi tre mesi i tassi dei BTP e in generale dei titoli dell’Eurozona hanno continuato a scendere. E il merito è stato, tra i diversi fattori, sicuramente del Next Generation EU, ovvero del Recovery Fund da 750 miliardi. E’ quanto ha certificato la Bce nel suo bollettino economico, che prende come riferimento il periodo che va dal 4 giugno e il 9 settembre 2020, fino alla vigilia, dunque, dell’ultima riunione del suo Consiglio direttivo. Di NGEU (Recovery Fund) la Bce parla molto nella sua analisi, notando in modo più o meno implicito il suo ruolo salvifico. Così nel bollettino:

BCE conferma impatto positivo del Recovery Fund sui BTP e sullo spread.
CATANIA, ITALY – SEPTEMBER 22: Via Gisira, with its colourful umbrellas at the top, is just a few metres from “A piscaria” the traditional and historic fish market of Catania always crowded with tourists and people buying fresh fish on September 22, 2020 in Catania, Italy. Visitors and Fish sellers at the historic fish market are failing to wear face coverings despite Italy’s rising cases in Covid-19 infections (Photo by Fabrizio Villa/Getty Images)

“Nel periodo in esame i rendimenti sui titoli di Stato a lungo termine sono diminuiti nelle maggiori aree economiche” del mondo – sottolinea la Bce. Dunque, non solo in Eurozona: “Il rendimento ponderato per il PIL dei titoli di Stato decennali dell’area dell’euro è diminuito di 23 punti base, fino a 0,01 per cento – si legge nel bollettino – a causa di una combinazione di tassi privi di rischio leggermente inferiori e di una contrazione dei differenziali di rendimento dei titoli sovrani. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito il rendimento dei titoli di Stato decennali è diminuito rispettivamente di 5 e 4 punti base raggiungendo così in entrambi i casi una soglia prossima ai minimi storici”.
La Bce ha rilevato, anche, che “i differenziali fra i rendimenti dei titoli di Stato dell’area dell’euro e il tasso OIS (overnight index swap) hanno subito un’ulteriore contrazione in un contesto di politiche di sostegno monetario e fiscale”.
Per la precisione, “una combinazione di misure di politica monetaria e di bilancio adottate a sostegno dell’economia (compreso lo strumento Next Generation EU) ha contribuito a ridurre ulteriormente i differenziali di rendimento dei titoli sovrani durante tutto il periodo in esame. I differenziali sui titoli di Stato a dieci anni tedeschi, francesi, italiani, spagnoli e portoghesi sono diminuiti di 6, 12, 41, 22 e 17 punti base, raggiungendo -0,18, 0,12, 1,37, 0,63 e 0,65 punti percentuali, rispettivamente. Pertanto, il differenziale dei rendimenti ponderato per il PIL dei titoli di Stato decennali dell’area dell’euro è diminuito di 17 punti base, raggiungendo 0,29 punti percentuali e collocandosi quindi solo lievemente al di sopra del suo livello di inizio d’anno”.
La Bce rimarca che “in un quadro in continua evoluzione nel corso dell’estate, i differenziali sulle obbligazioni sovrane a lungo termine dell’area dell’euro sono diminuiti, nel periodo in esame, a fronte di una combinazione di politiche di sostegno monetario e fiscale”. Il calo è stato merito delle iniziative lanciate dalla stessa banca centrale, che ha lanciato anche il nuovo bazooka anti-COVID PEPP, QE pandemico, ma anche della maggiore propensione degli investitori a puntare sui debiti sovrani che vengono emessi dai paesi principali beneficiari del Recovery Fund. Focus sullo spread BTP-Bund che, all’inizio della settimnana, è capitolato anche sotto la soglia dei 140 punti base, complice il risultato delle elezioni regionali e del referendum costituzionale, che ha rafforzato o quanto meno blindato lo status quo del governo Conte. L’attesa a questo punto è per i soldi di cui l’Italia potrebbe usufruire una volta snocciolate le risorse del Recovery Fund o anche Next Generation EU.
La Bce ha precisato a tal proposito che “il sostegno finanziario sarà erogato in tranche una volta conseguiti gli obiettivi
intermedi e finali specificati nei piani (d rilancio che saranno presentati dai singoli stati dell’Ue”.
“Il volume del sostegno finanziario nell’ambito di NGEU è significativo in termini macroeconomici – si legge nel bollettino appena diramato – pari a quasi il 5 per cento del PIL dell’area dell’euro. L’idea è che tale sostegno finanziario sia pienamente impegnato entro la fine del 2023 ed erogato in gran parte nel periodo 2021-2024. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, i trasferimenti avranno un profilo temporale più concentrato nella fase finale rispetto ai prestiti. Sebbene permangano incertezze circa le implicazioni per i bilanci nazionali, nel periodo 2021-2024 NGEU implicherebbe un’espansione di bilancio incentrata sul debito pari in media a circa l’1 per cento del PIL nell’area dell’euro, ipotizzando che il sostegno sia utilizzato a livello nazionale per finanziare spese aggiuntive. Se impiegato per spesa produttiva e accompagnato da riforme favorevoli alla crescita, NGEU non solo contribuirebbe a sostenere la ripresa, ma aumenterebbe anche la resilienza e il potenziale di crescita delle economie degli Stati membri”.
