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Bce avverte: paesi con alto debito (Italia compresa) più vulnerabili a rialzo instabilità mercati

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A distanza di due settimane esatte dalla riunione dello scorso 10 marzo, quando sono state lanciate le nuove misure straordinarie per riportare l’inflazione verso il target del 2% e sostenere la ripresa economica (ecco gli interventi), nel suo bollettino economico la Banca centrale europea (Bce) ha posto l’accento sui Paesi con alto debito che sono più vulnerabili all’instabilità dei mercati finanziari. Tra questi l’Eurotower ha indicato anche l’Italia. 
I paesi con alti livelli di indebitamento sono particolarmente vulnerabili a un rialzo dell’instabilità nei mercati finanziari, per il nesso ancora forte tra conti pubblici e settore finanziario. Inoltre, la loro capacità di adattamento a possibili shock avversi è piuttosto limitata“, si legge nel bollettino Bce. Occorrono, ha esortato l’istituto guidato da Mario Draghi, “ulteriori sforzi di risanamento per condurre stabilmente il rapporto debito pubblico/Pil su un percorso discendente”.
In particolare, l’istituto con sede a Francoforte a ricordato che nel recente Fiscal Sustainability Report 2015 (rapporto sulla sostenibilità delle finanze pubbliche del 2015) la Commissione europea ha rilevato che otto paesi dell’area dell’euro (Belgio, Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Portogallo, Slovenia e Finlandia) “sono esposti a rischi elevati per la sostenibilità del bilancio pubblico nel medio periodo, dovuti soprattutto agli alti livelli del debito e/o a cospicue passività implicite”. 
Il tutto mentre “la ripresa economica nell’area euro sta proseguendo, anche se a ritmi inferiori a quelli attesi agli inizi dell’anno sulla scia dell’indebolimento del contesto esterno”. La Bce ha sottolineato che “in prospettiva la ripresa economica dovrebbe procedere a un ritmo moderato” e “la domanda interna dovrebbe essere ulteriormente sorretta dalle misure di politica monetaria della Bce e dal loro impatto favorevole sulle condizioni finanziarie, nonché dal costante incremento dell’occupazione derivante dalle riforme strutturali attuate in precedenza”. 
“La ripresa economica nell’eurozona continua tuttavia a essere frenata dalle prospettive di crescita contenuta nei paesi emergenti, dalla volatilità nei mercati finanziari, dai necessari aggiustamenti dei bilanci in diversi settori e dalla lenta attuazione delle riforme strutturali”, si legge nel bollettino.