Notizie Notizie Mondo Tassi, inflazione e proiezioni macro. I tre temi principali della riunione BCE

Tassi, inflazione e proiezioni macro. I tre temi principali della riunione BCE

10 Giugno 2026 15:18

La riunione della Banca Centrale Europea in programma domani, 11 giugno 2026, è oramai alle porte. Dopo settimane di tensioni legate alla risalita dei prezzi energetici e ai timori di una nuova fiammata inflazionistica, gli investitori attendono le decisioni del Consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde.

Il consenso degli analisti appare piuttosto compatto su un punto: la BCE dovrebbe alzare i tassi di interesse di 25 punti base. Ma il vero focus della riunione non sarà tanto la decisione in sé quanto i messaggi che emergeranno sulle prospettive future dell’inflazione e dell’economia europea.

Tre sono i focus a cui guardano i mercati alla vigilia dell’incontro e riguardano i tassi di interesse, l’inflazione e le proiezioni macroeconomiche.

Tassi di interesse: quanti rialzi ci saranno?

Per quanto riguarda i tassi di interesse, le aspettative come abbiamo scritto sopra, convergono su un aumento di 25 punti base del tasso sui depositi, che passerebbe dal 2% al 2,25%. La decisione sarebbe giustificata da un quadro inflazionistico che continua a preoccupare Francoforte. Secondo gli analisti, tuttavia, la BCE dovrebbe evitare di fornire indicazioni precise sulla riunione di luglio, mantenendo il tradizionale approccio “data dependent”.

Josefina Rodriguez, economista di Vanguard, ritiene che l’istituto centrale non si fermerà a giugno. Secondo la sua analisi, la BCE potrebbe effettuare un secondo rialzo entro la fine dell’anno, portando l’inasprimento complessivo del 2026 a 50 punti base. Si tratterebbe di aumenti “assicurativi”, destinati a prevenire effetti di secondo livello e un possibile disancoraggio delle aspettative di inflazione dopo il nuovo shock energetico.

Una visione più prudente arriva invece da Felix Feather, economist di Aberdeen Investments. Nel suo scenario centrale, caratterizzato da un graduale calo del prezzo del petrolio verso i 90 dollari al barile, il rialzo di giugno potrebbe essere l’ultimo dell’anno. L’economista sottolinea però come i rischi restino orientati verso ulteriori strette qualora dovessero emergere nuove pressioni sui prezzi o un ulteriore shock energetico.

Anche il tono del comunicato e della conferenza stampa di Christine Lagarde sarà attentamente scrutinato dai mercati. Josefina Rodriguez, economista di Vanguard, si aspetta che il Consiglio direttivo presenti l’aumento dei tassi come un intervento mirato a fronte di prospettive di inflazione più persistenti, piuttosto che come l’avvio di un nuovo ciclo aggressivo di strette monetarie. Il messaggio dovrebbe concentrarsi sull’elevata incertezza del contesto economico, sulla necessità di monitorare attentamente i rischi inflazionistici e sull’importanza di evitare un disancoraggio delle aspettative. Lagarde dovrebbe inoltre ribadire che le prossime decisioni continueranno a dipendere dai dati in arrivo, senza fornire indicazioni precise sulla traiettoria futura dei tassi.

Dello stesso avviso è Felix Feather, economist di Aberdeen Investments, che ritiene quasi scontata l’assenza di indicazioni esplicite su ulteriori rialzi. Secondo l’esperto, il mercato interpreterebbe come relativamente accomodante anche una semplice conferma dell’approccio attendista della BCE, considerato che gli operatori stanno già scontando altri due aumenti dei tassi nei prossimi dodici mesi. Feather osserva inoltre che il segnale più morbido che Francoforte potrebbe inviare sarebbe quello di descrivere il rialzo come una misura di “gestione del rischio”, destinata a proteggere l’economia da possibili scenari avversi piuttosto che a inaugurare una lunga fase di restrizione monetaria. In conferenza stampa, conclude l’economista, Lagarde potrebbe indicare con maggiore chiarezza quali saranno i parametri osservati dalla BCE nei prossimi mesi, concentrandosi soprattutto sugli effetti di secondo livello, sulle aspettative di inflazione e sulla dinamica salariale più che sull’andamento dei prezzi energetici in sé.

