AI: costi dell’energia dei data center inarrestabili in Usa, la politica prova a mitigarne l’impatto
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Non c’è angolo dell’economia e soprattutto dei mercati finanziari che non stia sulle spine per capire quale sarà il punto d’arrivo della rivoluzione industriale dell’AI e quasi ogni mese viene pubblicato un nuovo “modello” di large language model che supera in modo esponenziale la performance di quelli precedenti. Tutto questo è possibile solo grazie agli immensi investimenti dei giganti della Silicon Valley nella costruzione di nuovi data-center, il cui consumo di energia elettrica e idrica ha però raggiunto dimensioni talmente ampie da avere un impatto sui costi e sull’approvvigionamento di energia per i normali cittadini in molte aree del paese. A Washington e in diversi stati sono allo studio proposte di legge per contenere questo fenomeno.
- New York, Georgia e altri stati pensano a moratoria su costruzioni nuovi data center
- La domanda di energia è raddoppiata tra 2018 e 2024 in alcune aree degli Usa
- I giganti di Big Tech promettono di fare la loro parte per alleviare i costi
- L’impatto sulle comunità non è solo negativo: i data center creano anche posti di lavoro
New York, Georgia e altri stati pensano a moratoria su costruzioni nuovi data center
Questa settimana, come riporta Yahoo Finance, i senatori Josh Hawley, repubblicano, e Richard Blumenthal, democratico, hanno introdotto la prima legge bipartisan al Congresso per evitare che il consumo di elettricità dei data center possa avere effetti sulle bollette dei cittadini.
La settimana scorsa lo stato di New York si è aggiunto agli altri cinque stati americani che hanno proposto leggi per una moratoria sulle costruzioni di data center all’interno dei propri confini.
Sono allo studio leggi in diversi altri stati. In Georgia si metterebbe in pausa la costruzione di nuovi siti fino al febbraio 2027, in Virginia fino a luglio 2028. mentre quelle di Oklahoma, New York e Vermont hanno termini molto più lunghi. A questi stati si aggiunge anche il Maryland, i cui termini non sono ancora noti.
La domanda di energia è raddoppiata tra 2018 e 2024 in alcune aree degli Usa
I quattro cosiddetti “hyperscaler” di Big Tech, ossia Microsoft, Alphabet, Amazon e Meta, solamente quest’anno dovrebbero investire complessivamente 650 miliardi di dollari in intelligenza artificiale, e gran parte di quei soldi andrà nella costruzione di nuovi data center.
Secondo le stime del Lawrence Berkeley National Laboratory, la domanda di energia da parte dei data center negli Stati Uniti è raddoppiata tra il 2018 e il 2024 e potrebbe triplicare entro il 2028.
Nella zona servita da PJM Interconnection, il più grande gestore di rete del paese, i prezzi della capacità, ovvero il prezzo che le utility devono pagare ai produttori per l’elettricità, sono esplosi, salendo a 329,17 dollari per megawatt-giorno per il periodo 2026-2027, rispetto ai 28,92 dollari del periodo 2024-2025.
“Il quadro legislativo non è stato concepito per affrontare degli shock di carico provenienti da un singolo settore, quindi i politici stanno cercando di fare correzioni per adattarsi in tempo reale alle dimensioni e alla rapidità con cui cambiano le previsioni di carico”, ha detto Didi Caldwell, fondatore e ceo della società di consulting Global Location Strategies. “Il sistema è mal equipaggiato per affrontare lo straordinario aumento della domanda creato dai data center dell’AI”.
I giganti di Big Tech promettono di fare la loro parte per alleviare i costi
I grandi player dell’AI dal canto loro promettono di fare la loro parte per non pesare sulle comunità locali.
In gennaio Microsoft ha detto che pagherà tariffe delle utenze ad un livello sufficiente per coprire per intero il costo energetico dei suoi data center e ha promesso di restituire più acqua di quanta ne consumino i suoi centri negli Stati Uniti. A dicembre, Amazon ha comunicato che i suoi data center hanno ridotto l’uso di acqua per unità di calcolo di circa il 40% dal 2021 e ha sostenuto che l’infrastruttura non farà aumentare le tariffe elettriche.
Questa settimana, Anthropic, lo sviluppatore di Claude, ha annunciato una politica di riduzione dei costi, affermando che “pagherà il 100% dei potenziamenti della rete necessari per interconnettere i nostri data center, attraverso aumenti dei nostri addebiti mensili per l’elettricità”. L’azienda ha aggiunto che ciò includerà anche “le quote di questi costi che verrebbero altrimenti trasferite ai consumatori”. OpenAI, creatore di ChatGPT, ha annunciato piani simili in gennaio.
L’impatto sulle comunità non è solo negativo: i data center creano anche posti di lavoro
Dal punto di vista degli stati e delle comunità i data center hanno effetti ambivalenti.
Concreto è il fatto che essi siano un beneficio per l’occupazione. In Georgia per esempio lo sviluppo ha creato 8.500 posti di lavoro nelle costruzioni e altri 1.600 on ruoli operativi, con un contributo di circa un miliardo di dollari all’economia locale, secondo un rapporto del Georgia Department of Audits and Accounts.
Tuttavia, secondo il rapporto, lo stato avrebbe perso 500 milioni di dollari, tramite gli sgravi fiscali concessi per incentivare la costruzione dei siti.
Alcuni politici vogliono porre termine a questo regime di incentivi. In un post su X dell’11 febbraio, Mark Mora, un candidato al Senato degli Stati Uniti in corsa in Virginia, ha scritto che il suo stato potrebbe perdere oltre 2 miliardi di dollari di fondi nel 2026 a causa delle esenzioni fiscali per i data center, che si aggiungono ai 4,5 miliardi di dollari persi tra il 2020 e il 2025.
“Abbiamo 663 data center, il numero più alto negli Stati Uniti, con altri 595 in programma”, ha scritto Moran su X. “È ora di tassarli”.