Notizie Notizie Mondo AI, commercio e geopolitica: ecco dove investire nel 2026 secondo Moneyfarm

AI, commercio e geopolitica: ecco dove investire nel 2026 secondo Moneyfarm

13 Febbraio 2026 12:00

L’attuale scenario macroeconomico globale è influenzato da tre grandi forze strutturali che plasmeranno la crescita, l’inflazione e i mercati finanziari nei prossimi anni: l’intelligenza artificiale, la ristrutturazione del commercio mondiale e le tensioni internazionali. A sostenerlo Richard Flax, chief investment Officer di Moneyfarm secondo cui questi fattori stanno ridefinendo le regole del gioco, imponendo agli investitori di guardare oltre il breve periodo e di concentrarsi su trend di lungo termine.

Intelligenza artificiale: un motore di crescita e produttività

Secondo l’esperto, l’Intelligenza Artificiale (AI) si sta rapidamente affermando come il principale catalizzatore della trasformazione economica. Le prime aziende che hanno integrato l’AI nei processi chiave registrano già incrementi di produttività compresi tra il 15 e il 20%, equivalenti a un giorno lavorativo in più a settimana. Nonostante solo una quota limitata di imprese abbia adottato l’AI in maniera estesa, il potenziale di crescita rimane enorme.

L’AI non è una moda passeggera: è una tecnologia di uso generale, come furono l’elettricità o Internet, capace di rivoluzionare settori diversi e generare nuovi flussi di profitto. Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 potrebbero crearsi 170 milioni di nuovi posti di lavoro a fronte di 92 milioni eliminati, con un saldo netto positivo di 78 milioni. Ciò implica che investire in aziende che guidano la transizione digitale potrebbe generare ritorni strutturali nel lungo periodo.

Dal punto di vista finanziario, le Big Tech continuano a guidare il mercato azionario, ma il vero rendimento futuro deriverà dall’adozione diffusa dell’AI in settori tradizionali come quello manifatturiero, logistico e dei servizi professionali. Gli investitori attenti dovrebbero quindi considerare non solo i titoli tech puri, ma anche imprese industriali e di consumo che integrano l’AI per migliorare margini e efficienza.

Commercio mondiale: dalla globalizzazione alla regionalizzazione

Il commercio internazionale sta vivendo una profonda ristrutturazione. Le catene globali del valore non sono più guidate solo dalla massimizzazione dell’efficienza economica, ma sempre più da logiche strategiche e di sicurezza. La politica protezionista, in particolare negli Stati Uniti, ha spinto verso la regionalizzazione dei flussi commerciali, mentre la geografia degli scambi si sta ridefinendo per ridurre la dipendenza dai partner considerati a rischio.

Questo cambiamento aumenta la volatilità dei mercati e introduce premi per il rischio più elevati. Per gli investitori significa che alcune aree e settori più esposti alle tensioni geopolitiche richiedono una gestione più attenta, mentre altri, meno collegati a conflitti e dazi, potrebbero offrire opportunità più stabili.

Tensioni internazionali: il rischio come variabile strutturale

Il 2025 ha registrato 59 conflitti statali attivi, il livello più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Gli eventi geopolitici, dal confronto tra Stati Uniti e Cina al conflitto in Ucraina, influenzano direttamente i mercati, ma storicamente le crisi politiche non hanno sempre generato crolli sistemici se l’economia globale resta resiliente.

Per gli investitori significa considerare il rischio geopolitico come parte strutturale della strategia di portafoglio, con diversificazione internazionale e attenzione agli asset meno correlati a shock esterni.

Rendimenti attesi e allocazione strategica nel 2026

Lo scenario di lungo periodo mostra una crescita moderata ma resiliente, con inflazione più stabile rispetto agli ultimi anni. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, il PIL reale degli Stati Uniti crescerà intorno al 2% annuo, mentre le prospettive per l’Europa e i mercati emergenti restano contenute ma solide. L’equity rimane il principale driver di rendimento nel lungo periodo. Le stime di rendimento atteso evidenziano una forte eterogeneità geografica: gli Stati Uniti offrono un rendimento atteso del 4,4%, il Giappone del 3,8%, i mercati emergenti del 4,1%, l’Europa del 5,6% e il Regno Unito del 6,7%. Le azioni europee e britanniche risultano particolarmente interessanti, grazie a valutazioni relativamente più convenienti rispetto agli Stati Uniti, dove i multipli sono superiori di oltre il 10% alla media storica.

Dopo anni di rendimenti compressi, i titoli di Stato tornano a offrire contributi significativi. I tassi più elevati migliorano il profilo rischio-rendimento, mentre i linkers, cioè i titoli indicizzati all’inflazione, risultano attraenti, combinando protezione dall’inflazione e rendimento reale più elevato. La diversificazione tra duration e curva dei rendimenti resta fondamentale per gestire il rischio di tasso.

Anche il debito dei mercati emergenti mostra segnali positivi, con un rischio di default in diminuzione e una qualità media dei titoli più alta. Negli Stati Uniti, i titoli Investment Grade offrono rendimenti comparabili agli High Yield, riducendo l’incentivo ad assumere eccessivo rischio. I linkers e gli strumenti a cedola fissa con protezione inflattiva rappresentano quindi opzioni interessanti per i portafogli bilanciati.

Strategie di investimento per il nuovo contesto

Alla luce del contesto globale, gli investitori dovrebbero guardare a portafogli diversificati geograficamente, includendo azioni europee e britanniche, con esposizione selettiva ai mercati emergenti. I settori legati all’AI, sia nelle Big Tech sia nelle aziende tradizionali che integrano la tecnologia, possono rappresentare un motore di crescita strutturale.

Le obbligazioni governative e i linkers tornano a svolgere un ruolo chiave per stabilizzare il portafoglio e proteggere i rendimenti reali dall’inflazione. Infine, la gestione del rischio geopolitico resta cruciale: l’attenzione va rivolta alla diversificazione tra aree geografiche e asset meno esposti a shock politici.