Quanto preoccupa davvero l’inflazione?

È probabilmente il tema più delicato per il Consiglio direttivo. Gli esperti di Carmignac si attendono una revisione al rialzo delle stime d’inflazione della BCE. Alla base della preoccupazione vi è il rischio che famiglie e imprese siano diventate più sensibili agli aumenti dei prezzi dopo gli shock inflazionistici degli ultimi anni. Secondo la casa di gestione, le aspettative di inflazione sembrano reagire oggi più rapidamente alle sorprese al rialzo e impiegare più tempo per normalizzarsi. Una dinamica che aumenta il rischio di disancoraggio delle aspettative e rafforza le argomentazioni a favore dei cosiddetti “insurance hikes”, rialzi preventivi dei tassi volti a preservare la credibilità della banca centrale.

Anche Vanguard evidenzia un quadro ancora complesso. L’inflazione complessiva è salita al 3,2% a maggio, sostenuta dall’aumento dei prezzi energetici e dagli effetti indiretti sull’economia. Allo stesso tempo, l’inflazione dei servizi continua a mostrare segnali di accelerazione, mentre le indagini sulle imprese indicano pressioni sui prezzi più intense del previsto.

Proiezioni macroeconomiche protagoniste della riunione della BCE

Le nuove proiezioni macroeconomiche saranno probabilmente il vero fulcro della riunione. Secondo Gordon Shannon, portfolio manager di TwentyFour Asset Management (Vontobel), una revisione al rialzo delle stime dell’inflazione core nel medio termine rappresenterebbe il segnale più evidente della necessità di un ulteriore inasprimento della politica monetaria. Gli investitori guarderanno quindi con particolare attenzione alle nuove previsioni della BCE per capire se l’istituto di Francoforte ritiene che le pressioni sui prezzi siano destinate a rientrare oppure a protrarsi più a lungo del previsto.

In questa direzione va anche l’analisi di François Rimeu, Senior Strategist di Crédit Mutuel Asset Management, secondo cui l’aggiornamento delle stime dovrebbe incorporare la persistenza dello shock energetico, avvicinando lo scenario centrale a quello avverso delineato dalla BCE lo scorso marzo. In particolare, per il 2026 la crescita dell’Eurozona potrebbe essere rivista al ribasso dallo 0,9% allo 0,6%, mentre le previsioni sull’inflazione complessiva potrebbero salire dal 2,6% a oltre il 3%. Anche l’inflazione di fondo potrebbe essere leggermente corretta verso l’alto, dal 2,3% al 2,4%, con un ritorno stabile al target del 2% rinviato al 2028. Secondo Rimeu, di fronte alla nuova accelerazione dei prezzi alimentata dalle tensioni in Medio Oriente, la BCE potrebbe optare per un limitato irrigidimento della politica monetaria pur partendo da una posizione sostanzialmente neutrale. Tuttavia, i rischi per la crescita restano elevati e il rallentamento dell’attività economica, dell’occupazione e della domanda dovrebbe contribuire a ridurre gradualmente le pressioni inflazionistiche, inducendo Francoforte a mantenere un approccio prudente dopo il rialzo di giugno.

Per gli investitori, dunque, il rialzo dei tassi sembra ormai scontato. La vera incognita riguarda il tono che emergerà dalla conferenza stampa di Lagarde e dalle nuove proiezioni economiche. Come sottolineano gli esperti di Pictet Asset Management, i mercati continuano a muoversi in un contesto caratterizzato da shock energetici, innovazione tecnologica e politiche monetarie ancora molto influenti. In particolare il mercato obbligazionario resta sensibile a qualsiasi cambiamento nelle aspettative sui tassi. Per questo motivo la riunione della BCE potrebbe rappresentare un passaggio decisivo non tanto per la decisione sui tassi di giugno, quanto per capire se Francoforte considera l’attuale rialzo un intervento isolato oppure il primo passo di una nuova fase di irrigidimento monetario.