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Allergan: nuovo crollo del titolo dopo stretta di Washington contro la fuga delle Corporate Usa

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Ancora una seduta da incubo a Wall Street per Allergan in calo in questo momento del 14,6% 237,02 dollari (-17,5% ieri). Il titolo della casa farmaceutica con base in Irlanda paga pegno alle preoccupazioni riguardanti la mega fusione con l’americana Pfizer (+0,9%) dopo che il Tesoro statunitense ha annunciato di voler rendere più stringenti le regole della cosiddetta “tax inversion”.

Si tratta di misure, ha dichiarato il segretario al Tesoro Jacob J. Lew, “che tendono a ridurre alcuni benefici economici delle inversioni e permettono di rallentare questo tipo di transazioni anche se siamo coscienti del fatto che queste società continueranno ad esplorare strategie nuove e creative per trasferire la residenza fiscale”. I provvedimenti adottati “avranno importanti effetti, ma non possiamo bloccare questo tipo di transazioni senza una nuova legislazione”, ha detto Lew. “Esorto quindi il Congresso di procedere con una normativa anti-inversione” anche perché “il modo migliore per affrontare il tema delle inversioni è quello di riformare il nostro sistema di tassazione”.

Due gli ambiti toccati dal provvedimento: la dilazione fino a 36 mesi degli effetti fiscali e l’innalzamento dall’attuale 20 al 50-60 per cento della quota da acquisire. Si tratta della terza operazione di questo genere portata avanti dall’amministrazione Obama che mette a rischio un’aggregazione da 160 miliardi di dollari tra il produttore del Botox e quello del Viagra da cui dovrebbe nascere il numero uno mondiale del settore farmaceutico.  

Ma cosa è la tax inversion?
La tax inversion è la pratica diffusa tra le società americane di effettuare fusioni finalizzate allo spostamento della sola sede giuridica in Paesi con trattamento fiscale favorevole. Tramite l’M&A si punta a trasferire la sede di un’azienda fuori dai confini statunitensi per evitare la famigerata “Corporate income tax” continuando però a produrre sul territorio statunitense. Nell’ultimo decennio, quasi 50 aziende statunitensi hanno perso la cittadinanza a stelle e strisce.

L’ultima grande operazione di questo genere è quella che ha riguardato Burger King, il colosso della ristorazione fast, e la Canadese Tim Hortons che una volta unite in matrimonio hanno dato vita a Restaurant Brands International, società le cui azioni sono scambiate a New York ma la sede è fissata in Ontario. Stando ai calcoli dell’associazione Americans for Tax Fairness, tramite quest’operazione Burger King risparmierà 275 milioni di dollari nel triennio al 2018.