Borse volano e petrolio in picchiata con attesa apertura Hormuz. E subito c’è chi invoca taglio tassi Fed
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Ennesimo weekend di negoziati serrati tra Washington e Teheran con i mercati che vedono più che mai vicina la prospettiva di un’intesa che permetta la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Le parole di Trump e Rubio
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha acceso le speranze di pace dichiarando che un memorandum d’intesa su un accordo per la riapertura dello Stretto è “in gran parte negoziato” anche se successivamente nella serata di ieri ha frenato dicendo che non c’è fretta nel concludere l’accordo, facendo intendere che la svolta non è proprio imminente e il blocco navale contro il paese del Golfo rimarrà fino a quando non sarà raggiunto un accordo.
Ottimismo anche da parte del Segretario di Stato Marco Rubio che sottolinea come verranno perseguite tutte le vie diplomatiche con l’Iran e un accordo quadro per riaprire lo Stretto di Hormuz appare vicino. “Abbiamo quella che credo sia una cosa piuttosto solida sul tavolo in termini di capacità di aprire lo Stretto- ha rimarcato Rubio durante una visita a Nuova Delhi – . O avremo un buon accordo, o dovremo affrontarla in un altro modo. Preferiamo avere un buon accordo”.
Attesa per riapertura Hormuz scalda i mercati, Brent sotto 100$
La bussola principale sui mercati in questo frangente è il petrolio e stamattina la reazione è decisamente marcata con quotazioni ai minimi delle ultime due settimane. I future del Brent cedono oltre il 5% sotto quota 98 dollari al barile, mentre il Wti statunitense si attesta a 91 dollari al barile, anch’esso in calo di oltre il 5%.
Tra le commodity recupera invece terreno l’oro a 4.588 dollari l’oncia (+0,7%) con il calo delle pressioni sui prezzi energetici che in prospettiva va ad allentare le attese di banche centrali restrittive.
Record per Tokyo, volano i futures di Wall Street
Intonazione decisamente positiva delle Borse. In attesa dell’apertura dei mercati europei, Tokyo ha toccato i nuovi massimi storici con un rally di quasi il 3% e l’indice Nikkei per la prima volta sopra i 65mila punti. Record anche per la Borsa di Taiwan.
I future del Nasdaq viaggiano anche loro in deciso rialzo (+1,4% quelli sul Nasdaq e oltre +1% quelli dell’S&P l’1%). Oggi la Borsa di New York rimarrà chiusa in occasione del Memorial Day.
“Un accordo sembra ancora lontano, ma i progressi sono sufficienti ad alimentare l’innata propensione all’ottimismo dei mercati”, è il commento di Paul Donovan, chief economist di Ubs Wealth Management.
Gli scenari in caso di pace
Ancora la pace non c’è ma oltreoceano già si ragiona su quello che comporterebbe in termini di mosse di politica economica. Kevin Hassett, principale consigliere economico del presidente Donald Trump, si è detto fiducioso che un eventuale calo dei prezzi del petrolio creerà spazio per la Federal Reserve per abbassare i tassi d’interesse.
“Ci aspettiamo che i prezzi dell’energia, non appena ci sarà un accordo, crolleranno. E quando ciò accadrà, allora ci sarà molto margine per la Fed per fare la cosa giusta a tassi più bassi”, ha detto Hassett intervenendo ieri a Sunday Morning Futures su Fox News. Hassett addirittura un’inflazione negativa non appena i prezzi dell’energia torneranno a scendere.
L’inflazione statunitense è salita del 3,8% ad aprile, ritmo più rapido di quasi tre anni. Anche al netto dell’energia e del cibo, segna un aumentato del 2,8%, il valore più alto da settembre.
I mercati ad oggi scontano un aumento di 25 punti base da parte della Fed a gennaio 2027, mentre prima dello scoppio del conflitto le proiezioni erano di almeno due tagli dei tassi quest’anno.
“La riapertura dello stretto di Hormuz non riporterebbe i prezzi del petrolio ai livelli prebellici. Tuttavia, l’impatto di un eventuale dazio iraniano sulle petroliere che utilizzano lo stretto (probabilmente intorno ai 2 milioni di dollari per spedizione) sarebbe irrisorio rispetto all’inflazione globale”, indica Donovan di Ubs WM.