Notizie Notizie Italia Banche: c’è una bomba ad orologeria che farà tremare il sistema

Banche: c’è una bomba ad orologeria che farà tremare il sistema

6 Luglio 2020 14:15

Sulle banche, italiane e non, c’è una bomba ad orologeria, il cui ticchettio è iniziato con l’emergenza sanitaria e il cui conto alla rovescia potrebbe finire l’anno prossimo. La bomba che potrebbe far tremare il sistema, a cominciare dagli istituti a più bassa patrimonializzazione, è rappresentato dal credito deteriorato, ovvero quell’ammontare di mutui, prestiti e finanziamenti che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto, rendendo le banche vulnerabili. Più vulnerabili dell’ultima crisi globale finanziaria, quella del 2008.

 

Come insegna la storia delle passate crisi, le tensioni sul credito bancario si manifestano e raggiungono il picco in ritardo rispetto all’emergere della crisi stessa. Fatta questa premessa, ecco la situazione attuale e il suo possibile evolvere.

Per gestire le conseguenze immediate della crisi sanitaria sull’economia, molti governi, tra cui quello italiano, hanno introdotto regimi di moratoria sul rimborso dei prestiti e aiuti finanziari alle aziende. Considerate le previsioni sui principali dati macroeconomici e, in particolare sul Pil e sul tasso di disoccupazione, quando gli effetti di questi interventi governativi finiranno e i pagamenti dovranno riprendere regolari, l’entità delle inadempienze potrebbe aumentare fino a superare per alcuni paesi quella delle crisi finanziarie del recente passato.

Infatti, il blocco della domanda e dell’offerta di questi mesi ha danneggiato gravemente sia le piccole e medie imprese sia le grandi aziende, il che potrebbe far presagire un numero considerevole di fallimenti, da cui si scatenerà una valanga di licenziamenti, considerando anche la fine delle misure a sostegno del lavoro, come la cassa integrazione o il blocco ai licenziamenti. La conseguenza sarà un possibile aumento dei crediti deteriorati, con un maggior numero di famiglie in difficoltà economica, e quindi di un aumento dell’esposizione non performing per le banche. Questa dinamica solleva lo spettro di una crisi di solvibilità per quelle banche la cui patrimonializzazione è più bassa.

 

Analizzando lo stock di non performing loans e i trend storici rispetto alle variabili macro-economiche, Bain & Company stima che i crediti deteriorati (prestiti non performanti o, in inglese, non performing loans, Npl) saranno in linea o addirittura maggiori rispetto alla crisi finanziaria del 2008. Per alcune banche, già ora emergono tensioni nei rimborsi per più del 10% dei loro prestiti.

In particolare, in Italia, alla luce delle attuali previsioni sul Pil, i tassi di default nel 2021 potrebbero arrivare a oltre 5 volte rispetto a quanto osservato nel 2019, raggiungendo picchi di oltre il 10% per le imprese. “Questo vuol dire che in un solo anno lo stock di non performing loans potrebbe arrivare a livelli paragonabili al 2014, anno in cui si erano cumulati gli NPL derivanti dai 5 anni precedenti di crisi economico-finanziaria”, sottolinea Giulio Naso, partner di Bain & Company.

Una tesi confermata anche dall’ultimo Osservatorio Assofin-CRIF-Prometeia sul credito alle famiglie che prevede un aumento della rischiosità l’anno prossimo. In particolare, nel 2020 gli effetti del lockdown porteranno a un aumento del tasso di default, sia nel comparto dei mutui che in quello del credito al consumo, ma piuttosto contenuto grazie alle misure governative a sostegno dei redditi e alle moratorie sul credito. Un peggioramento più marcato della rischiosità si vedrà invece nel 2021 per il progressivo esaurirsi degli effetti delle misure introdotte e il ritardo nella formazione di crediti deteriorati.

Quanto l’ondata di non performing loans renderà vulnerabile il sistema finanziario? Dipenderà dalla situazione del singolo paese. Ad esempio, illustra Bain & Company, le previsioni per la Cina fanno emergere stime per uno stock di NPL superiore di oltre 20 volte quello del 2008, in quanto il debito residenziale e aziendale ha alimentato gran parte della rapida espansione economica del paese nell’ultimo decennio. Tuttavia, la Cina potrebbe essere meno vulnerabile di altri paesi, perché il governo potrebbe avere maggiori possibilità di intervenire a supporto delle banche, anche cancellando i loro debiti in deteriorato e sostituendoli con il debito pubblico. In altri paesi, invece, gli organi di governo potrebbero essere riluttanti a ripetere le conversioni del debito bancario in debito pubblico effettuate nel corso della scorsa crisi finanziaria.

“In Europa il livello di patrimonializzazione delle banche è più elevato di quasi 6 punti percentuali rispetto al 2009. Tuttavia, come da stime EBA, gli impatti sul capitale potranno essere superiori ai 300 miliardi di euro e alcune banche, meno capitalizzate, potrebbero entrare in forte difficoltà – continua Giulio Naso- . Inoltre, questa situazione influenzerà significativamente la redditività degli istituti”. Già oggi il 42% delle banche europee non è in grado di ripagare il proprio costo dell’equity e questo numero è destinato ad aumentare significativamente in assenza di interventi strutturali.

La riduzione dell’esposizione a crediti in sofferenza sarà una sfida importante per la maggior parte delle banche, che dovranno intervenire sulla gestione del credito in maniera preventiva adeguando la loro strategia in modo da accelerare la ripresa della redditività. “La storia dimostra che chi interviene in modo adeguato nei momenti di crisi è destinato a ricoprire un ruolo da winner negli anni successivi”, conclude il partner di Bain & Company.