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Anthropic insidia il primato di OpenAI: ricavi record in vista della IPO

9 Aprile 2026 13:18

I tempi cominciano ad essere maturi per assistere ad alcune delle più grandi IPO della storia della finanza e la corsa a sbarcare a Wall Street si fa intensa tra i giganti dell’intelligenza artificiale. Anthropic e OpenAI in particolare sono protagoniste di un testa a testa avvincente negli ultimi tempi, con la prima azienda che sembra aver rimontato l’iniziale svantaggio rispetto ai creatori di ChatGPT.

Il terzo gigante tecnologico atteso al varco quest’anno, SpaceX di Elon Musk, promette di battere tutti i record con una valutazione target che oscilla tra 1.500 e 1.75o miliardi di dollari.

Il sorpasso nel fatturato: Claude Code l’arma in più di Anthropic

Lunedì Anthropic ha comunicato che il suo giro d’affari annualizzato ha superato i 30 miliardi di dollari, come riportato da Reuters. È un dato questo che supera notevolmente i  24 miliardi di dollari su base annua previsti da OpenAI. Grazie a Claude e in particolare dell’agente per la programmazione Claude Code, oramai il modello prevalente tra gli sviluppatori software, l’azienda guidata da Dario Amodei ha operato una rimonta straordinaria nei confronti di OpenAI, che con ChatGPT era stata la prima azienda a fare uno scatto in avanti nell’intelligenza artificiale quattro anni fa e sembrava posizionata per “vincere” la corsa.

Solo all’inizio del 2025, l’azienda di Sam Altman generava ricavi per 6 miliardi di dollari contro il miliardo di Anthropic, e si era arrivati a inizio 2026 con un divario cresciuto ulteriormente, ovvero 20 miliardi per OpenAI contro i 9 di Anthropic.

Metriche a confronto: i token sono meglio degli utenti

Nonostante i numeri, i sostenitori di OpenAI sollevano qualche dubbio. Ethan Choi della società Khosla Ventures, tra i primi investitori di OpenAI,  sostiene che il confronto sia falsato dai diversi criteri contabili, e fatto in questo modo equivalga a paragonare “mele con arance”.

Entrambe lo società appoggiano i loro modelli su infrastrutture di servizi cloud di aziende terze: Anthropic su Amazon Web Services e OpenAI su Microsoft Azure. Choi fa notare come Anthropic calcoli i ricavi su base lorda, senza quindi sottrarre la quota pagata ad AWS, al contrario di quello che fa OpenAI con Azure. Quindi, lascia intendere Choi, i numeri sarebbero molto più alti.

Al di là dei tecnicismi, emerge una lezione strategica: per generare cassa, la metrica chiave non è il numero di utenti, dove ChatGPT domina, ma il volume di token. Questi ultimi non sono altro che un modo di misurare l’intensità della computazione richiesta da un utente ad un modello di AI. Gli sviluppatori che utilizzano sofisticati strumenti di coding consumano molti più token rispetto agli utenti medi che pongono domande casuali e i dati sembrano suggerire che i primi siano strategicamente migliori per le aziende.

Questo spiega perché OpenAI stia ridisegnando la sua strategia per concentrarsi sulle imprese, arrivando a chiudere servizi come Sora per dirottare risorse su strumenti di programmazione come Codex in vista delle IPO entro fine anno.

L’ostacolo finanziario per la costruzione dei data center

Mentre le aziende competono sui software, prosegue il titanico sforzo per creare l’infrastruttura fisica di questa nuova rivoluzione industriale. Entro il 2030 sono pianificati almeno 110 gigawatt di capacità per i data center dedicati all’AI. Secondo le stime del ceo di Nvidia, Jensen Huang, i costi variano tra i 60 e gli 80 miliardi di dollari per gigawatt, portando la spesa totale prevista tra i 6.600 e gli 8.800 miliardi di dollari. Secondo il giornalista Jeffrey Goldfarb si tratta di “una somma inverosimile da raccogliere in così poco tempo”.

Tenendo conto dei flussi di cassa operativi e delle capacità di debito di colossi tecnologici come Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle, la disponibilità finanziaria totale si attesta intorno ai 7,500 miliardi di dollari, circa la metà di quanto stimato da Huang. Sebbene la stima dipenda da molte variabili, il punto centrale è che le ambizioni del settore dell’intelligenza artificiale potrebbero semplicemente superare i finanziamenti effettivamente disponibili nel sistema globale.

I dipendenti di Anthropic si tengono strette le azioni in vista dell’IPO

Intanto i dipendenti di Anthropic hanno venduto parte delle proprie quote agli investitori, concludendo un’operazione di vendita sul mercato secondario cominciata all’inizio dell’anno, come riportato da Bloomberg. Tuttavia, secondo fonti vicine alle operazioni, diversi investitori non sono riusciti ad acquistare il numero di azioni pianificato a causa della scarsa disponibilità da parte del personale a vendere.

Sebbene il valore totale della vendita non sia stato comunicato, l’operazione è rimasta al di sotto dei 6 miliardi di dollari che gli investitori erano pronti a sborsare. Evidentemente i dipendenti di Anthropic confidano nell’esplosività della IPO, e vista la recente performance è difficile dargli torto.