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Banco Bpm inarrestabile, febbraio d’oro (+28%) sancisce la svolta in Borsa

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Nuovo rush del titolo Banco BPM che si conferma il titolo bancario più in forma a Piazza Affari. Dopo le forti sofferenze del primo mese dell’anno con il titolo a lungo risultato il peggiore ytd, Banco BPM ha intrapreso la via dei rialzi sotto la spinta di diversi catalyst, a partire dalle aspettative di un anno “normale” dopo le nuove maxi-svalutazioni che hanno caratterizzato il 2018 chiuso con una perdita di 584 milioni complici rettifiche per oltre 600 mln legate alla maxi cessione di 7,4 mld di Npl a Fonspa-Elliott.

 

Mese da incorniciare in Borsa

Oggi il titolo Banco BPM si è spinto fino a un massimo a 2,0915 euro, con un balzo giornaliero vicino al 4%. Da 1 febbraio, quando il titolo ha toccato i minimi annui, il titolo segna un rally di circa il 28% portandosi ai massimi a circa 2 mesi e mezzo.

 

Derisking e non solo, ecco cosa sta spingendo gli acquisti

Altro elemento che ha riportato la fiducia su Banco BPM e sulle banche in generale sono le attese di un nuovo Tltro che la Bce potrebbe annunciare già il prossimo 7 marzo. Inoltre Banco Bpm ha evidenziato requisiti patrimoniali ben superiori a quelli fissati dalla Bce per il 2019. La banca ha un Common Equity Tier 1 pari al 12,1% contro il target di 9,25%, un Tier 1 ratio del 12,3% oltre il 9,31% fissato dalla Bce e un Total Capital ratio del 14,7% che si confronta con un 12,8% dell’autorità di vigilanza.

La banca guidata da Giuseppe Castagna ha impresso una netta accelerazione nel 2018 al processo di derisking, riducendo l’ammontare lordo dei crediti non performing di 13,6 miliardi. Gli analisti si attendono che nel corso del 2019 i reali effetti della ristrutturazione diventino visibili a livello operativo.

 

Castagna non si è sbilanciato sulla possibilità del ritorno del dividendo: “Per fare un dividendo ci vogliono tanti utili, quindi vediamo trimestre dopo trimestre come andremo: la nostra aspettativa è di farne quest’anno tanti però bisogna confrontarci con quello che è uno scenario macro complicato”. Sulla questione M&A l’ad ha temporeggiato, facendo capire che per un ruolo attivo nel consolidamento del settore è preferibile attendere il 2020.