Wall Street castiga Tesla e Musk non ha l’antidoto. Dilemma Optimus
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Le vendite di Tesla ritrovano slancio, ma non è lo stesso per il titolo in Borsa, crollato di oltre il 7% a seguito dei numeri del trimestre.
Boom consegne auto
La divisione auto del colosso di Elon Musk fa meglio delle attese, ma Wall Street storce il naso. Le consegne totali di veicoli nel secondo trimestre sono state 480.126, con produzione totale di veicoli nel secondo trimestre a quota 451.758. Gli analisti si aspettavano consegne a circa 406.600 unità. Nello stesso periodo dell’anno scorso, Tesla ha registrato circa 384.000 consegne, e nel primo trimestre del 2026 il numero è stato di 358.023.
Su base annua per Tesla c’è un aumento del 25% e del 34% rispetto al primo trimestre. L’azienda ha dichiarato che la sua berlina Model 3 entry level e la maggior parte dei SUV Model Y più popolari hanno rappresentato 467.762 consegne, ovvero il 97% del totale.
Perché alla Borsa non basta
Un netto passo avanti, ma per la terza volta consecutiva l’accoglienza ai dati di vendita trimestrali è stata decisamente fredda e il saldo da inizio anno per Tesla è di oltre -12% in Borsa.
Tesla ha prodotto decisamente più auto di quante ne abbia consegnate, il che le ha permesso di superare le aspettative di consegna. Questo significa che l’azienda ha utilizzato parte delle scorte accumulate nel trimestre. Questo, rimarcano gli esperti di mercato, può essere un segnale positivo se la domanda è in ripresa; di contro può sollevare interrogativi sui margini se la riduzione delle scorte ha richiesto una politica di prezzi più aggressiva.
Per rivitalizzare le vendite, Tesla ha iniziato a vendere versioni a basso costo dei suoi veicoli Model 3 e Model Y, e più recentemente ha reso disponibili in alcuni mercati europei i suoi sistemi di assistenza alla guida, commercializzati con il marchio Full Self-Driving (Supervised).
Cosa non convince agli investitori
Tesla sta orientando il suo business lontano dalla vendita di veicoli per concentrarsi su robotaxi e robot umanoidi, nessuno dei quali è attualmente in vendita, ma che probabilmente ad oggi rappresentano il vero motivo per cui il mercato continua a concedere a Tesla un multiplo da big tech più che da casa automobilistica.
Gli investitori ormai non si accontentano di valutare se l’azienda riuscirà a vendere più veicoli. Musk afferma da anni che il futuro dell’azienda risiede nelle tecnologie di guida autonoma, nei robotaxi, nell’intelligenza artificiale, nell’accumulo di energia e nei robot umanoidi.
Dilemma Optimus
Elon Musk settimana scorsa ha respinto le indiscrezioni secondo cui i tempi di produzione del suo robot umanoide Optimus V3 fossero in anticipo, affermando che l’avvio iniziale della produzione sarà “estremamente lento” perché Tesla sta costruendo un sistema di produzione completamente nuovo.
“No, la produzione di Optimus sarà estremamente lenta all’inizio, dato che è tutto nuovo. Non è come costruire un’auto”, ha scritto Musk in una risposta su X.
Musk stava rispondendo a un utente di X di nome Doctor Jack, il quale aveva ipotizzato che Tesla potesse aver ritardato la presentazione di Optimus V3 perché l’azienda si era resa conto di essere più avanti nella produzione del previsto e voleva impedire ai concorrenti di copiare i suoi progetti.
Musk ha dichiarato che la fase iniziale si concentrerà sul perfezionamento del processo di assemblaggio piuttosto che sulla produzione di grandi volumi. La difficoltà deriva dalla complessità del robot. Optimus contiene circa 10.000 componenti unici che devono funzionare in sinergia, creando numerosi potenziali colli di bottiglia nella produzione.