Commodity della settimana: cacao, il rally si scontra con hedging e surplus, ma il mercato resta fragile
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Il future del cacao torna sotto la lente d’ingrandimento nonostante un contesto complesso, dove i rimbalzi tecnici e le tensioni logistiche si scontrano con un quadro di domanda ancora debole e con segnali più costruttivi dal lato dell’offerta. Dopo il recente recupero, il mercato ha subito nuove prese di profitto, complice il ritorno dell’hedging da parte di produttori e trader, in un quadro che resta sospeso tra surplus persistenti e vulnerabilità strutturali. Di seguito il commento tecnico al grafico del future quotato al ICEUS.
Mercato del cacao: la condizione di domanda ed offerta
Mentre il future mostrava segni di ripresa dopo mesi di ribasso, uno dei fattori che ha frenato l’ultima accelerazione rialzista è arrivato dalla Costa d’Avorio, primo produttore mondiale di cacao. Il regolatore locale, Le Conseil du Café-Cacao, ha segnalato un forte incremento delle vendite forward per la stagione 2026/27: le quantità collocate sarebbero salite rapidamente nel corso del mese, segno che produttori e operatori commerciali stanno approfittando del recupero del mercato per bloccare prezzi e coperture. Questo elemento suggerisce che, almeno nel breve, ogni allungo del future rischia di incontrare nuova offerta commerciale. In altre parole, il mercato si conferma molto sensibile ai rimbalzi, in quanto il lato produttivo torna rapidamente a vendere, limitando la profondità dei movimenti rialzisti.
Sul fronte della domanda, d’altro canto, il quadro resta fragile. I segnali provenienti dal settore dolciario continuano a mostrare consumatori cauti, penalizzati dal costo elevato del cioccolato. Le stime preliminari sulle vendite pasquali indicano un andamento debole, mentre già nei mesi scorsi diversi indicatori avevano confermato la frenata. In questo contesto, il dato arrivato dalla Malesia, con una crescita delle macinazioni nel primo trimestre, ha alimentato speranze di stabilizzazione della domanda asiatica. Tuttavia, il mercato attendeva soprattutto i dati del primo trimestre da Europa e Nord America per capire se si sia davvero aperta una fase di recupero oppure se si tratti solo di un rimbalzo temporaneo.
Un altro elemento significativo è arrivato indirettamente dal contesto geopolitico, dove le tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz, sebbene non riguardino il cacao in modo diretto, ne influenzano il mercato attraverso la logistica ed i costi di produzione. Per una filiera come quella del cacao, già sotto pressione per ragioni climatiche e produttive, l’aumento dei costi logistici rappresenta un ulteriore elemento di instabilità. Non basta da solo a cambiare i fondamentali, ma contribuisce a mantenere elevata la sensibilità del mercato agli shock esterni.
