Inflazione Usa accelera al 4,2% a maggio, in linea con attese
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L’inflazione statunitense accelera a maggio, lasciando sul tavolo l’opzione di un aumento dei tassi di 25 bp da parte della Fed entro fine anno, dopo i dati solidi di venerdì sul mercato del lavoro.
Inflazione Cpi Usa al 4,2%, dato core al 2,9%
Nel mese di maggio l’indice dei prezzi al consumo (Cpi) ha registrato un aumento dello 0,5% su base mensile, in linea con le attese, dopo il +0,6% del mese precedente.
Su base annua, l’inflazione ha accelerato dal 3,8% al 4,2%, confermando le stime degli analisti e toccando il massimo da più di tre anni (aprile 2023).
L’indice Cpi core, che esclude dal calcolo le componenti più volatili (prezzi energetici e alimentari) mostra un incremento congiunturale dello 0,2% e una variazione tendenziale del 2,9% (in aumento da 2,8%). Il consensus prevedeva un +0,3% mensile e +2,9% anno su anno.
Tassi Fed: ancora probabile rialzo di 25 bp nel 2026
Il dato non sposta considerevolmente le prospettive sulle prossime mosse della Fed. La banca centrale si riunirà la prossima settimana per la prima volta sotto la guida di Kevin Warsh e manterrà con ogni probabilità invariato il costo del denaro. Tuttavia, il mercato degli swap continua a prezzare pressoché interamente un aumento da 25 bp entro fine anno, seppur con probabilità lievemente inferiori in scia al dato Cpi core mensile sotto le attese.
Il quadro emerso dagli ultimi dati macro statunitensi è quello di un’economia solida, caratterizzata da un’occupazione in ripresa e da un’inflazione elevata, come conseguenza del conflitto in Medio Oriente. I funzionari potrebbero dunque valutare un aumento dei tassi adeguato per rallentare la crescita dei prezzi senza intaccare eccessivamente la crescita, nel rispetto del doppio mandato della Fed di piena occupazione e stabilità dei prezzi.
Prima della pubblicazione del dato Mps scriveva: “Dopo la serie di letture robuste sul mercato del lavoro (nuovi occupati sopra i 100k per tre mesi consecutivi, con la media 3m a 188k), una conferma delle attese di consensus (headline al 4,2% dal 3,8% e core al 2,9% dal 2,8%) creerebbe un ambiente in cui il tema sul tavolo del FOMC della prossima settimana sarebbe l’eliminazione dell’easing bias implicito nel meeting di fine aprile. Un compito quindi non facile per il neo-Presidente Warsh. In soccorso, l’osservazione che l’inflazione prezzata dal mercato vede maggio come il picco dell’inflazione USA. La domanda è come gli sviluppi sul fronte del Golfo, che mantengono i prezzi dell’energia in tensione, incideranno sul profilo dell’inflazione per il resto dell’anno.”
Tiffany Wilding, Managing Director ed economista presso l’ufficio di Newport Beach di Pimco, intervenuta su Bloomberg TV, ha affermato che la questione chiave è se l’inflazione sia trainata da shock negativi sul lato dell’offerta o da una forte domanda nell’economia. A suo avviso, i dati sull’inflazione headline indicano maggiori pressioni dal lato dell’offerta, in particolare quelle derivanti dagli sviluppi in Medio Oriente e dagli elevati prezzi della benzina. Tuttavia, i dati sull’inflazione di base sollevano ulteriori interrogativi e rendono il quadro meno chiaro.
In ogni caso, la Fed potrebbe essere disposta ad accettare un’inflazione leggermente superiore all’obiettivo (2%) per un certo periodo di tempo, attendendo più dati e l’eventuale conclusione del conflitto, prima di valutare se alzare effettivamente i tassi.