Notizie Notizie Italia Al voto il 13 aprile, perplessi gli analisti esteri

Al voto il 13 aprile, perplessi gli analisti esteri

6 Febbraio 2008 14:16

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sciolto le camere. Si avvicina quindi il momento delle elezioni anticipate, già annunciate per il prossimo 13 aprile e che secondo i più recenti sondaggi potrebbero vedere un successo del centro-destra.


 


Quale sarebbe l’accoglienza dei mercati internazionali a uno scenario di questo tipo? “Nel breve termine è probabile che un nuovo governo Berlusconi possa raccogliere una reazione scettica da parte dei mercati”, si legge in un report diffuso ieri da Dresdner Kleinwort. Motivo del parere critico la mancanza di rigore dimostrata in passato nei confronti dei parametri di deficit e di indebitamento. “Durante il suo governo (durato dal 2001 al 2006) il coefficiente deficit/Pil è rimasto sopra il 3% e il coefficiente debito/Pil è cresciuto per la prima volta in un decennio”. C’è poi un ulteriore motivazione allo scetticismo degli analisti della banca tedesca: la possibilità che un nuovo governo possa essere supportato da una coalizione comprendente un numero eccessivo di partiti per poter essere stabile.


 


Un primo giudizio sulla situazione politica italiana era però venuto settimana scorsa dal settimanale britannico The Economist, che aveva lanciato un attacco bipartisan, chiarendo che “il problema più profondo per l’Italia è la mancanza di leader riformisti e pro-liberalizzazioni”. Critiche erano piovute sul governo Prodi, elogiato per la riduzione del deficit e per il miglioramento della raccolta fiscale ma “troppo timido nell’affrontare gli interessi che resistono al cambiamento”; e ancora più duro era stato il giudizio su un possibile ritorno di Silvio Berlusconi alla carica di premier. Il settimanale, già critico nel 2001 nei confronti di Berlusconi, si è addirittura chiesto se l’Italia, avendo già tanti problemi, abbia bisogno di un suo ritorno.


 


La crisi di governo e le elezioni anticipate arrivano però in una fase congiunturale difficile, con il Paese già alle prese con gli effetti di un rallentamento globale. Ancora prima dell’esplosione della crisi, Vladimir Pillonca, analista di Morgan Stanley, scriveva in uno studio che, congiuntamente a una severa inversione ciclica, l’instabilità politica avrebbe rappresentato un significativo rischio per l’Italia.