Banche centrali, prevale “hold” sui tassi: il calendario dei 5 meeting della settimana
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Non una, ma ben cinque le riunioni delle principali banche centrali al mondo in calendario nel corso di questa settimana. Meeting che potrebbero offrire agli investitori nuovi spunti anche sul fronte dei titoli di Stato globali, con i responsabili delle politiche monetarie che guardano ai rischi di uno shock inflazionistico causato dalla guerra.
La Federal Reserve (Fed), la Banca Centrale Europea (Bce) ma anche le banche centrali di Giappone, Regno Unito e Canada si preparano agli annunci di politica monetaria. Si tratta di una settimana piuttosto inusuale: tutte le banche centrali del G7 si riuniscono per delineare la politica monetaria, con implicazioni su circa metà dell’economia globale.
Il calendario delle banche centrali
La prima ad annunciare le decisioni sui tassi sarà la Bank of Japan (BoJ), domani 28 aprile. Il giorno successivo, mercoledì 29 aprile, sono attesi gli annunci della Bank of Canada e quelli della Fed in serata (prima lo statement sui tassi alle 20, ora italiana, e poi la conferenza di Jerome Powell che si prepara a dare il testimone a Kevin Warsh). Nella giornata di giovedì protagoniste la Bank of England (BoE), con il comunicato ufficiale atteso per le 13 ora italiana, e la Bce (comunicato alle 14:15 e avvio conferenza stampa Lagarde alle 14:45).
“Il messaggio atteso è improntato alla cautela e al monitoraggio dell’evoluzione macro‑geopolitica, con Bce e BoE che mantengono un bias restrittivo ma difficilmente procederanno con un rialzo già in questa tornata”, sottolineano gli strategist di Mps Capital Services.
Lato Bce, nella preview alla riunione di Markets360, la divisione di ricerca di BNP Paribas, si ricorda come “l’orientamento del Consiglio direttivo è diventato meno restrittivo rispetto a marzo, anche grazie al cessate il fuoco fragile ma finora reggente tra USA e Iran e al conseguente calo dei prezzi energetici dai picchi di metà marzo”. Inoltre, dal mese di marzo l’istituto guidato da Lagarde ha visto un solo dato sull’inflazione, che riflette gli effetti immediati dei prezzi energetici ma offre scarse evidenze di effetti di secondo impatto: troppo poco per giustificare un’azione immediata.
“È probabile che Lagarde eviti di sbilanciarsi e ribadisca che la Bce è in una posizione solida per attendere nuovi dati e valutare con calma, in linea con un approccio guidato dai dati e deciso riunione per riunione”, suggeriscono gli esperti della banca francese.
Sebbene gli investitori non si attendino nuove mosse sul fronte tassi attesi invariati, i mercati saranno attenti a tutti i segnali che mostreranno come i funzionari, tra cui il presidente della Fed Jerome Powell e la presidente della Bce Christine Lagarde, siano preoccupati per la minaccia inflazionistica rappresentata dalla più grande interruzione dell’offerta di petrolio della storia, derivante dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Da Bloomberg mettono in evidenza una questione sul fronte bond: i segnali di crescente preoccupazione, insieme alle speculazioni su un orientamento della politica monetaria ancora più restrittivo nei prossimi mesi, potrebbero continuare a penalizzare il debito pubblico, che ha già sottoperformato le altre asset class nelle ultime settimane. Di contro, i mercati azionari hanno registrato un deciso recupero, con gli operatori che sembrano aver temporaneamente messo in secondo piano le implicazioni del conflitto. Le banche centrali sono alla finestra per possibili nuove pressioni sui prezzi, cercando di non ripetere l’errore di giudicare i rialzi “transitori” all’epoca della pandemia, quando molti furono sorpresi dall’impennata dell’inflazione.
“Gli investitori si aspettano che i banchieri centrali forniscano una spiegazione sul perché hanno bisogno di più tempo per valutare l’impulso inflazionistico derivante dalla guerra con l’Iran, bilanciandolo con il rischio a medio termine di una crescita economica più lenta”, afferma Mark Cranfield, strategist di Bloomberg.
Rendimenti, ecco come è iniziata la settimana
Dopo il lieve calo dei rendimenti di venerdì la seduta odierna si apre con lievi pressioni al rialzo (sebbene restino inferiori ai massimi registrati a marzo) in attesa di avere maggiori chiarimenti sugli effetti della nuova proposta iraniana per riaprire Hormuz. “Resta il fatto che i colloqui di pace sono in stallo e le quotazioni petrolifere si mantengono elevate – segnalano ancora da Mps Capital Services -. Il protrarsi della crisi non fa che aumentare la sfiducia dei consumatori europei ed i timori di riflessi negativi non solo sull’inflazione ma anche sulla crescita. Sempre più preoccupati i membri Bce che giovedì sono chiamati a decidere sui tassi. Dalla riunione non sono attesi cambiamenti ai tassi, ma l’istituto potrebbe aprire le porte per un rialzo a giugno”.