Notizie Notizie Mondo Wall Street e oro a picco: tre motivi dietro all’attuale sell-off sui mercati

Wall Street e oro a picco: tre motivi dietro all’attuale sell-off sui mercati

11 Giugno 2026 09:09

Poco più di una settimana fa Wall Street brindava ai nuovi record, adesso la battuta d’arresto dei mercati prende sembianze sempre più preoccupanti. Dopo il venerdì nero innescato dal boom del mercato del lavoro Usa, ieri c’è stata un’altra giornata difficile.

Nuova seduta no per Wall Street

La seduta di ieri si è chiusa con forti ribassi per tutti i principali indici americani. Il Dow Jones ha perso l’1,9%, lasciando sul terreno circa 950 punti e registrando la peggiore giornata del 2026. L’S&P 500 ha ceduto l’1,6%, mentre il Nasdaq Composite è arretrato di circa il 2%, penalizzato soprattutto dalle prese di profitto sul comparto tecnologico e dei semiconduttori.

Ieri sera, dopo la chiusura dei mercati, Oracle ha pubblicato risultati trimestrali superiori alle aspettative, ma il titolo è crollato del 10% nell’after-hour a causa delle deludenti vendite nel settore cloud.

A innescare le vendite sono stati due fattori: l’accelerazione dell’inflazione statunitense ai massimi da tre anni e il riaccendersi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.

All’acuirsi delle tensioni tra Washington e Teheran, con il presidente Trump che aveva palesato che i negoziati stavano durando “troppo a lungo”, ha fatto seguito l’attacco degli Usa che hanno colpito l’Iran. I funzionari statunitensi hanno affermato che tali attacchi sono stati una risposta all’abbattimento di un elicottero Apache avvenuto nel fine settimana scorso.

Inflazione vola ai massimi a tre anni

Ad acuire il nervosismo tra gli investitori è stato soprattutto il dato sui prezzi al consumo negli Stati Uniti. A maggio l’inflazione ha registrato un aumento dello 0,5% su base mensile, in linea con le attese. Su base annua, l’inflazione ha accelerato dal 3,8% al 4,2%, confermando le stime degli analisti e toccando il massimo da più di tre anni. Gran parte della spinta è arrivata dall’energia, con il rincaro del petrolio legato alle tensioni in Medio Oriente e ai timori per la sicurezza dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz

L’indice Cpi core, che esclude dal calcolo le componenti più volatili (prezzi energetici e alimentari) mostra un incremento congiunturale dello 0,2% e una variazione tendenziale del 2,9% (in aumento da 2,8%). Il consensus prevedeva un +0,3% mensile e +2,9% anno su anno.

“In generale c’è stato sollievo per un dato nella parte bassa delle attese e con i goods deboli e il supercore (core ex alloggi) in rallentamento. Ma inutile dire che in assoluto i livelli non sono bassi”, argomenta Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr.

Riscontri che non hanno spostato di molto le prospettive sulle prossime mosse della Fed. Nel primo meeting sotto la guida di Kevin Warsh è atteso un nulla di fatto, ma il mercato degli swap continua a prezzare pressoché interamente un aumento da 25 bp entro fine anno.

Tech sotto pressione, ecco cosa preoccupa

Il sell-off si conferma concentrato soprattutto sul comparto tecnologico. I titoli dei chip sono stati tra i più colpiti, contribuendo a trascinare il Nasdaq ai minimi dell’ultimo mese. Ieri Nvidia ha ceduto il 3,7%, Micron il 4,7%, Broadcom oltre il 5%.

L’indice dei semiconduttori ha continuato a perdere terreno e il mercato ha iniziato a interrogarsi sulla sostenibilità delle valutazioni raggiunte da molte società legate all’intelligenza artificiale. Il tutto alla vigilia dello SpaceX Day, ossia l’Ipo più grande della storia e che sta attirando una domanda quattro volte superiore all’ammontare di azioni offerte. In generale sta crescendo il timore che la serie di maxi-Ipo (oltre a SpaceX arriveranno nel corso dell’anno OpenAI e Anthropic) drenino liquidità dal resto del comparto tecnologico.

Obbligazioni stabili, oro ai minimi annui

Sul fronte obbligazionario la reazione è stata più contenuta. I rendimenti dei Treasury hanno mostrato variazioni limitate dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione, segnale che parte delle cattive notizie era già stata incorporata nei prezzi. Il decennale americano si è attestato attorno al 4,53%.

A soffrire è invece l’oro con prezzo spot scivolato fino a 4.023,96 dollari l’oncia, ai minimi a sei mesi. “Sebbene l’incertezza geopolitica e l’acquisto delle banche centrali continuino a offrire supporto a lungo termine, la direzione dei prezzi a breve termine rimarrà probabilmente strettamente legata ai dati economici statunitensi, ai rendimenti dei Treasury e alle aspettative per la politica della Fed”, rimarcano gli esperti di Ing. In particolare a pesare è l’attesa di una Fed che alzi i tassi in risposta alle pressioni inflattive.