La Bce ricorda il nocciolo del Recovery Fund, noto come “dispositivo per la ripresa e la resilienza (Recovery and Resilience Facility, RRF)”, che è praticamente il fulcro del NGEU.
“L’intero portafoglio dei prestiti e l’80 per cento dei trasferimenti saranno veicolati dall’RRF, il cui obiettivo è sostenere gli investimenti e le riforme negli Stati membri per favorire una ripresa sostenibile e resiliente, promuovendo nel contempo le priorità dell’Unione in tema di digitalizzazione e di ‘transizione verde’. La parte rimanente delle risorse di NGEU sarà utilizzata principalmente per rafforzare i programmi di spesa a livello dell’UE nell’ambito del QFP (quadro finanziario pluriennale). Per ricevere il sostegno finanziario nel quadro dell’RRF, gli Stati membri dell’UE dovranno predisporre piani nazionali (Rdecovery Plan per l’appunto) per la ripresa e la resilienza che definiscano i loro programmi di riforme e investimenti per il periodo 2021-2023. Ci si attende che tali piani prevedano pacchetti coerenti di riforme e progetti di investimenti pubblici e affrontino le sfide individuate nel contesto del Semestre europeo. Essi dovrebbero inoltre rafforzare il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica e sociale dello Stato membro interessato”.
“Il sostegno finanziario – si legge ancora nel bollettino economico -sarà erogato in tranche una volta conseguiti gli obiettivi
intermedi e finali specificati nei piani. Il volume del sostegno finanziario nell’ambito di NGEU è significativo in termini macroeconomici, pari a quasi il 5 per cento del PIL dell’area dell’euro. L’idea è che tale sostegno finanziario sia pienamente impegnato entro la fine del 2023 ed erogato in gran parte nel periodo 2021-2024. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili, i trasferimenti avranno un profilo temporale più concentrato nella fase finale rispetto ai prestiti. Sebbene permangano incertezze circa le implicazioni per i bilanci nazionali, nel periodo 2021-2024 NGEU implicherebbe un’espansione di bilancio incentrata sul debito pari in media a circa l’1 per cento del PIL nell’area dell’euro, ipotizzando che il sostegno sia utilizzato a livello nazionale per finanziare spese aggiuntive. Se impiegato per spesa produttiva e accompagnato da riforme favorevoli alla crescita, NGEU non solo contribuirebbe a sostenere la ripresa, ma aumenterebbe anche la resilienza e il potenziale di crescita delle economie degli Stati membri”.
“Lo schema di ripartizione dell’RRF garantisce un maggiore sostegno macroeconomico ai paesi più vulnerabili. Nel periodo 2021-2022 i fondi saranno ripartiti in base al reddito pro capite e agli andamenti della disoccupazione osservati in passato; per il 2023 questi ultimi saranno sostituiti dalle diminuzioni del PIL reale osservate nel periodo 2020-2021. La distribuzione concordata dei fondi comporterà un considerevole sostegno finanziario netto a quei paesi dell’area dell’euro che si trovano ad affrontare le maggiori sfide economiche e di bilancio dopo la pandemia. La Grecia sarà il principale beneficiario netto dei fondi dell’RRF in
rapporto al PIL, ma anche la Spagna e l’Italia, che dovrebbero essere tra gli Stati maggiormente colpiti in termini di decessi e ricadute economiche, riceveranno un consistente sostegno”.
Detto questo, l’Italia non può di certo dormire sugli allori, anche se con il Recovery Fund otterrebbe 209 miliardi di euro tra prestiti e sussidi, e anche se i suoi BTP sono stati messi in sicurezza dalla Bce.
Nel bollettino è scritto chiaramente che, pur con la sospensione del Patto di stabilità e crescita, “sebbene la stabilizzazione macroeconomica rimanga una priorità, sarà importante mantenere la sostenibilità di bilancio durante tutto il periodo di ripresa”.
“La crisi in corso – spiega infatti la Bce – ha evidenziato come livelli molto elevati del debito pubblico possano comportare vulnerabilità e vincoli di bilancio quando un paese è colpito da un forte shock economico. È pertanto essenziale che il sostegno di bilancio sia utilizzato in modo efficace al fine di incrementare il potenziale di crescita e la resilienza, il che a sua volta migliora la sostenibilità di bilancio. I finanziamenti dell’UE dovrebbero essere spesi in linea con le esigenze specifiche di ciascun paese e con le priorità di riforma concordate a livello europeo”.
Da segnalare che proprio ieri il rendimento del Btp trentennale ha toccato un nuovo minimo storico all’1,75% continuando a cavalcare l’onda lunga dell’esito del voto alle Regionali che ha scacciato i timori di elezioni politiche anticipate con una frenata dell’avanzata del centro-destra. Il tasso del Btp a 10 anni è sceso allo 0,83%, il livello più basso da ottobre 2019.