Musk contro Altman: il processo che può cambiare il futuro di OpenAI
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Oggi, lunedì 27 aprile, a Oakland prende avvio con la selezione della giuria un procedimento destinato a pesare sugli equilibri dell’industria tecnologica. Nell’aula del tribunale federale si fronteggeranno i fondatori di OpenAI, la società che con ChatGPT ha portato l’intelligenza artificiale al grande pubblico. Al centro del contenzioso le accuse di Elon Musk a Sam Altman, secondo cui l’azienda avrebbe progressivamente abbandonato la propria impostazione non profit, dopo aver raccolto capitali miliardari da Microsoft e intrapreso la trasformazione in società a fini di lucro.
Lo scontro tra Musk e Altman entra in tribunale
La storia della Silicon Valley è attraversata da rivalità diventate simboliche: Bill Gates contro Steve Jobs nella corsa al personal computer, Jobs contro Google dopo il lancio di Android, fino alla mai realizzata sfida in gabbia tra Elon Musk e Mark Zuckerberg. Ma il braccio di ferro tra Musk e Sam Altman ha assunto una portata diversa, perché riguarda il futuro di OpenAI, la società che ha portato ChatGPT al centro della rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
Musk contesta ad Altman e agli altri vertici di OpenAI di aver tradito la missione originaria dell’organizzazione, nata come non profit con l’obiettivo di sviluppare l’AI a beneficio dell’umanità. Da ex co-fondatore, ha prima lanciato una società rivale, xAI, poi ha promosso un’offerta non richiesta da 97,4 miliardi di dollari per rilevare gli asset dell’ente non profit che controlla OpenAI, respinta dalla società. Ora punta a fermare in tribunale la trasformazione del gruppo in una struttura for profit.
La posta in gioco è enorme. Musk chiede fino a 134 miliardi di dollari di danni, da destinare in caso di vittoria al ramo filantropico di OpenAI, e sollecita il ripristino dello status di organizzazione di ricerca non profit. Tra le richieste figura anche la rimozione di Altman e del presidente Greg Brockman dai rispettivi incarichi. Per OpenAI, che ha completato il piano di riorganizzazione aprendo la strada a nuove raccolte di capitale e a una possibile quotazione in Borsa, il processo arriva in una fase decisiva.
Il procedimento si svilupperà in due momenti distinti. In una prima fase, la giuria sarà chiamata a valutare argomentazioni e testimonianze sulle accuse residue avanzate da Musk, arricchimento senza giusta causa e violazione del trust caritativo, esprimendo un verdetto di natura consultiva, non vincolante per il giudice Yvonne Gonzalez Rogers, cui spetterà la valutazione finale sulla fondatezza delle contestazioni. Successivamente, il procedimento entrerà nella fase decisionale, in cui il giudice esaminerà le richieste avanzate da Musk e definirà le eventuali misure da adottare.
Dalla collaborazione alla rottura: origini e accuse
Nel 2015 Sam Altman ha contribuito alla nascita di OpenAI come organizzazione non profit, coinvolgendo anche Elon Musk, da tempo attento ai rischi legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La frattura si è aperta già nei primi anni di attività, quando è emersa la necessità di reperire risorse molto elevate per sostenere lo sviluppo tecnologico, difficilmente compatibili con una struttura esclusivamente non profit. All’inizio del 2017 è stata quindi introdotta una componente for profit sotto il controllo della fondazione.
Secondo la ricostruzione della società, Musk avrebbe spinto per una soluzione diversa, proponendo una fusione con Tesla o, in alternativa, un controllo diretto dell’organizzazione. Tra le richieste figuravano una partecipazione di maggioranza, il controllo iniziale del consiglio e il ruolo di amministratore delegato. OpenAI non ha accolto questa impostazione e Musk ha lasciato il board nel 2018; l’anno successivo Altman ha assunto formalmente la guida della società.
Negli anni successivi i rapporti si sono progressivamente deteriorati. Musk ha rivolto ad Altman critiche molto dure, arrivando a definirlo “bugiardo” e “truffatore”, mentre Altman ha alternato riconoscimenti ai risultati imprenditoriali del fondatore di Tesla a prese di distanza sempre più esplicite. Dopo il tentativo di acquisizione da 97 miliardi di dollari, respinto da OpenAI, lo scontro si è intensificato: Altman ha suggerito che Musk stesse cercando di rallentare un concorrente, mettendo in discussione anche le motivazioni personali del rivale.