Anthropic e SpaceX: alleanza strategica sui data center nell’anno delle grandi IPO
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Anthropic e SpaceX stringono una partnership nell’anno che dovrebbe vederle protagoniste di due delle maggiori IPO della storia,.
Come riporta Bloomberg la società che sviluppa Claude, uno dei più popolari chatbot di intelligenza artificiale, ha infatti siglato un accordo con la società aerospaziale di Elon Musk per aumentare la propria capacità computazionale utilizzando uno dei suoi data center.
Secondo la società guidata da Dario Amodei questo accordo farà aumentare in maniera “sostanziale” le risorse di Anthropic in modo da poter meglio affrontare la straordinaria popolarità dei suoi prodotti AI.
Anthropic si assicura 300 megawatt del data center “Colossus 1”
L’accordo riguarda la possibilità per Anthropic di accedere ad oltre 300 megawatt di capacità computazionale del data center costruito da SpaceX a Memphis, noto con il nome di Colossus 1.
I termini dell’accordo non sono stati diffusi. In altri casi quest’anno, i proprietari di data center hanno siglato contratti a prezzi che vanno dagli 1,5 milioni ai 2 milioni di dollari per megawatt. Su queste cifre, l’accordo con Anthropic rappresenterebbe per SpaceX un ricavo di centinaia di milioni di dollari annuali.
L’accordo segnala anche il proseguimento del trend tra le grandi rivali del settore AI di siglare accordi di cooperazione. Di recente Anthropic ha anche stretto una partnership con Google per l’utlizzo di microchip e servizi cloud.
Dario Amodei, il ceo di Anthropic, ha detto che la sua azienda sta “lavorando il più rapidamente possibile” per assicurarsi una maggiore capacità computazionale dopo aver assistito ad una “crescita 80x”, come si dice nel gergo della Silicon Valley. Nel primo trimestre dell’anno Anthropic avrebbe quindi moltiplicato di 80 volte il proprio giro d’affari e l’utilizzo su base annuale.
Musk promuove Anthropic ma perde i fondatori di xAI
Elon Musk è tendenzialmente critico e spesso scettico sulle società di AI dell Silicon Valley rivali delle sue aziende. In particolare è noto il dissidio con la OpenAI di Sam Altman, di cui Musk è stato uno dei primi investitori. Tuttavia il miliardario di origine sudafricana ha detto di aver preso la decisione di collaborare con Anthropic dopo aver passato del tempo con alcuni dirigenti della società e aver determinato che “Claude è un bene per l’umanità”. “Nessuno ha fatto scattare il mio allarme di detenzione del Male”, ha scritto su X.
Anthropic resta comunque un rivale per Musk, in particolare per xAI, l’azienda che tra i vari prodotti sviluppa Grok. La rivalità non è solo nelle quote di mercato ma anche per accalappiarsi i migliori talenti: proprio ieri Ross Norden, uno dei fondatori di xAI, ha annunciato che andrà ad unirsi al team di Anthropic. Con il suo abbandono dei fondatori originari di xAI resta ora solo Musk.
Anthropic ha anche detto di essere interessata ad una partnershio con SpaceX “per sviluppare molteplici gigawatt di capacità computazionale per l’AI in orbita”. Questo è una delle visioni future di Musk: spostare i data center nello spazio e sfruttare l’energia solare per farli funzionare.
La forza di xAI è nei data center e nelle infrastrutture
Come spesso capita, le società di Musk cambiano pelle o vengono assorbite in altre entità. Così xAI è da poco diventata parte di SpaceX e in futuro, come detto dallo stesso fondatore, “si dissolverà in quanto azienda separata” e tutto sarà semplicemente “SpaceXAI, i prodotti AI di SpaceX”.
Dal punto di vista del software xAI è un po’ distaccata rispetto alle rivali, in particolare per quanto riguarda la programmazione, dove ora Claude Code e Codex di ChatGPT sono oggi dominanti, ma è invece molto avanti nelle infrastrutture come la costruzione di data center in Tennessee e Mississippi e l’acquisizione di chip, in particolare da Nvidia.
XAI potrebbe quindi posizionarsi come leader nei servizi di computazione e generare grandi aumenti di ricavi in vista dello sbarco a Wall Street.
SpaceX e Tesla pianificano “Terafab”, una fabbrica di chip dal costo record
Tra i grandi progetti di Musk vi è anche quella di entrare nel difficile mercato dei microchip. In particolare è già pianificato l’avvio di una fabbrica che SpaceX e Tesla costruiranno insieme al costo di 55 miliardi di dollari, una cifra che potrebbe potenzialmente superare quanto la società punta a raccogliere con l’IPO.
L’impianto, descritto come una “struttura di produzione di semiconduttori e fabbricazione di calcolo avanzato di prossima generazione e verticalmente integrata”, potrebbe sorgere nella contea di Grimes, in Texas. L’investimento di capitale totale stimato potrebbe salire a 119 miliardi di dollari qualora venissero completate le fasi aggiuntive del progetto.
Secondo quanto riferito da Bloomberg, SpaceX punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari da un’IPO che valuterebbe l’azienda oltre 2.000 miliardi di dollari.
Musk ha illustrato per la prima volta i piani per il progetto SpaceX-Tesla Terafab a marzo, sottolineando la necessità di iniziare a produrre chip in proprio per i suoi progetti di robotica, esplorazione spaziale e intelligenza artificiale. Ha affermato che la joint venture è essenziale perché l’industria dei semiconduttori si sta muovendo troppo lentamente per stare al passo con la quantità di chip necessari per le sue iniziative e per il più ampio settore tecnologico. “O costruiamo la Terafab o non avremo i chip; e poiché i chip ci servono, costruiremo la Terafab”, ha dichiarato.
Musk ha affermato che il progetto supporterà un giorno un terawatt di potenza di calcolo all’anno, la quota che prevede sarà utilizzata dalle sue aziende man mano che aumenteranno gli investimenti in IA e robotica. L’impianto punterebbe a produrre chip a 2 nanometri, l’attuale frontiera tecnologica del settore.
Subito dopo l’annuncio dei piani di Musk, è emerso tuttavia un certo scetticismo riguardo alla proposta. Costruire e gestire fabbriche di chip avanzati è un business complesso e competitivo in cui Musk non ha esperienza pregressa. L’ambizione del miliardario è sfidare leader come TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Co.), puntando a volumi che superano di gran lunga l’attuale capacità del settore.