Notizie Notizie Mondo BCE, Panetta frena sui tassi: “Non è come nel 2022. No a maxi rialzi”

BCE, Panetta frena sui tassi: “Non è come nel 2022. No a maxi rialzi”

7 Luglio 2026 12:36

La Banca centrale europea dovrà continuare a muoversi con cautela nella definizione della politica monetaria, evitando sia di sottovalutare le nuove tensioni sui prezzi sia di reagire con una nuova stagione di forti rialzi dei tassi di interesse come avvenuto durante la crisi inflazionistica del 2022.

È questo il messaggio lanciato dal governatore della Banca d’Italia e membro del Consiglio direttivo della BCE, Fabio Panetta, intervenuto alla conferenza conclusiva del network ChaMP dedicata alle sfide della politica monetaria in un’economia in continua evoluzione.

Secondo Panetta, il contesto economico attuale è profondamente diverso da quello che aveva costretto la BCE ad adottare una delle più rapide strette monetarie della sua storia. Per questo motivo, ha spiegato, sarebbe un errore affrontare la situazione odierna utilizzando gli stessi strumenti e la stessa intensità di intervento adottati quattro anni fa.

Tassi: perché secondo Panetta oggi lo scenario è diverso rispetto al 2022

Il governatore ha sottolineato che oggi l’Eurozona si trova di fronte a un quadro molto più complesso. Se da un lato permangono rischi legati all’inflazione, dall’altro la crescita economica continua a mostrare segnali di fragilità. È proprio questo equilibrio delicato a rendere necessarie decisioni ponderate e basate sull’analisi dei dati, senza seguire schemi rigidi o percorsi già prestabiliti.

Nel suo intervento Panetta ha ricordato come la BCE debba trovare un punto di equilibrio tra due possibili errori. Il primo sarebbe considerare gli attuali aumenti dei prezzi come fenomeni esclusivamente temporanei, rischiando così che l’inflazione finisca per consolidarsi nelle aspettative delle famiglie, delle imprese e dei lavoratori. Il secondo, invece, sarebbe reagire automaticamente con un nuovo ciclo di consistenti rialzi dei tassi, ipotizzando che la situazione economica sia identica a quella vissuta nel 2022.

Secondo il numero uno di Bankitalia, questo paragone non regge. “Non si tratta di una replica del 2022“, ha spiegato, evidenziando come oggi la domanda interna sia decisamente più debole e i tassi di interesse reali siano già su livelli più elevati. Anche il sistema economico europeo, nel frattempo, è cambiato. Negli ultimi anni l’area euro ha investito nella diversificazione delle fonti energetiche, aumentando la capacità di importare gas naturale liquefatto e rafforzando il contributo delle energie rinnovabili alla produzione di elettricità. Tutti elementi che hanno ridotto, pur senza eliminarla del tutto, la vulnerabilità dell’economia europea agli shock energetici.

I fattori che guideranno le prossime decisioni della BCE

Panetta ha poi richiamato l’attenzione sul contesto internazionale, che continua a rappresentare uno dei principali fattori di incertezza. I negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran, ad esempio, potrebbero favorire una riduzione dei prezzi dell’energia rispetto agli scenari ipotizzati nelle ultime proiezioni economiche della BCE. Si tratta però di una prospettiva ancora tutta da verificare e che non consente di abbassare la guardia.

Per questo motivo, secondo il governatore, sarà necessario monitorare costantemente l’evoluzione dello scenario geopolitico, l’andamento dei mercati energetici, le catene di approvvigionamento, la dinamica dei salari e le aspettative di inflazione. Solo un’analisi continua di questi fattori consentirà alla BCE di prendere decisioni coerenti con l’evoluzione dell’economia. Uno dei passaggi più significativi dell’intervento riguarda proprio il metodo con cui verranno decise le future mosse sui tassi di interesse. Panetta ha infatti ribadito che la politica monetaria non deve impegnarsi in un percorso già definito, ma deve mantenere la flessibilità necessaria per adattarsi ai cambiamenti dello scenario economico. In altre parole, la banca centrale continuerà a valutare riunione dopo riunione i dati disponibili, senza anticipare decisioni future né in direzione di nuovi rialzi né di eventuali tagli del costo del denaro.

La “Grande Riconfigurazione” cambia anche la politica monetaria

Il governatore ha inoltre inserito queste riflessioni in un quadro più ampio, definendo la fase attuale una vera e propria “Grande Riconfigurazione” dell’economia mondiale. La crescente frammentazione geopolitica, l’accelerazione dell’intelligenza artificiale, la diffusione della finanza digitale, l’invecchiamento della popolazione e gli effetti del cambiamento climatico stanno infatti trasformando profondamente il funzionamento dell’economia globale e rendendo sempre più frequenti gli shock dal lato dell’offerta.

In questo nuovo contesto, ha osservato Panetta, anche le banche centrali devono evolvere. Durante la pandemia è stato necessario integrare competenze provenienti dall’epidemiologia per comprendere gli effetti economici dell’emergenza sanitaria. Oggi diventa sempre più importante affiancare all’analisi economica tradizionale discipline come l’informatica, le scienze climatiche, l’economia dell’energia e le scienze politiche, così da interpretare meglio fenomeni sempre più complessi.